Proposta una pena complessiva di 3 anni 7 mesi e 16 giorni, ma il Gup non ha accettato

 

“Sistema Siracusa” continua a proporre sorprese e sussulti. Tutto perché il terzo gip che si sta occupando del patteggiamento avanzato dai legali dell’ex sostituto procuratore di Siracusa Giancarlo Longo e dall’avvocato Giuseppe Calafiore ritiene la pena concordata non congrua.

Nell’ultima udienza del 3 dicembre il gup del Tribunale di Messina, Danilo Maffa, ha dichiarato inammissibile la richiesta di applicazione della pena da parte dell’ex magistrato per ragioni procedurali per cui ha operato lo stralcio della posizione dell’imputato per trattarla in altra udienza. Gli avvocati difensori di Giuseppe Calafiore, Alberto Gullino e Mario Fiaccavento, avevano invece presentato una memoria al giudice, forti dell’assenso della Procura di Messina, e hanno avanzato al dottor Maffa la richiesta di applicazione della pena complessiva a 3 anni, 7 mesi e 16 giorni in continuazione con la sentenza emessa dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Roma, ovvero 2 anni e 9 mesi di reclusione.

Ma il gup ha rigettato la richiesta con una motivazione che per i difensori prospetterebbe un’anticipazione del giudizio di colpevolezza a carico di Calafiore.

I due legali, avendo motivo di dubitare dell’imparzialità del giudice, hanno avanzato in aula la richiesta di ricusazione che sarà formalizzata in occasione della prossima udienza, fissata per il 19 dicembre.

Già a giugno il gup Monia De Francesco si era pronunziata su una precedente richiesta di patteggiamento avanzata da Calafiore e, come in questa circostanza, è pervenuta la richiesta di astenersi.

Nel mese di luglio oltre al gup Di Francesco, anche Tiziana Leanza si era astenuta per incompatibilità ambientale, in relazione della celebrazione delle udienze per i patteggiamenti proposti da Calafiore e da Longo. Nel settembre dello scorso anno il giudice Leanza, ritenendo incongrue le pene proposte da Calafiore e Longo, rigettò la richiesta di patteggiamento, per cui non ha potuto celebrare nei loro confronti il processo di applicazione pena a richiesta delle parti.

I due a vario titolo devono rispondere di associazione per delinquere, di reati finalizzati alla formazione di elaborati ideologicamente falsi, in concorso con periti e consulenti tecnici ora tutti alla sbarra innanzi ai giudici del Tribunale di Messina e di altre fattispecie delittuose, quali la simulazione di reato e l’attività di dossieraggio.