Si intensificano le voci che Lukoil possa lasciare solo un deposito costiero e abbandonare la raffineria. “Isab è l’azienda più grande dell’area industriale con 1050 lavoratori. E’ in atto una riduzione dell’assetto tecnico e dell’impiantistica, col territorio rimane un rapporto conflittuale”

Indifferente a qualunque richiesta e sollecitazione, Isab continua la sua politica di riduzione delle aziende dell’indotto noncurante dell’aspetto sociale del quale dovrebbe farsi carico, delle difficoltà e della drammatica crisi occupazionale che vive il territorio. Ne avevamo parlato poco prima della pausa natalizia sollevando la questione che vedeva le piccole e medie aziende con contratto chimico specializzate in coibentazione e ponteggi tagliate fuori dagli appalti ed a rischio tracollo: l’opzione, che può essere valida dal punto di vista organizzativo, nasconde però una furbizia: quella di evitare il rapporto diretto con queste aziende utilizzando i main contractor i quali, essendo i capifila degli appalti con contratto metalmeccanico (per ora…) non possono garantire nel subappalto costi per il contratto chimico, molto più oneroso, causando una selezione attraverso l’esclusione automatica di queste aziende.

Il risultato è dapprima l’uso degli ammortizzatori sociali, poi il licenziamento. Ma al dramma si è aggiunto un altro dramma: i lavori di coibentazione e ponteggistica, previsti nell’imminente fermata di febbraio, sono stati affidati a una sola impresa siracusana. Non si comprende perché questa modifica rispetto al passato che invece vedeva impegnate, durante la fermata, in questo specifico settore, non meno di 4/5 aziende. Non si capisce come Isab, tanto grande per estensione e numero di addetti, possa affidare a una sola azienda, la Pontisol (metalmeccanica), coibentazione e ponteggi per una fermata tanto imponente.

La prima riflessione che balza alla mente è: può una sola azienda farsi carico della mole di lavoro dei 5 lotti della fermata e garantire sicurezza, impegno e professionalità? Di certo con il personale a disposizione la Pontisol non può e sta assumendo operai che dovranno coprire l’impegno della fermata mentre, in contemporanea, le altre imprese aumentano il numero dei lavoratori in cassintegrazione! E mentre un’azienda in crisi è costretta ad assumere unità in più, le altre piccole imprese, che speravano almeno in una più equa distribuzione delle briciole-subappalto, mettono o continuano a mantenere in cassintegrazione i lavoratori con il rischio chiaro che terminata la Cig gli esuberi superino le 150/200 unità!

“Isab è certamente l’azienda più grande dell’area industriale – ci spiega Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem Cgil - con 1050 lavoratori. Eppure è un’azienda che, mentre nel suo territorio di origine si mostra attenta all’aspetto sociale, qui a Siracusa è carente sotto questo aspetto. Attualmente, dato che continuano gli effetti negativi della crisi, per diminuire le perdite Lukoil ha fermato alcuni impianti dell’area Nord con l’obiettivo di ottimizzare la produzione ed abbattere i costi energetici. Si tratta di una fermata temporanea che garantisce ad Isab di mantenere stabile la produzione. E’ comunque per noi Filctem Cgil un campanello d’allarme e un aspetto da attenzionare costantemente”.

E se gli impianti non venissero più messi in marcia? Troppi segnali fumano all’orizzonte e quello che sottovoce si è sempre sussurrato e che tutti dicono ma nessuno conferma è che Lukoil potrebbe lasciare solo un deposito costiero ed abbandonare la raffineria. Per carità, nessun allarmismo, solo ipotesi e fantasie senza certezze ma tanti i campanelli d’allarme.Certamente – continua Rizzuti - è in atto una riduzione dell’assetto tecnico e dell’impiantistica. Il personale attualmente in forza non è stato toccato ma non si dimentichi che Isab finora ha utilizzato la mobilità come accompagnamento alla pensione ma non ha effettuato alcuna assunzione. Inoltre non è riuscita a migliorare il rapporto conflittuale con il territorio e con i residenti delle aree limitrofe che vedono in essa l’azienda più inquinante e di forte e negativo impatto ambientale”.

E non per ultimo l’annuncio, mai divenuto realtà né certezza, di investimenti per 1500 milioni di euro. Tutto tace e resta nel limbo. “Un investimento – ci spiega il segretario Filctem - che consentirebbe il rinnovamento impiantistico della raffineria e garantirebbe un miglioramento sostanziale sull’impatto ambientale attraverso un procedimento di distillazione del petrolio non più ad alte temperature ed alte pressioni ma attraverso il sistema Hydrocracking (basse temperature e basse pressioni utilizzando la velocità di reazione)”.

E a dirla tutta Isab riesce pure a creare tensione tra i lavoratori continuando a chiedere la riorganizzazione del personale. Una strategia per far capire che dei lavoratori non ha proprio bisogno e che nasconde altro? Sarà anche per questo che molti quadri dirigenti stanno lasciando l’Isab: i giovani non si sentono realizzati, non vengono coinvolti nei processi decisionali e l’azienda non dà riconoscimento al loro apporto. E quando, in un momento di crisi come questo, si sceglie di lasciare Isab, forse vuol dire che siamo davvero alla frutta!