Dimissioni ospedaliere a vent’anni dal Duemila, caratteri cuneiformi e svolazzi illeggibili su documenti fondamentali per la salute delle persone. Sconosciuto l’uso del pc

 

La Civetta di Minerva, 20 aprile 2019

Non v’è medico o cittadino che abbia mai visto dimettere un paziente da alcune divisioni ospedaliere del nostro Nosocomio cittadino con un documento adeguatamente compilato ma soprattutto stampato. Sapere che cosa è accaduto a un cittadino ricoverato, quali esami siano stati eseguiti e con quale risultato è quasi impossibile. Il massimo dello scorno e lo scettro del primato stanno in una divisione famosa per i cartellini di dimissione in cui, escluso il nome e cognome del ricoverato, le parole espresse con geroglifici ardui da interpretare non superano le sei o sette unità. Poiché, anche se tardivamente in questa sfortunata provincia, molte dimissioni da altri luoghi di cura si sono adeguate all’uso della carta stampata e al computer, alcuni miei cari colleghi di università sono riusciti ad andare in pensione evitando di stare ore a digitare sulla tastiera. Capisco che sia comodo omettere la compilazione e molto più rapido scarabocchiare un foglio con dati illeggibili ma il dubbio è sempre lo stesso: chi sorveglia non s’è mai accorto?

È possibile che alcuni personaggi riescano a sfuggire a tutte le regole senza che accada nulla alla loro carriera, che alcune situazioni inveterate di disorganizzazione cronica, ben consolidate nella sfiducia storicamente conquistata presso l’utenza, possano generare lo stesso reddito e carriera per i sanitari? Nel frattempo il privato fagocita con enorme facilità il denaro destinato al servizio pubblico, dirottando su di sé una domanda di salute che viene sempre delusa. Un privato ben organizzato nell’accoglienza, che guadagna sia sulla quota che il Servizio Sanitario Nazionale gli paga ma anche sulle visite a pagamento che eroga.

Un fenomeno che chi dirige la sanità siracusana conosce bene ma che, non si sa come, non riesce a rovesciare, anzi.

La migrazione dei malati al privato o nelle altre regioni ci priva di ogni possibilità di migliorare e di investire cifre sulla nostra struttura pubblica. Non contrastare questi tristissimi fenomeni ci condanna, insieme ai nostri figli, a cercare la salute pagando o emigrando.

A volte, riflettendo sulla cronicità pluridecennale del fenomeno “cattiva sanità pubblica locale = più privato = più migrazione sanitaria”, a voler pensar male si potrebbe concludere che a qualcuno conviene così. I medici e il personale dei reparti che lavorano male, fuori da molti standard di cura, continuano a percepire reddito. I privati, che della loro ignavia hanno fatto tesoro, incassano e si moltiplicano in tutta l’isola. Le regioni del Nord che accolgono i nostri migranti della salute si fanno profumatamente pagare milioni di euro provenienti dai fondi destinati alla nostra città per la salute.

Diventa così naturale tagliare sulle prestazioni ai più fragili, non assumere, non sostituire i pensionati, pre-pensionare il personale, non trovare i fondi per acquistare gli strumenti indispensabili per esercitare una medicina allineata alle più basse performance nazionali. Le regioni del Nord ringraziano e si portano via le nostre risorse sanitarie, e i cittadini, invece di andare in vacanza, ammesso che mai potessero permetterselo, ora fanno i viaggi della speranza.

Resta il dubbio se il personale e i primari di quelle aree della sanità siracusana che procurano le maggiori migrazioni sanitarie in altre sedi, guadagnano tanto quanto gli altri che s’impegnano per eccellere. Non ho dati in questo senso ma io sono ottimista. Certo è che vedo scannarsi come leoni i colleghi per un primariato, ci avranno la loro convenienza!

MEDICINA DIFENSIVA - Non c’è ragazzino con una distorsione, casalinga coll’alluce fratturato, un soggetto operato di piccola chirurgia addominale, che non si becchi una prescrizione di Eparina sottocutanea. Tutti i medici del nostro bene amato ospedale non dimenticano mai di prevenire l’embolia polmonare e le trombosi venose, prescrivendo almeno il triplo di eparine rispetto alle altre città italiane.

Mai, dico mai, una volta che rispettino le norme, dicendo che queste prescrizioni sono a carico del cittadino e non della comunità.

Spetta al medico di famiglia mettersi in conflitto con i propri assistiti, spiegando che tali prescrizioni non sono appropriate e che, se vogliono esagerare con cautele che, per lo più, garantiscono il medico e non il paziente, devono mettere mani al portafoglio.

In questo modo, qualora occorra una rarissima complicanza trombotica, i medici di prima linea possono difendersi mentre sarà il medico di famiglia a rispondere penalmente e civilmente per il diniego della prescrizione.

Per il medico che prescrive in Ospedale basterebbe dire al paziente la frase magica: “Se desidera una garanzia oltre a quelle che assicura la mutua, deve pagare” e tutto si risolverebbe senza danno per alcuno. I costi delle eparine sono altissimi e questo basta per spiegare, una volta per tutte, che il barile è già stato raschiato oltre ogni immaginazione, che i rischi di somministrare farmaci inutili e pericolosi a volte sono superiori al beneficio che si pretende di ottenere!

ANTIBIOTICI A SPROPOSITO - Mentre l’Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) e l’European Medicines Agency (EMA) ci bombardano di allarmi per l’antibiotico resistenza che miete vittime in Italia e in Europa, invitandoci a meditare tanto prima di usare antibiotici a sproposito e in maniera sbagliata, buona parte della classe medica siracusana persiste nelle sue abitudini, ben convinta di operare per il bene delle persone.

In questi giorni si moltiplicano gli inviti dei succitati enti regolatori a non prescrivere i fluorchinolonici nelle infezioni banali, di non usarli nei fragili anziani, pena gravi conseguenze. Ben quattro vecchi antibiotici di questa classe, usati da trenta anni, sono stati in questi giorni ritirati dal commercio.

Ebbene, persino la mia segretaria, che fa da “front office” rispetto alla richiesta di prescrizioni provenienti dalle consulenze specialistiche esterne, mi esorta a intervenire presso le autorità (?) sanitarie di questa città. Il flusso delle prescrizioni di questi farmaci, qui da noi, non solo non rallenta ma in queste settimane aumenta.

Siracusa prescrive quasi il triplo degli antibiotici rispetto a una qualsiasi città europea e non demorde. O siamo tutti infetti o qui c’è qualcosa che non va!

E VAI CON GLI INTEGRATORI A GOGO’! - Vada per chi si occupa di scienze confuse della nutrizione, per chi si prende cura di sportivi, salutisti e vegani, per chi non ha mai visto un malato vero e cincischia con le teorie para-scientifiche e le medicine alternative, per non dire di chi vi cura con il nulla diluito nell’acqua, ma che si continui a prescrivere ai veri ammalati integratori alimentari da parte di specialisti e in dimissione da ricoveri ospedalieri è cosa da discutere e sanzionare in commissione deontologica dell’Ordine dei Medici.

Scommetterei che è più facile che sia chiamato io in commissione per un motivo accuratamente inventato ad arte che qualcuno dei colleghi che si fa pagare per curare con alimenti ed erbe in bustine i veri ammalati.

Ricordo ai distratti che gli integratori non servono a curare i malati ma a integrare l’alimentazione dei sani. Nessun integratore può fregiarsi per legge di azioni farmacologiche su alcuna malattia.

Ora, delle due, una! O in ospedale finiscono i sani che hanno bisogno di integrare la loro alimentazione, o c’è qualche medico che crede che gli integratori servano a curare le persone. In quest’ultimo caso inviterei il Direttore Sanitario dell’Ospedale a indagare bene e, magari, a deferire per “malpractice” i responsabili. Anzi, poiché è anche il Presidente dell’ordine dei medici, potrebbe informare se stesso per richiamare i responsabili a dar conto del fenomeno. Si sa che se il gatto non fa il suo lavoro, i sorci ballano!