I poeti come i contadini aspettano “di truvari / li paroli ammucciati / d’arreri a un muru di silenziu”

 

“La Civetta di Minerva” si è più volte occupata del Centro Studi di Tradizioni Popolari intitolato al poeta di Mascali Turiddu Bella (C.S.T.B.) sorto grazie alla volontà e all’impegno appassionato della figlia Maria Bella Raudino: il centro studi ha valorizzato e continua a studiare e partecipare le proprie conoscenze sulle tradizioni popolari, la lingua siciliana e tutti gli elementi della cultura della nostra terra – pensiamo ai convegni, alle conferenze, alle mostre che il centro ha promosso, al Trofeo di poesia popolare che ha censito nel corso delle sue tante edizioni i poeti popolari di Sicilia, tastando il polso della situazione della poesia popolare della nostra regione: giustamente ha ricevuto il riconoscimento Unesco entrando a far parte del R.E.I., cioè il registro delle eredità immateriali; attendiamo che l’arte del cantastorie, cui Turiddu Bella ha donato tanto, collaborando come poeta con i più grandi cantastorie di Sicilia, come Ciccio Busacca e tanti altri nomi, venga riconosciuta patrimonio dell’umanità.

Esattamente trent’anni fa, nel 1989 quindi, usciva la raccolta di poesie di Maria Bella Raudino “Simenza d’amuri”: la silloge è stata riproposta e donata ai presenti durante l’incontro del 10 dicembre scorso presso l’Aeronautica militare di Siracusa – l’Associazione Arma Aeronautica è particolarmente vicina al Centro studi dato che il suo presidente Giovanni Girmena, qui anche in veste di anfitrione, è divenuto vicepresidente del C.S.T.B. – in occasione del recital “Cuore di Sicilia”, in cui i quadri di Maria Bella Raudino sono stati abbinati alle poesie della raccolta lette da Lalla Bruschi, attrice e fine dicitrice spesso protagonista di reading (e qui ci piace ricordarne la sorella Bibi, recentemente scomparsa) e dal brioso e intenso Salvatore Di Pietro rispettivamente in lingua italiana e siciliana.

Corrado Di Pietro ha introdotto la recitazione dei testi sottolineando il legame della poesia di Maria Bella con il mito, con la natura e il culto delle memorie familiari e ancestrali, invitando i lettori a cogliere i messaggi interni dei testi, che come sentieri contengono segnali a far da guida al poeta stesso, autore ma in primis primo destinatario dei propri versi. La famiglia – il marito, il padre, la madre e i figli – sono quello che Salvatore Camilleri nella prefazione indicava come l’hortus conclusus degli affetti dell’autrice, che allarga il proprio sguardo a partire dall’osservazione delle piccole grandi cose dell’infanzia, dei segni della campagna, dei palpiti e dei pensieri di mente e cuore: dalla madre terrena e carnale alla Mater Tellus il passo è breve; lo sposo e coniunx è maestro d’amore; il padre è specchio e riflesso ma anche distanziamento – la Bella ha raccolto sì l’eredità del padre Turiddu ma la sua è poesia non estemporanea ma ermeneutica secondo il giudizio di Di Pietro – e potremmo continuare.

Il poeta virgilianamente coglie e dona le lacrymae rerum: “cerca cimentu di paroli / ppi ‘ntuppari purtusa / nt ana rutta, / ma li paroli sciddicanu / supra cuscenzi curazzati / e diventanu muffa di pinseri […]. / e lu pueta chianci”. Quali parole migliori per il Natale ormai alle porte, spesso consumistica indifferenza?

I poeti come i contadini aspettano “di truvari / li paroli ammucciati / d’arreri a un muru di silenziu” ed è in questo cercare e trovare parole – quelle dell’eredità siciliana, della famiglia, dei libri letti studiati insegnati alle nuove generazioni, dei versi ricevuti e donati che si trova l’essenza della poesia di Maria Bella Raudino.