Pubblicate e presentate a Palazzo dei Normanni. Non possiamo lamentarci: ciò che va eseguito per legge entro dieci giorni ce lo concedono in tre mesi

 

La Civetta di Minerva, 18 maggio 2019

Pubblicate e presentate a Palazzo dei Normanni da pochi giorni le liste d’attesa siciliane. Non possiamo lamentarci: quello che ci tocca entro tre giorni ce lo danno in due mesi! Quello che va eseguito per legge entro dieci giorni, proprio perché si tratta di noi e meritiamo rispetto, ce lo concedono in tre mesi. Si tratta di stupidissimi esami per scoprire e curare i tumori come la mammografia, la colonscopia, niente di che!

Per onestà devo dichiarare che questi tempi di attesa sono delle medie regionali. Città evolute sanitariamente o con un privato convenzionato che aspira denaro dal fondo sanitario pubblico, facendogli concorrenza, possono avere tempi minori. Al contrario città sensibili e ben governate come la nostra stanno ai margini alti o li superano.

Per soprammercato, dalle nostre parti, i numeri sono romantici ed elastici, per cui chi conta non sai mai quale sistema metrico decimale adotti: fatto sta che ho visto vantarsi i responsabili di risultati che farebbero nascondere dalla vergogna chiunque.

Con questa matematica creativa vedo carriere professionali adamantine in chi usa i soldi della sanità per amministrare bene solo la propria carriera e non vede mai in faccia un ammalato.

Per i siciliani bisogna, quindi, addestrarsi a saper soffrire senza parlare, addirittura morire in silenzio senza protestare.

Le alternative a questa rassegnata attesa in umile silenzio sono due: pagare profumatamente un privato o affollare i pronti soccorsi. Cosa pensate che accada più spesso da noi?

Ed ecco i soloni della sanità pubblica lamentarsi a gola spiegata che le indegne scene dietro le porte dei pronti soccorsi, con attese medie di cinque o sei ore, siano dovute a un abuso dei cittadini. Essi andrebbero ai pronti soccorso per una sorta di furbizia italica, bypassando la medicina di famiglia, per risparmiare sui ticket, avere prestazioni più rapide e spesso corredate da analisi e radiografie in tempi ragionevoli.

Nessuno dice qualcosa di fondamentale ma che rimane chiuso tra le pareti della medicina di famiglia. Se per arrivare a una diagnosi di massima il medico di famiglia non è dotato di poteri soprannaturali, difficilmente potrà eseguire in pochi minuti o ore nessuno degli esami di accertamento che ritiene necessari. Per di più gli esami necessari sono soggetti a lista d’attesa e hanno costi abbastanza alti anche e solo come ticket.

Delle due l’una: o il paziente mette mani al portafoglio e paga tutto subito o va al pronto soccorso.

Nella versione del profondo sud, privo di strutture sanitarie moderne ed efficienti, in preda ad una delle peggiori crisi mai viste, i poveri e i relativamente poveri siciliani non hanno scelta: vanno ad affollare i pronti soccorso di ospedali che giammai furono efficienti cinquanta anni fa e, tantomeno con le stesse strutture e logistiche, potrebbero esserlo ora.

Dall’alto della loro competenza ben pagata i direttori generali e sanitari hanno sempre qualche suggerimento da dare e abbozzano soluzioni tampone ma è chiaro che il problema nasce da un’evoluzione della domanda di cura che il nostro sistema non può intercettare perché obsoleto e privo di risorse.

Dal punto di vista dei cittadini, le liste d'attesa rappresentano una rilevante e deludente inefficienza del Servizio Pubblico, non solo perché generano ansie e disagi ai pazienti e alle loro famiglie, ma soprattutto perché sono la prima causa di rinuncia alle cure e concorrono ad alimentare, da un lato la spesa out-of-pocket, dall'altro la mobilità sanitaria, aumentando ulteriormente le diseguaglianze tra regioni. Oltre il trenta per cento degli utenti, infatti, per ricevere una risposta tempestiva, sceglie di pagare privatamente le prestazioni o rivolgersi a ospedali di altre regioni.

Come si vede facilmente, i fenomeni più rilevanti che allontanano dai cittadini la mano solidale dello stato sono fra loro interdipendenti.

Per come si profila la scena politica in Italia, è sempre più vicina l’unica soluzione possibile a fronte del definanziamento della sanità pubblica. È straordinario osservare in quei paesi che hanno dovuto abbandonare il sistema sanitario universalistico come sia gravemente peggiorata l’assistenza pubblica a tutto favore di quella privata e assicurativa.

Sui bisogni di salute delle fasce economicamente più deboli agisce magicamente il calmiere migliore che esista: pagare per curarsi. Ne abbiamo in mano il termometro noi medici di famiglia, unico baluardo della gratuità in Italia. Da quarant’anni siamo stati vessati dai peggiori cittadini che venivano a fare scorta di farmaci e pareri, a chiedere visite per il più banale dei disturbi o a scroccare esami complessi e costosi, generati dal pessimo uso del web e, prima ancora, dai terrori di quanto accaduto alla vicina di casa. Per non dire della pessima abitudine di predicare in tv di medicina, come fosse una scienza semplice e universale, ingenerando negli sfaccendati bisogni sanitari inventati e affollando di nevrotici e scrocconi i nostri ambulatori.

Tutto questo trova rimedio mettendo a pagamento quello che era gratuito. I grandi numeri si fanno piccoli e i poveri potranno tenersi anche i cancri, se non pagano. Comincerà una pacchia anche per i medici perché guadagneranno di più.

Non accadrà mai più che qualcuno pensi di pagare un medico con tre euro al mese per curare una persona, come tuttora accade a noi medici di famiglia. Uno sputo in faccia.

Ciononostante sto per la sanità pubblica e la difendo senza se e senza ma!

ULTIMISSIME NOTIZIE - Contestati i dati pubblicati dalle regioni sulle liste d’attesa. Molti dati sono incompleti e falsi. Persino il ministro della sanità pentastellata Grillo ha provato a prenotare una visita al Centro Unico delle Prenotazioni (CUP) e non hanno mai risposto al telefono.