In pochi mesi di governo, Salvini e Di Maio mietono – secondo i sondaggi – consensi sempre maggiori

 

La Civetta di Minerva, ottobre 2018

È tale, così dirompente, il terremoto politico conseguito con il voto del 4 marzo 2018, che la scena politica nazionale, con la nascita del nuovo Governo Lega-M5S, ha già prodotto sorprendenti e perturbanti effetti negli orientamenti sociali, negli umori di gran parte dei cittadini e nel loro rapporto con le classiche culture politiche che per decenni avevano tenuto l’egemonia del paese. È un azzardo, se affermiamo di trovarci di fronte all’emersione – al mutamento di paradigma – di una inedita antropologia di gran parte degli italiani? Noi crediamo di no, dal momento che è grande il turbamento, lo smarrimento che scuote dalle fondamenta i partiti e i movimenti – oltre ai loro leader – che ancora nella cosiddetta Seconda Repubblica avevano tenuto la scena, dividendosela in alternanza: il centro-sinistra e Forza Italia.

Salvini e Di Maio – la Lega e il M5S –, ciascuno con le proprie strategie comunicative, ciascuno con la priorità degli interessi rappresentati, nel breve volgere di alcune settimane dall’insediamento – potremmo dire, quasi a prescindere dal Presidente del Consiglio, Conte –, hanno radicalmente consolidato la propria potenza politica, strutturando una nuova “ideologia italiana”, che ha da subito trovato, stando ai sondaggi recenti, un crescente consenso.

La sinistra – tutta intera: dal PD, partito più forte, sino alle altre formazioni minori – è rimasta spiazzata dalla spregiudicatezza dei vincitori, dal linguaggio di sfida con cui i due principali leader dei movimenti vittoriosi hanno iniziato a proseguire, dal Governo, ad una campagna elettorale permanente, assumendo con efficacia la veste e il timbro che un tempo furono espressi nel motto: «partiti di lotta e di governo». Sono così riusciti a cambiare integralmente, dandogli legittimità politica, le parole d’ordine e il “senso comune” della stessa “prassi costituzionale” – si pensi allo stesso “contratto di governo” – iscrivendo il patto di potere tra Salvini e Di Maio nella logica di un accordo politico che mentre li unisce, li divide nelle loro differenti “sfere di influenze” sociali ed elettorali. Con l’esito strabiliante di compattare il corpo sociale di riferimento, che sembra aderire piattamente al carattere surrealmente “privatistico” del loro accordo politico-istituzionale per il governo del Paese.

Di fronte a tutto ciò, errori, limiti – tattici e strategici –, baloccamenti ed afasia politica del PD, innanzitutto, già manifestati nella fase precedente alla formazione del Governo, e irrilevanza del resto della sinistra, offrono l’immagine dell’estrema difficoltà in cui si trova, letteralmente, in stato di abbandono e vuoto di rappresentanza il pur vasto corpo sociale democratico – una sorta di non indifferente “moltitudine” solitaria nazionale – che si vede costretta a reagire o a provare a “resistere” (resistere, resistere?) ai vincitori e alle loro mosse spregiudicate: dalla questione immigrazione, al caso “Diciotti”, al più recente “caso Riace”, ora anche di fronte ai temi caldi, sollevati dai contenuti del DEF (documento economia e finanza), pur se quest’ultima questione, dirimente e dirompente per le sorti del paese e della stessa Europa, inizia a svelare la pochezza e la confusione strategica regnante dentro la compagine governativa, evidenziando pressappochismi, inesperienze e l’alleanza appiccicaticcia, ma funzionale, che lega la spregiudicatezza di Salvini all’estrema incompetenza e infantilismo dei Ministri del M5S.

Sin qui, la cronaca. Il tema e la questione – assolutamente rilevanti ed urgenti – sono racchiusi in questa domanda: come può essere rilanciata una vera e propria «controffensiva democratica di massa», in grado di dare senso ad un’azione politica che sappia incidere, non solo negli interstizi delle contraddizioni pattizie della politica dei vincitori – evitando di giocare carte di mera rimessa politica –, ma che sappia configurare un vero e proprio percorso politico costituente, ricco di significati aperti ed unificanti di un più vasto corpo sociale smarrito e senza “rappresentanza”?

È evidente a tutti che il voto primaverile del Parlamento europeo costituisce l’ancoraggio e l’orizzonte politico su cui proiettare lo sguardo per questo processo di alleanze. E l’iniziativa va giocata dall’alto e “dal basso” “Dall’alto”, la raccomandazione va fatta ai leader e gruppi dirigenti dell’intero fronte (per semplificare) di centro-sinistra, e ciò non dipende da noi – se non un generico appello, auspicando che dall’attuale afasia politica si possa uscire da subito! –, mentre ciò che “dal basso” deve essere tentato è un lavoro sapiente, inclusivo, ampio ed aperto e, davvero, oltre gli schematismi divisivi del recente passato, per prefigurare nei Comuni veri e propri patti di alleanze e di iniziativa politica che diano il senso di una capacità di autorevole e riconosciuta rappresentanza politica, anche lavorando sui temi dei territori, anzi mettendo a fuoco – ricorro a due categorie decisive, attorno a cui costruire “Idee-forza” politiche per ritessere una “comunicazione” con fette del corpo sociale – iniziative programmatiche costruite su: “bisogni” ed “interessi”. Declinando, nel merito e nella concretezza delle proposte, in che modo il tema “bisogni” (lavoro; periferie; qualità dei servizi; assistenza, ecc.) e il tema “interessi” (investimenti; formazione/sviluppo di ricchezza e loro messa a frutto – si pensi a ciò che si muove attorno alla “questione turismo” a Siracusa e zona sud – PRG, area nuovo Ospedale; Bandi Europei; area industriale e agroalimentare, ecc.) catalizzino il luogo di germinazione di quella domanda di «insorgenza vitale» della società.

Il paradosso che stiamo vivendo anche a Siracusa è la quasi totale assenza del suo «intelletto collettivo» di natura politica che sia in grado di inaugurare un pur timido tentativo di un «nuovo inizio». Basti vedere il ruolo irrilevante, silente, dormiente dei gruppi dirigenti dei partiti e dei loro leader autorevoli – dirigenti e deputati, o ex deputati – incapaci di esprimere la minima capacità di relazione sociale, venendo meno alla loro funzione dirigente, pur se sino a pochi mesi fa raccoglievano migliaia di voti e consensi. Chi potrà raccogliere – se condiviso – questo auspicio?