Chiunque regoli i propri comportamenti partendo dal presupposto che il proprio interlocutore sia in buona fede è quanto meno un illuso. Oramai siamo tutti guardinghi e, soprattutto per la stipula di un contratto, la presunzione è che il nostro contraente sia in mala fede

E' principio generale, nel nostro ordinamento, la presunzione di  buona fede. Significa che, in linea generale, si dia per scontato che ognuno agisca secondo regole di correttezza. Invece, se si vuole sostenere che qualcuno si è comportato scorrettamente, bisogna averne le prove, bisogna poterlo dimostrare.

Gli addetti ai lavori non storcano il naso: il principio della presunzione di buona fede ha portata generale non limitata all'istituto del possesso in relazione al quale è enunciato e moltissime sono le pronunce della Cassazione in tal senso, in ogni settore del diritto. Non serve che lo dica, no?, che non ci credo per niente!

Altri erano i tempi in cui si poteva presumere che le persone si comportassero secondo buona fede: altri tempi ed altre persone. Adesso chiunque regoli i propri comportamenti partendo dal presupposto che il proprio interlocutore sia in buona fede, è quanto meno un illuso. Oramai siamo tutti guardinghi e, soprattutto per la stipula di un contratto, la presunzione è che il nostro contraente sia in mala fede, sicché ci proteggiamo in ogni modo. E lì, giù scritture private, carte da bollo, intervento di testimoni, firme e controfirme.... Addirittura il contratto, messo per iscritto, firmato in ogni foglio, firmato a parte per le clausole vessatorie, clausola per clausola, viene poi registrato, sì che abbia data certa, non sia mai che qualcuno dica sia stato stipulato prima, o dopo!

E' pur vero che, così facendo, abbiamo perso molto: in termini di serenità della vita, di fiducia nel prossimo, di legittime aspettative. Ci siamo ridotti a mettere per iscritto il prestito fatto ad un amico o l'ospitalità che gli diamo in un momento di bisogno, e così facendo abbiamo rosicchiato un poco del valore dell'amicizia, abbiamo sminuito la portata della nostra stessa generosità.

Lo Stato, in realtà, ci ha portati su questa strada. Lo ha fatto quando ha previsto che non si possa provare che per iscritto l'avvenuto pagamento (salvo che per importi pari, più o meno, ad un caffè), quando ci ha imposto di redigere su carta il contratto di locazione, la cessione di un immobile, il trasferimento di una vettura, o di un motorino. Adesso, lo stesso Stato ci obbliga a mettere per iscritto le donazioni di danaro tra padre e figlio, altrimenti (lungi dal presumere la buona fede) lo Stato stesso presume che se un uomo versa del danaro al proprio figlio gli stia pagando una parcella, di tal che quell'importo che il figlio riceve deve essere tassato.

Siamo proprio ridotti male, siamo al delirio dei nostri governanti, siamo alla dichiarazione di resa incondizionata a quattro burocrati del malaffare che governano, legiferano, giudicano, comandano.

C'è, però, una situazione in cui un soggetto può, fondatamente, confidare nella buona fede altrui. E' quando è lui stesso in mala fede. Allora si! Sarà in quest'ottica, che i nostri governanti stanno guidando il Paese.