A margine della delibera del consiglio comunale del 7 agosto 2018

 

Con la pubblicazione, in data odierna, della delibera del 7 agosto del 2012, in cui il consiglio comunale non ha convalidato la mia elezione a consigliere, si conclude una parte di una triste pagina della vita politica della nostra comunità. Una parte, ma non tutta.

Desidero manifestare la mia gratitudine ai tanti che in questi giorni travagliati, in vario modo mi hanno espresso la loro solidarietà e a miei elettori che mi avevano manifestato fiducia. I termini della vicenda, per l’ ampia eco datane dalla stampa, sono noti: è stato ritenuto che la mia presenza nel consiglio di amministrazione del Consorzio Plemmirio, che gestisce per conto del Ministero per l'Ambiente l'area Marina Protetta (incarico peraltro svolto a titolo gratuito e dal quale mi sono dimesso), precludesse la mia candidatura a consigliere comunale e ciò, nonostante il parere argomentato e contrario espresso, nel corso della medesima seduta consiliare, dal Segretario Generale del Comune.

Si è trattato, pertanto, di un voto meramente politico, non a caso pronunciato dai soli consiglieri (e non tutti) appartenenti allo schieramento avverso all’attuale giunta, della quale il sottoscritto, insieme ad altri 8 consiglieri, è sostenitore. È stata imposta platealmente la logica dei numeri, che vede il centrodestra maggioritario (18 su 32) in Consiglio comunale.

Nessuno dei votanti in favore della mia ineleggibilità ha voluto ed ha saputo entrare nel merito della questione, a cominciare dal profilo giuridico originario del Consorzio Plemmirio, la cui normativa di riferimento (legge 6 dicembre 1991, n. 394) sostiene che tutti i poteri direttivi e di vigilanza e controllo siano rimessi ad autorità statali. Ciò porta, conseguentemente, ad escludere che, in questo caso, il Comune di Siracusa (socio promotore, unitamente all’ex Provincia, del Consorzio Plemmirio) possa esercitare, nei confronti dell’ente, alcun penetrante potere di ingerenza, unica ragione giuridica prospettabile a sostegno della non eleggibilità dei suoi amministratori.

Gli esperti che ho avuto modo di consultare mi hanno confermato in ogni caso che anche sul piano giuridico la mia candidatura era e rimane perfettamente legittima, laddove illegittima nel merito ed irrituale sul piano procedurale è viceversa da ritenere la delibera consiliare che non ha riconosciuto la mia eleggibilità. Proporrò quindi ricorso giudiziario per rivendicare e tutelare non tanto le mie ragioni, quanto quelle della corretta applicazione della legge e degli elettori che mi hanno votato, ai quali sento di dovere in ogni caso esprimere, insieme ai miei ringraziamenti, anche il rammarico per quanto è mio malgrado accaduto.