Quant’era lunga la cerchia delle mura dell’antica Siracusa? Per Benedetto XVI era “la New York dell’antichità”; per Cavallari e Holms la più grande e potente

 

La Civetta di Minerva, 18 maggio 2019

Storia è innanzitutto memoria e una città come Siracusa, cantata da poeti e studiata da storici e intellettuali, visitata e ammirata fin dall’antichità per la peculiarità della sua posizione, per i suoi monumenti e per “l’opera combinata della natura e dell’uomo”, concetto che riassume il significato di “paesaggio culturale” per cui ha ottenuto insieme alla necropoli di Pantalica il riconoscimento da parte dell’UNESCO, non può permettersi di essere immemore o colpevolmente smemorata: le amnesie di certe amministrazioni hanno determinato la mancata applicazione del piano regolatore di Vincenzo Cabianca e scempi edilizi che sono sotto gli occhi di tutti.

Il patrimonio naturale e storico-archeologico ci viene lasciato in eredità dalla generazione precedente ma lo prendiamo in prestito dalla successiva e ciò comporta la responsabilità di quella attuale.

Meritoria risulta quindi la traduzione e la ristampa a cinquant’anni dalla sua pubblicazione del volume di Hans-Peter Drögemüller “Siracusa – Topologia e storia di una città greca” (con un’appendice a Tucidide 6,96 ss. e Livio 24,25), uscito per i tipi di Tyche edizioni a cura di Antonio Randazzo, appassionato cultore della storia di Siracusa, del suo dialetto e in genere di tutto ciò che è siracusanità (rimarchiamo anche il contributo della Società siracusana di Storia patria e la prefazione scritta da Sebastiano Amato).

Il nostro giornale si è occupato sia delle pubblicazioni precedenti che delle iniziative curate da Antonio Randazzo (il restauro della lapide di via Cavour risalente al 1696, il dono del ricavato della vendita dei suoi libri ad opere benefiche…), di cui consigliamo di visitare il sito www.antoniorandazzo.it, ricchissimo di materiali su Siracusa.

Lo studio di Drögemüller, seppure in alcuni punti di arida e difficile lettura, risulta interessante perché già nel 1969 poneva alcuni punti fermi sulla topografia della Siracusa greca, che risulta dimensionata rispetto alla vulgata, alle idees reçues e alle stime esagerate che avevano fatto storici coevi e posteriori, studiosi e poeti sulle sue misure effettive e sul suo popolamento – Benedetto XVI ad esempio, riassumendo con una felice espressione secoli di fraintendimenti più o meno consapevoli, chiama Siracusa “la New York dell’antichità”; Cavallari e Holm ritennero Siracusa “tra tutte le città greche del continente italiano, della Sicilia e della Gallia… la più grande, la più potente”.

Lo studioso affronta questioni come quella della cerchia di mura della città, le narrazioni della campagna ateniese del 415-413 a.C., l’eventuale popolamento di quartieri come Epipoli, Akradina e Tiche, gli insediamenti più antichi, l’espansione e lo sviluppo della città antica, la localizzazione del portus Trogilorum, la visione della città come risulta dagli scritti di Cicerone, di Livio, di Tucidide, di Polibio e di altri autori antichi, di storici e studiosi che si sono occupati – congetturando, misurando, sbagliando, approssimandosi alla realtà – della Siracusa greca.

In appendice al libro possiamo leggere le considerazioni di Pietro Piazza e una bibliografia aggiornata.

È chiaro che dopo il 1969 gli studi sulle questioni poste da Drögemüller sono andati avanti, ma averlo fatto tradurre – un plauso particolare va infatti alla professoressa Andrea von Harnack, che ha affrontato un lavoro non facile – e conoscere al pubblico italiano è sicuramente un’operazione utile per gettare luce sulle conoscenze storico-archeologiche su Siracusa, con questa consapevolezza: “Possiamo considerare la “verità” soggettiva, conseguita con grandi sforzi metodici, soltanto come un successo momentaneo conseguito in modo specifico, all’interno di una continua discussione”.