L’alluvione di ottobre scorso ha irrimediabilmente compromesso la fruizione del suggestivo luogo. Il mito del bove inginocchiato

 

La Civetta di Minerva, 4 maggio 2019

C’è un posto, nei dintorni di Rosolini, dove il panorama bucolico e i resti di abitazioni a carattere rupestre hanno rappresentato da sempre, per noi della zona, un punto di riferimento specie nel mese di maggio. Maggio, per noi rosolinesi, è il mese della Croce Santa, del pellegrinaggio fino alla Cava Santa, del moto raduno che porta in corteo la croce, delle margherite gialle che le ragazze mettono come ornamento tra i capelli o sopra l’orecchio.

Ne parliamo con un po’ di nostalgia perché dall’ultima alluvione scatenatasi sui territori delle province di Ragusa e Siracusa fra il 14 e il 15 ottobre 2018, purtroppo, i luoghi della Cava Santa sono irrimediabilmente compromessi.Il comune di Rosolini ha subito presentato alla Regione Siciliana – Dipartimento Regionale della Protezione Civile di Palermo – un progetto esecutivo per essere ammesso al finanziamento straordinario, dopo le giuste deliberazioni della Giunta Regionale 397 e 399 del 21 ottobre.

Per tutto il mese di maggio, fino a qualche anno fa, venivano allestiti per le strade di Rosolini altarini colmi di rose profumate, candele accese e diverse tra immagini e statuette rappresentanti la Madonna. Al cospetto di questi, tutti, all’ora stabilita, si riunivano per recitare il santo rosario e cantare devoti inni alla Madonna.

Il primo di maggio, la tradizionale giornata della festa si apriva con un allegro concerto di campane e sparo di mortaretti, per proseguire alle ore dieci con la raccolta dei doni votivi per le vie della città insieme al Corpo Bandistico “V. Bellini”. Fino al 1955 la Santa Croce veniva portata in processione fino all’Eremo su un carretto trainato da una coppia di buoi, tradizione che si è poi interrotta per motivi che non conosciamo.

Quella della Santa Croce era una festa all’insegna del risveglio, sia della natura che della comunità tutta.Fino a qualche tempo fa alcuni dei giovani, per dare prova della propria forza fisica, si cimentavano in prove organizzate da un’apposita commissione: ‘i pignatieddhi, ‘u travu ‘nsivatu, ‘a ‘ccianata ra muntagna, ‘a cursa che sacca, attività ludiche che, fino a qualche tempo fa, erano tenute vive dall’associazione Motoclub di Rosolini, promotrice del motoraduno regionale del primo maggio. Nel corso del Motoraduno si svolgeva: la gimkana in moto, la corsa con la carriola, il tiro alla fune e la pentolaccia. Al termine dei giochi, venivano fatte le premiazioni e le benedizioni dei caschi, per poi ripartire verso Rosolini con la Santa Croce portata in processione dai motociclisti, da consegnare presso la Stele di via S. Alessandra, dove un altro corteo, a piedi, la riportava lungo le vie S. Alessandra, Rimembranza, Sipione fino alla chiesa del SS Crocifisso.

La celebrazione della Croce Santa ha origine a seguito dei fatti accaduti il 1° maggio 1533, nel luogo che è stato denominato Eremo della Croce Santa. Tale luogo è costituito da quattro chiese scavate nella roccia. In una di queste si narra che un bue, per alcuni giorni, venne costantemente ritrovato, dal suo pastore, dentro una delle grotte (che fu poi denominata per l’appunto grotta del Bove) in ginocchio davanti ad una croce di legno. Da quel giorno quel luogo divenne oggetto di culto prima ancora che Rosolini fosse fondata, e cioè nel 1713. La croce di legno ritrovata era contesa fra i comuni di Rosolini, Ispica e Modica. Si affidò la decisione alla sorte. Così la croce fu posta su di un carro trainato da buoi che, in modo del tutto indipendente, raggiunse l’allora piccolo paese di Rosolini. Questo fu visto come un segno prodigioso e perciò anche definitivo. Da allora Rosolini è della Croce Santa (da noi più comunemente chiamata Vera Cruci) ed essa ci appartiene come simbolo di fede e di storia.

All’interno dell’Eremo la Croce Santa iniziò ad essere oggetto di pellegrinaggio e devozione per due lunghi secoli prima di essere portata nell’attuale Chiesa del Santissimo Crocifisso, dove è custodita all’interno di una teca dorata dalla quale si intravede l’icona del Cristo morente.

L’Eremo fino al XVIII secolo è stato abitato da eremiti. Di uno di essi, che la popolazione locale chiamò Fra’ Croce, ancora oggi, è possibile vedere alcuni oggetti custoditi nel tempo.

Ci auguriamo che la nostra “Cava Santa” possa tornare a splendere nella sua veste agreste brulicante di storia, lasciandoci la possibilità di poterci ancora inginocchiare a pregare o solamente ammirare la maestosità di un dio chiamato natura.