Improcrastinabili le iniziative suggerite da Siracusa Resiliente. Messaggi inviati a Luigi Di Maio, Stefano Zito, Roberto Pasqua, Paolo Ficara: nessuna risposta

 

La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018

Dopo tre mail inviate a Luigi Di Maio, a cui il documento di Siracusa Resiliente era stato fornito brevi manu per due volte, il nostro collaboratore Concetto Rossitto, componente del pensatoio locale coordinato da Tati Sgarlata, si rivolge per iscritto ai rappresentanti parlamentari pentastellati del nostro territorio. Pubblichiamo di seguito la lettera inviata a Stefano Zito, Giorgio Pasqua e Paolo Ficara. Nel primo numero del prossimo ciclo, subito dopo la ripresa autunnale della pubblicazione della Civetta, riferiremo circa gli eventuali risultati dell’iniziativa.

«Cari amici vi riporto qui sotto (e in allegato) tre mail inviate a Luigi Di Maio con le relative date. Non ho ancora ricevuto alcuna risposta. Il che è, per molti aspetti, comprensibile: il destinatario avrà mille cose più importanti da fare che mettersi a rispondere a tutti coloro che gli inviamo qualche messaggio. Ma io non demordo. Credo che il documento che gli ho consegnato per due volte (a Siracusa nel salone del Liceo Corbino e, successivamente, a Floridia, in piazza Umberto, durante la campagna elettorale per le Comunali) abbia una certa validità. Si tratta delle “Otto Proposte di Siracusa Resiliente”, che voi conoscete già. Tra di esse ce n’è una che consentirebbe di ridurre il debito pubblico in modo indolore e in alternativa al costosissimo fiscal compact, che ci impegnerebbe a pagare rate di circa 50 miliardi per vent’anni. Un salasso insostenibile per l’Italia, che è già costretta a pagare interessi per 70 / 80 miliardi annui.

Un’altra proposta riguarda la possibilità di passare, rimanendo nell’euro, da una moneta emessa “a debito” ad una moneta “valore”. L’idea non è affatto peregrina: la Svizzera ha realizzato il 10 giugno su tale tema un referendum, che purtroppo ha visto prevalere la preferenza per la moneta emessa a debito, cara agli interessi del sistema bancario. Potenza delle pressioni mediatiche…!

http://www.repubblica.it/economia/2018/06/10/news/svizzera_bocciata_al_referendum_la_moneta_sovrana_-198646610/]

Io credo che il tema della modifica del sistema di emissione debba essere posto con forza e determinazione alla attenzione di tutti i partner europei. E che debba essere spiegato con la dovuta chiarezza. Se rimaniamo con una emissione “a debito” e se la BCE continuerà ad avvalersi del divieto di fungere da prestatore di ultima istanza (sono due questioni diverse ma correlate), il nostro debito pubblico crescerà inevitabilmente. E di ciò sarà concausa proprio il sistema di emissione. Lo spiego meglio con due domande:

  1. Perché uno stato dell’eurozona deve prendere in prestito da banche private (ad interesse di mercato) quella moneta che le banche prendono a prestito dalla BCE a tasso di favore (tasso di sconto, oggi pari a zero)? Oltretutto la moneta moderna non vale per un sottostante aureo ma solo grazie alla legge degli Stati, che la impongono come mezzo di pagamento e puniscono, giustamente, i creatori e gli spacciatori di moneta falsa. Sarebbe giusto prevedere, statutariamente, che la moneta di nuova creazione venisse consegnata a tutti gli Stati dell’eurozona, proporzionalmente alla loro consistenza demografica. L’emissione avverrebbe per semplice trasferimento delle quote spettanti al Tesoro dei singoli Stati e la massa monetaria entrerebbe subito in circolo. Sarebbero stati una salutare iniezione nell’economia reale, per esempio, i 2590 miliardi già creati con Q.E. in tutto il periodo pregresso e ancora da creare sino al termine previsto; mentre le banche hanno invece evitato in vari modi di immettere quella moneta nel sistema economico, vanificando in gran parte le intenzioni di Draghi.
  2. In alternativa, se proprio si vorrà rimanere nel sistema di emissione “a debito”, perché continuare a vietare che la BCE funga da prestatore di ultima istanza? Rimuovere questa assurda norma consentirebbe agli Stati di approvvigionarsi di moneta (nella misura autonomamente stabilita dalla BCE), ottenendola in prestito a tasso di sconto, oggi addirittura pari a zero ma comunque sempre inferiore di molto al tasso di mercato. Perché gli Stati (fonte del valore acquisito dalle banconote ope legis) devono pagare un sovrappiù ai mercati o, meglio, al sistema bancario, che deve lucrare parassitariamente su questo prestito indiretto?

Quanto ai titoli debitori pubblici già rastrellati dalla BCE sul mercato secondario (in ossequio alla balorda normativa attuale, che vieta il prestito diretto), il M5S farà bene a pretendere che tale massa di titoli debitori rimanga congelata in seno alla BCE e che su di essa sia applicato il tasso zero. Se non ho afferrato male, era questo il senso di una vostra recente proposta di congelamento/annullamento di circa 240 miliardi di debito pubblico, contenuta in una bozza del Contratto per il cambiamento.

Secondo i miei calcoli di profano, dividendo i 2.590 miliardi che saranno stati creati al termine previsto del Q.E. per i 340 milioni di abitanti dell’eurozona e moltiplicando il quoziente (cioè la quota capitaria) per i 60 milioni di cittadini italiani, si ottiene il risultato di 457 miliardi come quota spettante agli italiani. Ma nella bozza di Contratto si ipotizzava il congelamento di soli 240 miliardi. I vostri calcoli saranno certamente più esatti dei miei. Ma, in definitiva, al di là delle cifre, l’importante è che passi o che sia accolto il principio.

Inoltre l’esperienza del Q.E. di Draghi dovrebbe servire a suggerire una strategia analoga. La si potrebbe definire “Quantitative Eating”: le banche potrebbero essere precettate o costrette a ridurre il loro indebitamento “fittizio” nei confronti della BCE, riscattando tale esposizione debitoria mediante i titoli di debito pubblici che hanno in pancia. In altri termini le banche dovrebbero essere costrette a saldare il loro debito (fittizio) verso la BCE, pagandolo con i BOT che hanno in pancia. E la BCE dovrebbe inghiottire tali titoli del debito pubblico, che sostituirebbero gli attuali titoli debitori delle banche.

A tal punto la BCE verrebbe ad avere nel proprio bilancio un debito/credito reciproco nei confronti degli Stati. E… somme uguali e contrarie si possono elidere. O possono rimanere bilanciate, senza produrre interessi e senza esporre gli Stati a manovre speculative dei mercati. In ogni caso gli Stati non pagherebbero più alle banche gli interessi su quel debito pubblico incamerato dalla BCE. E a questo punto quella quota di debito pubblico, se non elisa, sarebbe fittizia, non producendo più interessi. Anche questa proposta rientra tra le otto del documento di SRRS consegnato a Di Maio.

Se non ora, quando? Se queste proposte (qualora siano integralmente o parzialmente condivise dal M5S) non saranno portate avanti adesso, quando potrà farsene carico il Movimento? Sarebbe imprudente aspettare troppo, considerato il rischio che Salvini possa silurare l’attuale maggioranza quando ritenga conveniente per la sua lega correre verso elezioni anticipate.