Nel nuovo giallo di Mariano Sabatini il giornalista e scrittore scava con maestria negli abissi della psiche

 

La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018

Forse è proprio il secondo libro il vero banco di prova della tenuta di uno scrittore e Mariano Sabatini, giornalista e critico televisivo, sembra proprio voler confermare la regola. Dopo “L’inganno dell’ippocastano” (uscito per i tipi di Adriano Salani Editore e tra l’altro Premio Ennio Flaiano e Premio Romiti opera prima 2017), romanzo che adombrava quasi anticipatoriamente gli scandali di Roma capitale e le elezioni del nuovo sindaco dell’Urbe attraverso il districarsi del gliuòmmero dell’assassinio di un imprenditore, la seconda avventura del giornalista Leonardo Malinverno – bel tenebroso ma, se possibile, stavolta ancora più cupo nella sua metereopatica scontentezza nonostante i successi lavorativi e amorosi – scava negli abissi della psiche umana con la sconvolgente storia di un serial killer, il Tatuatore, dai rituali tanto macabri quanto indicativi della nostra ossessione attuale per l’immagine, l’icona, il segno, di cui il tatuaggio è simbolo e correlativo oggettivo insieme, verrebbe da dire pensando a Eliot.

“La Civetta di Minerva” ha incontrato Mariano Sabatini per voi.

Anticipaci qualcosa: quella di Malinverno sarà una trilogia o potrebbe diventare un seriale? E... potrebbe esserci una trasposizione televisiva, come quelle cui ci hanno abituato i libri di Camilleri e di altri colleghi?

Sto scrivendo la terza avventura, sono a un terzo… scrivere gialli è difficile perché tutto deve rigorosamente tornare, non bisogna ingannare i lettori, ma disseminare gli indizi per rendere il gioco “alla pari” tra Malinverno e il lettore. Quanto alla fiction, magari! Secondo me i romanzi si presterebbero e Luca Argentero, che ha letto e amato le storie di Malinverno, sarebbe felicissimo di dargli il volto. Per me è perfetto, lui spiccicato. Sia fisicamente sia come caratteristiche morali.

Il noir non è Triviallitteratur, letteratura destinata al semplice consumo: credo che la Napoli di un Di Giovanni, la Sicilia di Camilleri e Piazzese, la Roma che tu, Manzini e altri autori disegnate come sfondo e protagonista insieme delle vostre storie, possano essere viste in una luce dal taglio particolare, quello della vostra penna. Ritieni i tuoi romanzi un modo per raccontare Roma e la società contemporanea?

Ma certo, il romanzo “di genere” rimane un romanzo e la suspense che richiede serve per far passare temi come la commistione capitolina tra mafie e politica, come nel caso dell’Inganno dell’ippocastano, o come il dilagare conformistico del tatuage in “Primo venne Caino”, per il quale ho letto molti libri di antropologia e sociologia. Il giallo o noir è un rivelatore sociale.

In molte descrizioni dei tuoi libri ascolto la voce di Malinverno che mi sembra un po' la tua, quella che ho imparato a conoscere dai tuoi libri sulla tua attività di giornalista e dai tuoi pezzi, da "Metro" in poi...

Inevitabilmente quando si scrivono storie si fa autobiografia, non nel senso che si raccontano fatti propri. Ma si riversano nei dialoghi pezzi di conversazioni afferrate qui e là, un tic, un vezzo linguistico, i personaggi sono sempre ispirati a qualcuno conosciuto. Poi si mescola realtà e invenzione e il senso di onnipotenza che se ne ricava è impagabile.

La tua scrittura è scorrevole, vivace nel ritmo, anche se narra storie forti come quella del "ladro" di tatuaggi. Penso al "canaro" della Magliana e a "Dogman" di Garrone con il suo stupefacente protagonista, Marcello Fonte. Credi che un noir come il tuo contribuisca ad illuminare i pozzi oscuri della psiche umana?

Ti dirò, anche della propria. Gli psicanalisti la chiamano zona cieca, quella che è percepibile agli altri più che a noi. Uno scrittore riesce a guardarsi da fuori, almeno mentre scrive, e a contattare parti di sé che altrimenti rimarrebbero sepolte. Non ho mai ucciso nessuno, ovviamente, ma per dar vita alle parti del Tatuatore ho dovuto calarmi nell’inferno mentale di un serial killer. Da quello che mi dicono i lettori e le recensioni ci sono riuscito bene. E un po’ mi inquieta.