“Al di là della pronunzia di merito – ha detto il collega Matteo Lauria a Ossigeno – in Italia diventa sempre più difficile esercitare l’attività giornalistica”

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

Il giornalista Matteo Lauria era stato citato in giudizio da Nicola Tridico, ex presidente della commissione esaminatrice di un concorso per assistenti sociali. Citati anche l’editore e un politico

Soltanto il 29 dicembre 2018 il giudice monocratico del Tribunale di Castrovillari, Guglielmo Manera, ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata 15 anni prima da Nicola Tridico, ex presidente della commissione esaminatrice di un concorso per assistenti sociali presso l’ex Asl di Rossano (Cosenza), nei confronti del giornalista Matteo Lauria, di Antonio Casimiro, segretario locale del Partito Repubblicano all’epoca dei fatti, e di Salvatore Caruso, editore di Radio Rossano Centro. Il Tribunale ha condannato Nicola Tridico a pagare il 50% delle spese di lite a ciascun convenuto.

Nel 2003 negli studi di Radio Rossano Centro c’era Antonio Casimiro. Le sue dichiarazioni furono considerate da Tridico lesive della sua reputazione. In particolare, pur non espressamente menzionato nel corso della trasmissione radiofonica, Tridico assegnò valenza diffamatoria a quanto dichiarato da Casimiro circa alcune irregolarità in un concorso per assistenti sociali, già oggetto di articoli sulla stampa. Inoltre, si legge nella sentenza, Tridico ritenne che fosse diffamatorio nei suoi confronti anche l’atteggiamento di Lauria che, nel condurre la trasmissione, dava a Casimiro la possibilità di esporre la propria tesi e senza prenderne le distanze.

Tridico si riteneva diffamato da alcune espressioni utilizzate da Antonio Casimiro nel 2003, nel corso di una puntata della trasmissione radiofonica “Dialogando” condotta da Lauria e aveva chiesto complessivamente cinquantamila euro, più duemila nei confronti del solo Lauria per violazione della legge sulla stampa.

Per il giudice, le affermazioni espresse in trasmissione “non appaiono tali da compromettere, dinanzi al pubblico, la reputazione di Nicola Tridico, non essendo rivolte alla sua persona, né in modo esplicito, né in modo implicito, né per la loro oggettiva portata”.

“Al di là della pronunzia di merito – ha detto Lauria a Ossigeno – in Italia diventa sempre più difficile esercitare l’attività giornalistica. Oltre alle querele temerarie, ora si ricorre costantemente alle cause civili con continue richieste di risarcimento. Il settore dell’informazione, come tanti, soffre una crisi storica mai vissuta in passato. In uno Stato di diritto – aggiunge – ognuno è libero di adire le vie legali quando si sente leso. Ma lo si faccia con buon senso, tenendo conto dei principi cardini del diritto di critica, di cronaca, della libertà di espressione e di pensiero. L’aggravante – precisa Lauria – è costituita dal fatto che i giornalisti non godono di tutele, a parte attingere a un minimo fondo di garanzia ma solo se si hanno determinati requisiti, né è possibile ricorrere a polizze assicurative. Il giornalista – conclude – sebbene chiamato in causa, e seppure abbia ragione da vendere, quando scatta una querela è costretto comunque a un esborso in termini di denaro”.