Gli ultimi: il giudice di primo grado del Tar di Catania Dauno Trebastoni e il candidato alla vicepresidenza del Consiglio di Stato Sergio Santoro

La Civetta di Minerva, 26 gennaio 2019

Anche il fronte dei politici coinvolti nella trama di corruzione giudiziaria ordita dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore insieme all'amico Alessandro Ferraro a quanto pare è destinato ad allargarsi. Dopo il coinvolgimento nel luglio scorso di Denis Verdini,ex senatore di Ala rinviato a giudizio a Messina con l'accusa di illecito finanziamento del proprio gruppo politico per aver ricevuto dall'avvocato Amara attraverso una serie di passaggi societari trecentomila euro, giovedì 24 si è avuto notizia che tra i 31 nomi per cui la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto dal gip una proroga delle indagini compaiono anche i nomi dell'ex ministro Francesco Saverio Romano, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio, e dell'ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo.

Ed è sempre di questi giorni la notizia del nuovo terremoto che scuote gli ambienti della giustizia amministrativa, prima coinvolti al più alto grado - a livello nazionale il Consiglio di Stato e a livello regionale l'omologo Consiglio di Giustizia Amministrativa - e ora anche colpendo un giudice di primo grado del Tar di Catania, Dauno Trebastoni, che dichiara di poter dimostrare la totale estraneità ai fatti contestati, così come l'attuale candidato alla vice presidenza del Consiglio di Stato Sergio Santoro, l'ultimo dei nomi emersi.

Una ruspa le confessioni dell'avvocato Piero Amara e del suo collega-amico-sodale Giuseppe Calafiore: la loro collaborazione con i magistrati inquirenti di Messina e di Roma si sta rivelando un vero tsunami in grado, almeno questo è l'auspicio, di scardinare la rete di fitte complicità e corruzione che ormai molto spesso si scopre connotare il mondo della magistratura, sempre più in affanno nel cercare dentro se stessa gli antidoti a un tale inarrestabile contagio. Gli episodi di corruzione nei tribunali di Italia si susseguono quasi senza soluzione di continuità, a nostro avviso segno evidente del degrado etico e civile del Paese.

Prima quindi i giudici Virgilio, De Lipsis, Mineo, ora Trebastoni, la punta di diamante della giustizia amministrativa etnea, il 18 gennaio scorso iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione in atti giudiziari nell’ambito della stessa inchiesta che vede protagonisti i due avvocati Amara e Calafiore.

Riccardo Virgilio, ex presidente di sezione del Consiglio di Stato, secondo l'accusa della Procura di Roma, si sarebbe fatto aiutare da Piero Amara e Giuseppe Calafiore a nascondere al fisco 751mila euro - trasferiti dal conto svizzero del giudice, ormai in pensione, alla Investment Eleven Ltd, società con sede a Malta, secondo i giudici romani amministrata da un prestanome, Marco Salonia, ma riconducibile ad Amara e Calafiore -, "per avere emesso e per emettere numerosi provvedimenti in sede giurisdizionale, monocratica e collegiale, verso soggetti i cui interessi erano seguiti dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore”. Due le vicende pendenti avanti al Consiglio di Stato: il contenzioso Ciclat, società in rapporti di fatturazione con le società del gruppo Amara-Calafiore e quello Exitone S.p.a, "società in rapporti di fatturazione con le società del gruppo Amara-Calafiore, detenuta dalla S.T.l. Spa, riconducibile a Bigotti Ezio", anche lui tra gli arrestati (il gruppo Bigotti sarebbe stato favorito ottenendo appalti da 388 milioni di euro, nell’ambito delle gare bandite da Consip). Ma Riccardo Virgilio anche nella vicenda Open Land aveva avuto un ruolo importante quando nel 2013, da presidente del CGARS, aveva riconosciuto alla società un risarcimento da 35 milioni di euro.  “In tale contenzioso – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – Virgilio era il Presidente del Collegio, mentre difensore della società era l’avvocato Attilio Toscano, collega di studio di Amara". E di una perquisizione della Guardia di Finanza presso lo studio dell'avvocato Toscano si è avuta notizia proprio contestualmente all'indagine su Trebastoni e d'altra parte il legale è coinvolto anche in altre vicende processuali con lo stesso Amara (per esempio quella del depuratore Sai8 e del fallimento della stessa Sai8).

Uno stesso "attivo" interesse per l'Open Land è stato la motivazione dell'arresto per corruzione dell'ex giudice del CGARS Giuseppe Mineo. Secondo i magistrati Mineo avrebbe chiesto una tangente da 115mila euro da destinare all'amico Raffaele Drago, ex governatore della Sicilia ed ex deputato, gravemente malato e bisognoso di terapie eccezionali, promettendo di "determinare, nella sua qualità di giudice relatore, il collegio del CGA ad assumere contra legem una decisione favorevole alle imprese Open Land (per il centro commerciale, ndr) e Am Group (per il progetto edificatorio sull'Epipoli) nell'ambito di contenziosi amministrativi con il Comune di Siracusa e la Soprintendenza" e avrebbe inoltre rivelato informazioni riservate sullo svolgimento delle Camere di Consiglio (la somma sarebbe stata versata su un conto a Malta intestato ad Alessandro Ferraro).

E nello stesso filone si inscrive l'azione del giudice Raffaele De Lipsis, presidente del collegio chiamato a decidere sul giudizio in ottemperanza intentato contro il Comune di Siracusa, riottoso al pagamento, dopo la sentenza favorevole di Virgilio.

Ricorsi contro ricorsi ora presso il CGA di Palermo ora presso il Tar di Catania, più volte adito per districare le complesse vicende che hanno riguardato e ancora riguardano il territorio siracusano.

La questione relativa all'autorizzazione commerciale che l'Open Land non ha mai ottenuto a seguito di una conferenza di servizi, come invece il Comune riteneva dovesse essere, è stata trattata da più Sezioni del tribunale amministrativo etneo sin dal 2015, è addirittura approdata a una stupita Corte di Giustizia Europea che si è detta assolutamente incompetente a decidere, ed è stata infine risolta con una sentenza favorevole all'Open Land. E così i sospetti sollevati in passato anche da lettere anonime inducono a essere scettici sulla tempestiva precisazione rilasciata alla stampa dalla Procura di Catania: "In relazione alla notizia relativa alla perquisizione effettuata presso gli Uffici del TAR di Catania e riguardante il giudice Dauno Trebastoni, questo Ufficio rappresenta che la perquisizione presso i locali del TAR ha riguardato esclusivamente il predetto magistrato, indagato per il delitto di corruzione in atti giudiziari unitamente ad alcuni avvocati, tra i quali Amara e Calafiore”. Inevitabilmente tutte le più accese battaglie degli ambientalisti siracusani hanno visto l'intervento dei giudici catanesi: il Porto Spero, la riserva naturale della Pillirina, il piano paesaggistico, e certo altro. Bisognerà aspettare di vedere quanto sia stata ampia la rete dei due avvocati oggi collaboratori di giustizia.