Particolarmente efficaci quelle in materia ambientale, sul rigassificatore a Priolo e sulle trivellazioni petrolifere in Val di Noto

 

In soli sei anni di attività, sono molte le inchieste che la Civetta di Minerva ha portato avanti nel territorio siracusano, nonostante la pochezza di risorse e la quasi assoluta assenza di pubblicità. Basterebbe ripercorrere alcuni titoli di apertura del giornale: “I primari in procinto di pensione vendono il loro incarico ai successori” (2009), “Srl con appalto milionario venduta per 1.500 euro ai cinesi di Hong Kong”, “Campo fotovoltaico passa di mano due volte nello stesso giorno e dallo stesso notaio” e molti altri ancora. Memorabile quella sulla gestione del servizio idrico da parte di Sai 8, che lo stesso commissario Buceti, al quale si deve la caducazione del contratto, riconobbe particolarmente efficace, e l’inchiesta sulla Procura di Siracusa. Ma è soprattutto sul versante delle problematiche ambientali che questo giornale si è affermato come voce autorevole di denuncia e di riflessione.

Un episodio importante e vincente del giornalismo d’inchiesta condotto dalla Civetta di Minerva fu quello legato alla vicenda della costruzione del rigassificatore di Priolo-Melilli(doveva sorgere in territorio di Melilli, ma molto vicino a Priolo che era quindi più direttamente in pericolo). Momento cruciale: quando nel corso della Conferenza di servizi svoltasi presso l’Assessorato Regionale del Territorio ed Ambiente e presieduta dal Direttore Generale Avv. Ssa Interlandi, fu presentato dalle Associazioni ecologiste presenti un documento in cui era rilevato che chi avesse realizzato il rigassificatore poteva godere degli aiuti, tecnicamente definiti “fattore di Garanzia (FGL)”,che erano stati concessi dall’Autorità per l’Energia ed il Gas con la delibera n.178 del 2005 (all’art. 13 comma II), che prevedeva il pagamento alle aziende gasiere del 71,5% dei ricavi (mediamente 3 miliardi di euro l'anno) per 20 anni anche se non avessero prodotto un solo metro cubo di gas,per cui veniva a mancare il rischio d’impresa e diventava così, in effetti, una sorta di “assistenzialismo di Stato”.

Nel momento in cui la Commissione Europea richiese chiarimenti di tale delibera alla rappresentanza italiana al Parlamento Europeo, con lettere del 14 ottobre 2010 e del 15 maggio 2012 (la Commissione Europea si attivò a seguito dei numerosi esposti presentati, a suo tempo, dai Verdi e dalle Associazioni e Comitati della provincia di Siracusa e di Agrigento, per il rigassificatore che doveva sorgere a Porto Empedocle) ed a seguito anche delle interrogazioni promosse da parlamentari europei, l’Autorità italiana per l'Energia e il Gas con delibera n.451 del 31.10.2012 sospese gli aiuti di Stato alle aziende che costruiscono e gestiscono i rigassificatori.

Forse fu solo un caso che dopo questa sospensione vi fu la rinuncia a realizzare il rigassificatore da parte delle aziende che addussero, a motivo della rinuncia, il fatto che la Regione Sicilia aveva tardato a dare le autorizzazioni necessarie.

Un altro momento rilevante e vincente di giornalismo d’inchiesta fu quando riuscimmo a bloccare le trivellazioni petrolifere in Val di Noto (già inserito dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità). L’episodio cruciale fu quando venne presentata (al TAR e al Consiglio di Giustizia Amministrativa, in sede di opposizioni alle autorizzazioni regionali per le concessioni) una relazione tecno-scientifica redatta dell’Ing. Philippe Palla (già consulente delle Nazioni Unite per !a valutazione e lo sfruttamento delle risorse idriche) su “Impatto ambientale di un programma di esplorazione e di sfruttamento di petrolio e gas naturale nel Val di Noto” in cui si dimostrava anche attraverso esperienze in tutto il mondo che le trivellazioni effettuate col Metodo "Ground Penetrating Radar" sarebbero state devastanti per le falde acquifere e per altri altrettanto validi motivi, per cui erano senz’altro da evitare (siamo in possesso della relazione completa dell’Ing. PhlippePallas).