Conflitti di interesse? pasticci? superficialità? Ognuno scelga un attributo per spiegare le vicende che vive la città

 

“Ancora 6 mesi e usciremo da questo incubo” era il messaggio che si sussurrava tra i manifestanti che venerdì 13 dicembre si sono radunati davanti al municipio in segno di protesta per la crisi idrica che ormai da tempo vive l’isola della città. Sono, infatti, ormai due mesi che gli abitanti del centro storico patiscono il disservizio idrico prima con la mancanza dell’acqua per parecchi giorni, poi a causa dell’erogazione di acqua mista a fango, il che, di fatto, impedisce il regolare svolgimento della vita quotidiana a circa la metà degli abitanti città di Augusta.

La vicenda che continua ad esasperare questa parte di città è la conseguenza di un disservizio, che può capitare ovunque, ma che si è esteso e protratto oltre ogni limite accettabile a causa di sottovalutazioni (dal 2017 l’amministrazione comunale conosceva che sarebbe potuto accadere quanto si è poi verificato), incertezze e dabbenaggine della compagine governativa che regge (si fa per dire) le sorti della città da quasi 5 anni. La speranza espressa dai manifestanti è che dopo 5 anni di dittatura degli “Honesti” la città si avvii a tornare ad una vita normale, con i suoi “normali” limiti senza che ogni problema diventi un pasticcio e l’occasione per polemiche sfiancanti ed inconcludenti.

La città esce stremata, infatti, dal risultato di una legge elettorale assurda che ha consentito la costituzione di un consiglio comunale non rispondente alla volontà dell’elettorato; ciò anche a causa dell’incapacità degli altri attori di trovare un terreno comune per una utile convergenza che non precipitasse la città in una situazione surreale nella quale si trova: un consiglio comunale ingessato da una maggioranza granitica (composta per lo più da consiglieri che registrano meno di 50 preferenze individuali, n.d.r.) che, a prescindere da tutto, ha operato a difesa del fortino oltre ogni evidenza, impedendo, di fatto, ogni azione stimolante e riflessiva. Così è mancato il confronto democratico con l’esecutivo che ha impedito ogni logica ed utile azione di stimolo e di crescita del personale politico del futuro. Il raccattare gli amministratori in comuni più o meno vicini ha testimoniato il livello e lo spessore politico amministrativo veramente basso posseduto dalla compagine vittoriosa alle elezioni.

La situazione politica nella città è degenerata a tal punto che non si vedono spiragli per il futuro. Così è accaduto che, nonostante in questi 5 anni non siano state poche le occasioni per richiedere finanziamenti, nessuna richiesta coerente con i bandi emessi da UE, Regione o Stato sia stata presentata dall’amministrazione in carica per affrontare i problemi di una città ferita da un terremoto lontano ma sempre presente nello stato delle opere pubbliche. Il risultato è di avere una villa comunale sempre più degradata e in costante rischio di crollo, le marine sempre più declinanti verso il mare (inquinato), i contenitori (San Domenico, Teatro comunale, campo sportivo etc..) possibili per una vita culturale ed associativa terribilmente abbandonati o non utilizzati e una vita sociale spenta (appannaggio di piccole eroiche minoranze e di comitati di commercianti che ripropongono mercatini a più non posso) e abbandonata a sé stessa.

Mentre continuano a scorrere imperterrite, incuranti dei danni economici che comportano per la gestione della cosa pubblica, le evasioni dai tributi (cosa paradossalmente evidenziata dalla Sindaca nell’occasione di un confronto/scontro con i cittadini esasperati, che ha trascurato di considerare il fatto che tra i compiti degli amministratori ci sia proprio quello di combattere e stanare l’evasione, n.d.r.) gli affitti non risolti (vedi edificio blu della borgata), l’ incuria nella gestione delle aree annesse alla salina comunale (ferma da un settennio) e del parco del Mulinello sempre più abbandonato, mentre definitivamente resta chiuso il parco dell’hangar e, quanto prima, saranno appannaggio di ristrette minoranze paganti il faro di Brucoli e di sant’Elena con la conseguenza di restringere sempre più le superfici utili per la fruizione di un mare negato agli abitanti di una città che nasce in un’isola e si sviluppa in un promontorio a cavallo tra due mari.

Questa situazione è figlia di una disattenzione sempre più estesa da parte di una classe media che preferisce curare il suo particolare rispetto all’interesse generale ma anche delle cosiddette istituzioni statali quali ad esempio la Prefettura che ha consentito a tre funzionari da essa designati di estendere un incarico per la liquidazione del dissesto per oltre quattro anni in luogo dei massimi 2 previsti dalla norma o il Demanio che oltre a mettere in affitto i fari non ha svolto alcuna azione utile per valorizzare i beni nella sua disponibilità (dall’Hangar, al castello di Brucoli tanto per limitarci a quelli più importanti).

Come se non bastasse, dai social, ormai diventati l’unica fonte di informazione vera o presunta, si apprende che “anche il Capodanno 2020, come i precedenti 2019 e 2018, sarà organizzato ad Augusta, (senza alcuna procedura di evidenza pubblica) dall’associazione culturale “Leonardo Da Vinci”, che trova opportuno delegare il presidente del consiglio comunale a rappresentarla, come lascia supporre la nota con la quale la suddetta associazione ha richiesto all’Amministrazione comunale “il patrocinio gratuito, il contributo a supporto della manifestazione per il tramite del pagamento della SIAE, l’utilizzo della luce comunale, la predisposizione di cassonetti per la raccolta differenziata, la disponibilità di un bagno chimico per disabile, la predisposizione della Protezione Civile e della Misericordia con annessa postazione sanitaria. Conflitti di interesse? pasticci? superficialità? Ognuno scelga a quale attributo dare la responsabilità per capire le vicende che vive la città.