Gli ultimi gravi episodi di incendi dolosi ripropongono la questione del cosa fare. I rimedi sono semplici, basterebbe seguire il metodo Perna. Il paradosso è che costa poco. E intanto il nostro patrimonio boschivo va in fumo.

Dopo l’episodio di Vendicari, dove un operaio addetto proprio alla prevenzione incendi è stato colto in flagrante reato con un accendino in mano intento ad appiccare il fuoco nella zona protetta, riteniamo necessario ancora una volta intervenire per trovare rimedi e soluzioni per evitare il danno economico ed ecologico degli incendi. Nella nostra provincia la fruizione della Riserva Naturale di Cava Grande del Cassibile è interrotta a causa degli incendi per cui i sentieri, per motivi di sicurezza, sono chiusi; in altre zone sia a Vendicari che su alcune aree degli Iblei è divampato il fuoco devastando ambienti unici. 

 

 

Nei decenni passati, per diverse ragioni, questa piaga, troppo spesso, veniva attribuita a “fenomeni di autocombustione”. Oggi si riconosce il fatto che quasi sempre gli incendi sono di natura dolosa o colposa perché spesso si innesca  un meccanismo perverso che incentiva l’interesse a dare fuoco. Bisogna fare in modo che si attivi invece l’interesse opposto. Varie volte abbiamo sostenuto che il metodo del personale che viene assunto a tempo determinato  e per le emergenze non funziona; bisogna puntare al lavoro a tempo indeterminato semmai con unità inferiori, in modo da non far scattare l’interesse ad incendiare, per garantire anche maggiore professionalità nell’intervento di prevenzione ed eventuale spegnimento Si eviterebbero, intanto,  sicuramente buona parte delle enormi spese sostenute per gli interventi dei Canadair e degli elicotteri e si scongiurerebbero  probabilmente alcune pratiche clientelari.

 

 

Il professore Tonino Perna (insegna Sociologia Economica ed Istituzioni di Economia), ospite in primavera ai seminari di Siracusa Resiliente, ha attuato un metodo per porre fine alla  piaga degli incendi allorquando è stato presidente del Parco Nazionale dell’Aspromonte dal 2000 al 2005. In quegli anni ha fatto scendere dell’80% la quantità di incendi in quella zona della Calabria.  In che modo? Il metodo consisteva nell’affidare zone del parco ad associazioni o cooperative con un contratto di responsabilità in base al quale veniva anticipato solo la metà del compenso, essendo la restante parte subordinata alla capacità di evitare incendi. Solo con lo 0,2% di superficie bruciata si perdeva il 10% del compenso, fino ad arrivare al 50% se ad andare in fiamme era l’1% della zona assegnata. Cosa non andava in questo metodo? Lo spiega ironicamente lui stesso: “costa troppo poco”.

 

 

Le nuove tecnologie, infine, offrono oggi innumerevoli possibilità per lo sviluppo di azioni di monitoraggio e prevenzione, come l’utilizzo di UAV (veicoli aerei senza pilota). Recentemente nel Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate è stata organizzata una dimostrazione al centro della quale c’erano proprio i velivoli a pilotaggio remoto.

 

 

Le associazioni ecologiste sono preoccupate per i danni agli ecosistemi, alla flora, alla fauna e alla biodiversità; altrettanto gli operatori turistici,  e molti cittadini hanno manifestato l’indignazione per lo scempio avvenuto all’interno di zone di grande bellezza. Ma non basta indignarsi, bisogna fare delle proposte: le associazioni del nostro territorio le hanno fatte nel tempo e continuano a farle poiché, mentre altrove ci si organizza e si è molto più al sicuro da azioni dolose, per inciso con  netti risparmi, in Sicilia le cose peggiorano e andranno sempre a peggiorare se non si porranno rimedi e soluzioni.