Cinque anni di inchieste su importanti problemi del territorio, firmate volta a volta da giornalisti competenti, animati da una grande passione sociale e da solidi valori di legalità, hanno trasformato un piccolo giornale di provincia, La Civetta di Minerva, in una testata seguita con attenzione da strati sempre più vasti della popolazione siracusana, e non solo.

Quando, il 6 ottobre 2012, l’Ordine Regionale dei Giornalisti di Sicilia ci conferì, a conclusione di una settimana di manifestazioni a Palermo, il premio nazionale di giornalismo Mario Francese, scrisse nella motivazione: «La Civetta di Minerva, nonostante l’atteggiamento ostile di altre testate, ha dimostrato che in democrazia, quando si fa informazione, l’esercizio di qualsiasi potere va sottoposto sempre a verifiche e controlli quanto più rigorosi possibile. Non contano poi la dimensione e la diffusione di un giornale, ma la sua credibilità e la qualità delle sue notizie».

In tutti questi anni abbiamo accolto con orgoglio le citazioni di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, gli articoli che ci hanno dedicato La Repubblica, Il Fatto Quotidiano, Rai News 24, Rai 3 Sicilia, Ossigeno per l’Informazione e molti altri. La stima da cui siamo stati circondati ci ha motivato a non deflettere di un millimetro rispetto alla via maestra che avevamo intrapreso già all’atto del deposito della testata, nel 2009, ma ancor prima quando lo stesso meraviglioso gruppo di giornalisti, per altri cinque anni, si era sperimentato nel settimanale Il Ponte. Ne sono emersi articoli coraggiosi sulla salvaguardia dei paesaggi e dei monumenti, sul fotovoltaico, sui centri commerciali, sulle relazioni “pericolose” di taluni magistrati con avvocati talora controparte nei procedimenti loro affidati, sulla sanità, sull’inquinamento industriale, sulle devastazioni dell’ambiente ad opera di palazzinari spesso agevolati da politici corrotti, sulla delittuosa gestione privata del servizio idrico.

Il giornalista d’inchiesta, si sa, è condannato alla solitudine, non può e non deve stemperare i toni con la “gente di rispetto”, di cui ottimamente scrisse Pippo Fava, non lo può fare nemmeno con parenti o amici se amici e parenti sono collusi con ambienti e affari discutibili. Gli sono accanto gli uomini onesti, che in Sicilia non sono maggioranza, e le organizzazioni che combattono la mafia, le speculazioni selvagge, il dispregio verso il bene comune. Abbiamo registrato con soddisfazione le attestazioni di simpatia di Libera, Legambiente, Italia Nostra, Associazioni antiracket e altre ma, parimenti, abbiamo constatato che larghi settori dell’economia si sono defilati quando si trattava di potenziare il giornale con commissioni pubblicitarie. Eppure, per anni, a prezzo di grandi sacrifici personali di ciascuno dei giornalisti coinvolti nel progetto, sempre più entusiasti di scrivere in un giornale autenticamente libero, abbiamo assicurato la presenza de La Civetta in edicola.

Con questo giornale on line non abbiamo abbandonato il cartaceo. Vogliamo soltanto espandere la platea di lettori mantenendo intatti gli argini entro cui si è sempre caratterizzata l’azione informativa de La Civetta. Non accoglieremo quindi qualsiasi notizia, ma solo quelle che nel 2009, al momento della costituzione dell’associazione culturale Minerva, editrice del giornale, costituirono il greto della nostra mission. Siamo certi che troveremo tanti altri amici che la pensano come noi e, chissà, nuovi collaboratori per rendere ancora più interessante il prodotto.