
Twang.
Nome esotivo, evocativo.
Che ci rimanda alla Thailandia, a terre in cui convivono la modernità più sconcertante e l’eternità di un cuore antico.
Thulas. Angkor Wat. Il regno Khmer e i suoi misteri.
Siti archeologici da esplorare, avventure da vivere, pericoli da affrontare, sfide interiori da superare.
Capitalismo spietato, corruzione, violenza. E di contro le custodi, le guardiane della foresta: donne pronte a tutto per difendere piante, animali e storia della loro terra. Come Isabel, molto più che una giornalista: una donna determinata e intelligente, empatica e desiderosa di conferire un senso più alto al proprio lavoro.
C’è uno sguardo femminile, in questo libro: Amrita, l’acqua di vita, è l’elemento materno per eccellenza, e Twang, lo strato archeologico più antico, che fa gola agli studiosi come agli speculatori, rappresenta la madre di Thulas Wat e l’antenata di Thulas Thom e Thulas City, “che ne sono rispettivamente figlia e nipote”. Storia come femminino, dunque. Donne sono le protettrici della foresta, donna è Isabel che in una precedente spedizione ha salvato delle cucciole di macachi, con la sua caparbietà e un istinto materno che va oltre la maternità biologica. Mater e dunque donna è la Terra.
Questo il senso del romanzo “Verde Twang” (EllediLibro) di Paola Maria Liotta, poetessa, studiosa e scrittrice non nuova ai temi dell’ecologia, della salvaguardia del patrimonio storico e ambientale, degli animali: unire alla trama narrativa un “messaggio” di pace, di amore e rispetto per la Madre Terra.
La scrittrice qua e là ricorda – con il pre-testo delle spedizioni della sua protagonista, Isabel Gutierrez Gurradi – i conflitti ambientali e politici che infestano il mondo: sfilano davanti a noi Houti e Peshmerga, le speculazioni economiche a spese della Natura, i disastri ambientali, il sacrificio dell’ambientalista Joanna Stutchbury ricordata nella dedica in esergo al libro, il dolore dell’Afghanistan, le lotte delle donne in Amazzonia…
Lo stile è scorrevole, la lingua curata.
Abbondano le descrizioni, in cui emerge la vena poetica dell’autrice, che coglie soprattutto le sfumature di colore e le sensazioni visive dei paesaggi del romanzo:
Il verde scuro della foresta da una parte, quello smeraldino delle risaie, dall’altra, la attrassero nelle loro ombre verdastre, nelle loro luci fugaci, come se volessero doppiare la curva celeste e il festone turchese delle acque del Grande Fiume per trascinarla subito nel sito dell’antica Thulas.
Oppure:
Contemplò a lungo la Grande Spianata. Il Grande Tempio, con i suoi caratteristici tetti a onda, innalzava una corona di preghiere verso il cielo sgombro di nubi.
Non solo: i profumi di piante dai nomi esotici saturano l’aria e le parole stesse evocano l’atmosfera odorosa, verde, della storia (pensiamo ad amarantino, romduol, ixora, tetrameles, ficus watkinsiana, cycas…).
Anche i sapori della cucina thulasiana e i ricordi culinari dell’Europa (Siviglia, la Francia…), retaggio di una passione dell’autrice, contribuiscono ad insaporire la tavolozza sensoriale dell’affresco narrativo di Paola Liotta.
Del romanzo si parlerà presso la Libreria NeaPolis di Annalisa Sansalone a Siracusa, il 19 aprile alle ore 18, insieme a una delle ultime fatiche letterarie di Paola Liotta, “Casa Manet”, il libro edito da Re[a]daction in cui riemerge la figura di Suzanne Leenhoff, la moglie del pittore impressionista Édouard Manet – e che è stato presentato ad Avola e a Siracusa.

A conversare con Paola Liotta, la docente e scrittrice Maria Lucia Riccioli, nostra redattrice, che ha avuto modo sia di presentare che di recensire e intervistare l’autrice per “Gli Avolesi nel Mondo” (la rivista diretta dall’infaticabile Grazia Maria Schirinà, anch’essa scrittrice oltre che organizzatrice culturale) e per “La Civetta di Minerva” (ecco due pezzi dedicati a Paola Liotta e ai suoi lavori editoriali: https://www.lacivettapress.it/2019/06/24/paola-m-liotta-puntare-su-fiamma-fogliani-e-stata-una-scommessa/
https://www.lacivettapress.it/2018/04/18/la-scrittura-e-felicita-ma-e-anche-sfida-all-indifferenza/)
Chiudendo il libro, l’autrice ringraziava gli editor e le persone care che l’hanno sempre incoraggiata a scrivere.
Ma è l’augurio che fa all’ambiente e a chi lo rispetta, forse, il messaggio più importante:
Se rispetti l’ambiente, poni un freno alla fame, alla povertà, alle epidemie […]. Dedico questo libro a Johanna e alle persone coraggiose come lei, oneste, motivate e dallo sguardo limpido verso il domani.
Senza rispetto per il nostro pianeta, molto difficile che possa altrimenti esserci un domani di pace, prosperità e progresso.
Che possa esserci un domani.

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