SIRACUSANI DA MARE

 A Siracusa abbiamo un clima spacchiosìssimo. Grazie alla comunicazione in tempo paozechiareale (un’unità di misura locale) spesso postiamo su facebook dei video nei quali mostriamo come alcuni di noi – autentici siracusani da mare – facciamo il bagno in pieno inverno entrando in acqua da una delle nostre ridenti spiaggette o tuffandoci a tummùni o a panarèddu da uno scoglio. E senza bisogno di cospargerci prima il corpo di grasso di foca o di vasellina o di chissà quale altro intruglio appiccicoso, che virilmente aborriamo. Anche perché con 26 gradi all’ombra – tanti ce n’erano martedì 4 febbraio – durante il giorno si squaràva ro càuru. Certo poi di sera, col vento di tramontana e la temperatura che nel giro di poche ore si è abbassata parecchio, amu aggiggiàtu ro friddu. Del resto siamo o non siamo in inverno? Dice che anche nel profondo nord il clima è diventato troppo caldo. Loro però non hanno il nostro mare e le nostre spiagge per mettersi in mostra in costume a febbraio e fare a noi i strichinàggini che noi facciamo a loro. Queste sono soddisfazioni nella vita!    

LA SALSICCIA NON SI LEGA

Come se non fosse bastata la mancata vittoria nella sfida televisiva del “Borgo dei borghi”, Palazzolo Acreide si ritrova – ahinoi - ad essere il primo comune della provincia ad avere un sindaco leghista: Salvo Gallo, che alle ultime amministrative è stato eletto primo cittadino candidato col sostegno di una lista civica, adesso con un doppio salto del fosso con scappellamento a destra è balzato sul carroccio, folgorato sulla via di Pontida dal verbo padano-salviniano. Per giunta coinvolgendo nell’insana scelta la rinomata salsiccia, vanto della gastronomia palazzolese, portata in omaggio a Salvini alla stregua dei capponi manzoniani, e ridotta a feticcio sovranista. Al tradizionale insaccato il “Bar sotto il mare” esprime la più sincera solidarietà per tale inqualificabile tentativo di strumentalizzazione gastro-politica.

A VOLTE TORNANO

Nella irredimibile (Sciascia docet) Sicilia del trasformismo politico di antica consuetudine e dei frequenti cambi di casacca, che negli ultimi tempi prediligono la felpa, Francesco Midolo, un veterano del leghismo basaròccu meridionale della prima ora, ha scelto di rispolverare il simbolo della Lega Sud fondata nel 1990. Midolo, Ciccio per gli amici, dopo avere abbondantemente cazzuliàtu nella natia Siracusa (città che non si fa mancare mai niente) e ballonzolando di qua e di là – è stato anche assessore comunale con Forza Italia – alle ultime amministrative era ricomparso candidato a sindaco con “Noi con Salvini” conseguendo un risultato più che negativo. Da cui la rottura col leader padano-sovranista e gli altri seguaci locali. Ma, oplà, eccolo di nuovo, presidente della rinata Lega Sud Sicilia con tanto di coordinatori dell’organizzazione presente in 6 province dell’isola, per propugnare “la trasformazione dello stato centralista italiano in uno stato federale” alla maniera della vecchia Lega di Bossi. Tutta strategia per sgraffignare in seguito posticini di sottogoverno? Se così fosse, dopo la salsiccia Ciccio Midolo porterebbe di nuovo l’amaro che produce a Salvini. E tutto finirebbe con un bel rutto digestivo. Meglio fuori che dentro, direbbe l’orco buono Shrek. O, per dirla con Ennio Flaiano, la situazione politica è grave ma non è seria.