Il cialtrone ha risvegliato l’animo di centinaia di giovani e meno giovani, allargato le coscienze critiche di tanti

 

Quella di domenica 11 agosto 2019 rimarrà una serata speciale. I motivi sono vari e vanno oltre la venuta di un fannullone camuffato da ministro dell’interno (una carica importante in un governo che fa comprendere dove è giunta la politica in questo Paese). Infatti c’è stata una parte di Siracusa, quella giovanile, che si è presentata davvero adirata e consapevole di sé, nel comportamento e nelle parole, per niente paurosa di stare davanti ai poliziotti in tenuta antisommossa, capace di gridare davanti a loro ininterrottamente per ore e ore, dato il ritardo del ministro, verso il palco. Forse, impressione mia, il gruppo della pubblica sicurezza non si aspettava che accadesse ciò a Siracusa perché si muovevano quasi intimiditi.

I giovani siracusani vivono una tragica situazione: molti, finiti i loro studi, sono, dichiarato statisticamente, la più grande realtà nelle provincie siciliane ad emigrare; altri, se riescono, lavorano in nero, in maggioranza nei supermercati e nel turismo per poche centinaia di euro (la disoccupazione giovanile in città è quasi al 60%).

Inoltre c’è stata la spontaneità del riunirsi di questi giovani, ma anche di meno giovani, e di molte singole persone, venute per curiosità, specialmente donne, che si sono sentiti coinvolti.

Erano presenti siracusani di Ortigia e della periferia, l’accomunava la rabbia e un’alta coscienza nel manifestare, in maniera totalmente pacifica, il loro fastidio alla venuta di un personaggio squallido.

“Ladro, porti aperti, buffone…”. Questi gli slogan che andavano ripetendo, interrotti dal canto a squarciagola di “bella ciao”, e ancora: “Siracusa non ti vuole, siamo terroni, vai via non ti vogliamo”.

Cartelli fatti in casa dicevano: “Salvini historia docet olocausto mediterraneo”; solo frasi azzeccate, nessuna offensiva e violenta. Tutte le espressioni sentite venivano fatte proprie anche da persone più attempate che si sono fatte trascinare dall’impeto della maggioranza, ma nello stesso tempo si osservava il loro disorientamento per la palpabile novità siracusana, che continuava senza smettere mai di fischiare e gridare.

Mi diceva un giovane: “Non dobbiamo farlo parlare, non deve essere sentito da nessuno”. Possiamo affermarlo: si è presentata alla ribalta una inaspettata gioventù insieme a gente stufa che è andata oltre la normale apatia tutta siracusana.

I manifestanti sono arrivati quasi allo sfinimento fra bagni di sudore e gole stanche per quella serata fin troppo calda e afosa, ma non hanno voluto desistere: “Questo è un momento importante” mi dicevano delle ragazze. Vogliamo farci sentire, siamo stanchi di stare zitti a morire di noia e di lentezza. Ci sentiamo diversi e vogliamo esserlo”.

A differenza di quanto detto dal ministro nel suo comizio, sentito solo tramite i giornali on line e in piazza dal centinaio (forse) di fedelissimi vicini al palco, non c'era nessuna falce e martello, ma una piazza piena che apertamente gli gridava contro.

Insieme a loro anche lavoratori e tutori legali con ragazzi e ragazze di colore davvero insofferenti. “Ci spendiamo per i nostri ragazzi fra tempo e denaro e non può costui dirci di ospitarli noi i naufraghi, già lo facciamo” si rispondeva così al tizio che sul palco invitava a ospitare personalmente gli immigrati, mentre lui lavorava, e qui un’altra valanga di fischi, per l’Italia. “Vogliamo portare le tasse al 15%” è stata l’affermazione esibizionistica del ministro ascoltata solo dai suoi fedelissimi che li ha mandati in visibilio con alcuni che sono saltati per la gioia.

Una donna di una certa età si è avvicinata al cordone dei poliziotti e incurante di ogni possibile reazione ha gridato e gridato per vari minuti verso il palco con i poliziotti attoniti. Fra le persone si levava la collera della sua venuta qui, ma anche del suo lungo tour fatto a spese dei cittadini fra viaggi, cene, pranzi, straordinario per la polizia, ecc. “Sono comizi elettorali a nostre spese” affermava un signore fra i giovani che l’applaudivano.

Infine il camuffato ministro dell’interno ha presentato il suo show ritenuto da tutti davvero sgradevole anche per chi non si sente cristiano. È stato quello del rosario stretto nel pugno e mostrato alla folla dopo averlo baciato mentre sorrideva a tutti rigidamente e sforzatamente perché era ben visibile la sua insoddisfazione per il comizio non riuscito e forse non previsto in una città quale Siracusa denominata “babba”.

Quasi nessuna sua frase ha superato il gruppo dei vicinissimi al palco, perché il coro di fischi e slogan come è riuscito nello scopo e ha riecheggiato per ore da prima della sua venuta e anche quando Salvini terminando ha iniziato a farsi selfie con i suoi fedelissimi venuti tutti da fuori con bandiere. Questi, quasi tutti visi sconosciuti ai tanti siracusani, in rigorosa e organizzata fila salivano sul palco ad abbracciare il loro leader per la foto ricordo fra i fischi della gente. Prima del comizio si erano radunati disciplinatamente al molo S. Antonio e da lì fatti confluire sotto il palco protetti da un primo cerchio di poliziotti; il secondo teneva lontana la folla dei siracusani, per nulla pronti a entrare in colluttazione, anzi in molti a dire: “Guarda hanno messo poliziotti anche sui tetti attorno, ma dove pensano di stare, siamo a Siracusa”.

Coppie di anziani mi hanno spiegato perché erano contro questo ministro e alla domanda se andavano a partecipare alla manifestazione affermavano che non volevano neppure vederlo.

Un addetto ai chioschi alla domanda: “Lei oltre alle bibite vende altro”? Rispondeva: “Vorrei vendere uova a poco prezzo per Salvini”.

Comunque i fischi sono riusciti a far sì che la sua voce pur amplificata sempre più non si è sentita quasi. Solo i giornali on line con i cameramen sul palco l’hanno ripresa. “È stato uno spettacolo davvero pietoso per un ministro dell’interno e un politico” affermavano in molti.

Il giornalista Carlo Bertani afferma: Salvini non ha mai fatto una mazza, non capisce una cippa di questioni economico/politiche. È il comiziante perpetuo, l’infaticabile arringatore per rincitrullire gli italiani parlandogli alla pancia. Sarà un altro a governare, probabilmente Mario Draghi, e allora Salvini si renderà conto d’aver congegnato tutta la faccenda per metter nelle mani dell’UE, ancora una volta, il potere. E tutto questo, badate bene, è perfettamente logico nella sequenza programmata dei banchieri europei, perché Salvini – anche se un po’ sbruffone, è uno del “giro”.

Se Bertani pensa a ciò allora è tempo di costruire a Siracusa insieme ai giovani una realtà davvero democratica e non apatica.