Il nuovo ospedale di Siracusa sarà (se sarà) di primo o di secondo livello? Il dilemma non dovrebbe neanche porsi, considerato che lo risolve il decreto numero 70 del 2015 dell’allora ministro della Sanità, Balduzzi.
Un ospedale di secondo livello – dice il decreto- deve avere un bacino di utenza compreso tra 600 mila e un milione e 200 mila abitanti e disporre di discipline sanitarie complesse come la cardiochirurgia, la neurochirurgia, la chirurgia toracica, la radiologia interventistica, eccetera. Mancando anche uno solo di questi due requisiti, di ospedale di 2° livello non si può neanche parlare.
In provincia di Siracusa il bacino di utenza è di circa 400 mila abitanti e quindi largamente insufficiente per un ospedale di 2° livello. Inoltre mancano anche alcune delle discipline complesse previste.
Allora perché il sindaco di Siracusa e altri rappresentanti istituzionali continuano a ripetere che sarà di 2° livello? Perché prevale la politica dell’annuncio che non esita a veicolare notizie fuorvianti come quelle, ad esempio, dell’allora assessore regionale alla sanità Razza il quale nel 2019 ha dichiarato “che il nuovo ospedale di Siracusa è progettato e costruito (sic) per essere in fretta un Dea (dipartimento di emergenza e accettazione n.d.r.) di 2° livello“. Da notare “in fretta“.
Anche nelle due delibere dell’8 luglio e del settembre 2019 della Giunta regionale con le quali il finanziamento per il nuovo ospedale viene aumentato prima a 140 milioni e poi a 200 milioni si fa riferimento al Dea di 2° livello. Nella prima delibera è infatti scritto che l’aumento è finalizzato a “consentire una possibile, futura classificazione dell’ospedale come Dea di 2° livello“. “Possibile, futura“. Nella seconda si dice che l’ulteriore aumento viene fatto “nell’ottica di un ospedale di 2° livello“. “Nell’ottica di…“
Addirittura un progettista dell’opera sostiene che “l’estensione dell’area si presta alla promozione del 2° livello“.
Ma cosa c’entrano queste considerazioni con la classificazione del nuovo nosocomio? Chi mastica un po’ di diritto o ha una qualche esperienza di amministratore, o semplicemente sa leggere il politichese, si rende facilmente conto che si tratta di specchietti per le allodole, di parole ingannevoli. “Basta sciocchezze” ha detto giustamente a tal proposito Enzo Vinciullo.
A determinare l’appartenenza di qualsiasi ospedale, vecchio o nuovo che sia, del Sud o del Nord, è la legge e soltanto la legge, non le chiacchiere dei politicanti.
Come è noto, il primo marzo di quest’anno la Giunta Schifani, ritenendo che sussistano residue risorse finanziarie di cui alla legge 67/88, destinate alla rete ospedaliera siciliana, ha richiesto di poter fruire di 100 milioni per garantire la copertura finanziaria necessaria per la realizzazione del nuovo ospedale. Tuttavia, ammesso che questi 100 milioni siano davvero disponibili, all’appello per la costruzione dell’opera mancano ancora circa 48 milioni. Personalmente ritengo che ne manchino di più, considerato che è stato recentemente approvato il nuovo tariffario che certamente farà lievitare i costi, ma atteniamoci alla valutazione dei 48 milioni. A questo punto, il nuovo commissario per l’ ospedale dovrà decidere se tentare preliminarmente di reperire le risorse mancanti e mettere a gara l’opera per l’intero importo (circa 348 milioni) oppure procedere per stralci. La scelta, non facile, è nelle mani dell’ingegnere Guido Monteforte Specchi e dei suoi bravi collaboratori.

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