Nel 2014 la Città si è dotata di un apposito Regolamento ma il Caos sembra l’unica vera regola. Banchetti, tavolini, spazzatura, cassonetti e panchine fatiscenti, bellezze ereditate e bruttezze consentite

 

“Chiunque di noi si sia trovato a visitare una qualsiasi città italiana o estera” porta in mente (oltre ai monumenti e alle bellezze naturali) il ricordo, l’immagine di alcuni particolari, dettagli significativi e identificativi del luogo: fioriere, panchine, lampioni, cartelli stradali, portarifiuti, bacheche, insegne, fontanelle, pensiline, bagni pubblici, gazebo, info point, ecc. ecc. che ne caratterizzano il contesto.

Elementi, questi, frutto di scelte dell’uomo (amministratori) che, aggiunti e inseriti al patrimonio urbanistico già esistente ed ereditato dalla storia, contribuiscono a rendere l’immagine identificativa e qualitativa di quel luogo arricchendone significativamente il decoro urbano e l’igiene ambientale.

“Chiunque di noi si sia trovato a visitare una qualsiasi città italiana o estera” (ma anche chi non abbia mai viaggiato e abbia una visione semplice del mondo) non può che paragonare e confrontare quanto osservato e ammirato (di persona o attraverso i media) con ciò che quotidianamente si trova sotto gli occhi e rimanerne sconcertati e indignati (per dirla elegante).

“Chiunque di noi si sia trovato a visitare una qualsiasi città italiana o estera” (ma anche chi non abbia mai viaggiato e abbia una visione semplice del mondo) non può che provare ammirazione e invidia e chiedersi come mai ciò che è normale, semplice, ordinario, possibile in una qualsiasi città d’Italia, d’Europa, del Mondo da noi invece sia incomprensibile, difficile, straordinario, impossibile?

“Chiunque di noi si sia trovato a visitare una qualsiasi città italiana o estera” (ma anche chi non abbia mai viaggiato e abbia una visione semplice del mondo) e abbia a cuore il decoro e la dignità della Città non può non chiedersi quale sia l’immagine offerta ai turisti, ai visitatori e quale impressione a loro rimane per certi servizi e disfunzioni e provarne vergogna, rabbia, impotenza. Quanti di noi, dovendosi relazionare con un ospite che chiede la fermata dell’autobus (o l’autobus), i ticket per il parcheggio, un bagno pubblico, un cartello informativo o una semplice indicazione non possono che allargare le braccia sconsolati e non trovare risposta né spiegazione.

La Bellezza. Ci affidiamo ai nostri avi. Al loro operato, al loro lascito. Quanto di bello e da ammirare si trova a Siracusa lo dobbiamo al nostro passato e alla nostra storia per fortuna. Nulla o quasi è stato aggiunto dall’uomo, né dall’amministratore recente, né dal semplice cittadino residente. Anzi, se possibile a questi ci sarebbe da addebitare la responsabilità del degrado in cui il nostro patrimonio urbano è ridotto e dell’incuria, della disattenzione con cui viene gestito.

La Bruttezza. In città, ovunque rivolgi lo sguardo hai uno ritorno di degrado, sporcizia e disordine. Non ci appartiene la cultura del lamento e della critica a prescindere ma oggettivamente fatichiamo a documentare e testimoniare qualcosa di cui andare fieri, orgogliosi da farci sentire al pari con la “media normalità” delle altre città, senza pretendere nulla di speciale, straordinario o impossibile. A Siracusa abbiamo un paio di cartelli luminosi che oltre ad indicare che siamo a Siracusa, la data e l’orario (forse) non offre nessuna informazione. Il tabellone della ZTL è incomprensibile e piazzato troppo a ridosso, mancano i distributori dei biglietti del posteggio al teatro greco, sufficienti bagni pubblici, lampioni rotti e fontanelle abbandonate. Pensiline inesistenti (figuriamoci se esistono i cartelli con gli orari), i parcheggi a pagamento (Talete e Molo S. Antonio) una vergogna.

Troppe cose tutte intorno ci rimandano un’immagine fatiscente, abbandonata. La mancanza di cura, di attenzione e di controllo per le cose minime e semplici obiettivamente innegabile. La spazzatura incombe ovunque. La colpa? In primo luogo ai cittadini ed in secondo luogo agli amministratori e alle istituzioni assenti o distratte che se non sono complici di sicuro sono indifferenti.

Il Caos. A Siracusa ti puoi alzare una mattina e piazzare dei tavolini in una piazza, su una strada o su un marciapiede e ricavarci la sala ristorante. Nessuno ti dice niente. A Siracusa se hai una zattera puoi mettere su (dall’oggi al domani) un’agenzia di tour boat o se sei più figo e smaliziato un impianto elioterapico travestito da disco pub alla sanfasò. Se sei più sfortunato ma devi sbarcare il lunario ti piazzi in una via del centro storico e ti inventi parcheggiatore. Più creativo? Info Point. Oppure Autista di risciò. Dall’oggi al domani puoi piazzare un totem pubblicitario al tempio di Apollo. O aprire un lido. Nessuno ti dice niente. Ogni cosa è disconosciuta o tollerata, probabilmente considerata segno di dinamismo economico. Chi e come potrebbe spiegare il proliferare eccessivo dei banchetti che propongono la visita alle grotte? All’inizio erano una mezza dozzina, posti agli ingressi di Ortigia, l’anno dopo il triplo (fino a Pozzo Ingegnere). Ora varie decine, fino addirittura alla zona archeologica. Qualcuno mai ha obiettato in merito all’arredo urbano? Tutto è in linea col Regolamento di “decoro cittadino”? Nessuno ha da ridire? E di quei cassonetti per la raccolta indumenti ne vogliamo parlare? Nessuno si indigna? Sono ovunque e di una bruttura indubbia, stracolmi per settimane coi sacchetti che strabordano sui marciapiedi e nessuna caratteristica no-profit. Chi ci guadagna e a che prezzo per la Città? È possibile che sia questa l’idea di Decoro che questa Amministrazione ha per la Città? Qual è il programma di Arredo a cui ci si ispira e cosa si fa per attuarlo e controllarlo?

L’Arredo. Per non dilungarci e per non infierire, sorvoliamo in questa sede sul problema dei cassonetti della differenziata (già da noi ampiamente trattato in precedenti articoli). Vero e proprio oggetto di Arredo Urbano moderno ormai consolidato e “spontaneamente” sviluppatosi (dai cittadini che li lasciano sui marciapiedi invece di rientrarli negli androni o nei cortili, e dall’amm.ne che tollera, non sanziona e non risolve il problema. E così sono diventati elementi fissi, decorativi.

Il Decoro. “Chiunque di noi si sia trovato a visitare una qualsiasi città italiana o estera” e si sia seduto su una panchina del centro storico odi una semplice piazza e giardino non può che trattenere il pianto osservando le panchine che noi abbiamo in bella mostra in Piazza Archimede e in alcuni angoli del centro storico e lungo c.so Umberto. Ma veramente, nessuno si indigna? Sembrano acquistate alla fiera de mercoledì o nel peggiore dei centri commerciali (con tutto il rispetto per queste attività): anonime, di legno scadente, consunte dal sole e dalla pioggia a far da arredo urbano ad una Città patrimonio dell’Unesco. Eppure nessun dibattito pubblico, nessuna presa di posizione politica (né per le panchine e tantomeno per i cassonetti degli indumenti o per i banchetti dei tour boat che nella stagione invernale (come ogni anno a questa parte) saranno accantonati e abbandonati negli stessi angoli, all’acqua e al vento, all’incuria e al teppismo, ricettacolo di topi e insetti a ostruire marciapiedi, angoli e passaggi pedonali e perfettamente in linea con lo standard di degrado urbano che ci circonda. Nella nostra città le cose sembrano cadere dal Cielo per volontà divina e col tempo ci si abitua, ci si passa sopra. Ma è normale? Ma veramente non riusciamo a fare di meglio? Ci meritiamo questo?

L’Illuminismo (o l’acqua calda). Siamo ben consci delle difficoltà dell’Amministrazione, della cronica mancanza di fondi, delle pastoie burocratiche e delle complicanze politiche, ma certe situazioni, a volte, possono risolversi con poco e niente. Basta il buon senso e si scopre l’acqua calda. Molte città (a cominciare da Firenze) hanno risolto il problema delle pensiline accordandosi coi negozi o le attività prospicienti: il commerciante acquista la pensilina, la pulisce e la mantiene e il Comune gli consente lo spazio pubblicitario, la pensilina (e la fermata bus) assume il nome del negozio, dell’attività, lo sponsor viene patrocinato e inserito in un Registro di fornitori graditi ed encomiati. Stessa cosa possibile per le panchine o altro elemento di arredamento: sinergia con sponsor privati. Costo dell’operazione? Zero Naturalmente il tutto all’interno di un programma grafico-stilistico pre concordato. A proposito… c’è già? Abbiamo un’idea stilistica architettonica? Il Regolamento di Decoro Urbano a che punto è?

Decoro Urbano, questo sconosciuto

Decoro Urbano, questo sconosciuto. Eppure in un passato recente si sono svolti convegni e riunioni, costituiti uffici e commissioni, collaborazioni con ordini professionali, associazioni e scuole, redatto regolamento, stilati progetti e programmi … e poi? È successo qualcosa’ qualcuno se ne è accorto? È cambiata l’immagine della Città? È stato eliminato qualche obbrobrio? È stato inserito qualche elemento migliorativo?

Sul sito ufficiale del Comune di Siracusa, troviamo:

REGOLAMENTO PER LA TUTELA DEL DECORO URBANO E DELL’IGIENE AMBIENTALE

Redatto da Giuseppe Prestifilippo a firma del Dirigente del Settore ing. Emanuele Fortunato - Testo di Regolamento con emendamenti approvati dal C.C. con Delibera n.74 del 29 maggio 2014

Cliccando si legge:

… L’insieme ottenuto è un piccolo codice in difesa della bellezza urbana che, opportunamente applicato, potrà restituire a Siracusa la dignità formale che le appartiene …

Art. 1 - OGGETTO E AMBITO DI APPLICAZIONE 1. Il presente Regolamento disciplina, nel rispetto dei principi costituzionali e generali dell’ordinamento e delle norme di legge, l’insieme delle misure volte ad assicurare la tutela del decoro e dell’igiene dell’ambiente urbano della Città di Siracusa e, prevenendo gli illeciti che possano arrecare danni alle cose o pregiudizi alle persone, e regolando il comportamento e le attività dei cittadini al fine di tutelare la libera e piena fruibilità degli spazi pubblici, il corretto utilizzo del suolo pubblico e dei beni comuni. 2. Il presente regolamento preserva altresì l’immagine storico-culturale di “Città d'Arte”, promuovendo la partecipazione diretta dei cittadini e delle associazioni nel rispetto del principio della sussidiarietà …

Art. 2 - OBIETTIVI DI QUALITA’ 1. L’Amministrazione comunale persegue direttamente il fine pubblico di tutelare e rendere qualitativamente migliore l’immagine della città, preservandola da fenomeni di degrado, sia ambientali che sociali, attraverso anche la realizzazione di interventi di riqualificazione urbana degli spazi pubblici o di uso pubblico ...

2. L’Amministrazione comunale persegue il fine comune di garantire un’immagine complessivamente ordinata e decorosa di tutta la città …

Siamo a fine 2019. A distanza di 5 anni con questo Regolamento la Città ha guadagnato qualcosa? Cosa è cambiato? Qualcuno se n’è accorto?