La nostra provincia penultima in Sicilia, superata da Agrigento, e fra le ultime in Italia. Col 12% di pazienti sofferenti di rene policistico tra i dializzati 2016 la  percentuale più alta nell’isola

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

La malattia renale cronica rappresenta un problema di vaste dimensioni che coinvolge, oltre che i nefrologi, anche i medici di medicina generale e numerose categorie di specialisti. Malattia progressiva spesso legata a fattori di rischio come diabete e ipertensione. Nell’ultimo stadio prevede il ricorso alla dialisi e al trapianto. Una diagnosi precoce può consentire un’adeguata gestione della malattia e rallentarne l’evoluzione verso stadi più avanzati, migliorando la qualità della vita dei pazienti ed ottenendo un risparmio in termini economici.

La prevalenza della malattia è in aumento per vari fattori, tra i quali i più rilevanti sono: l’invecchiamento della popolazione, il contemporaneo aumentato delle patologie che costituiscono fattori di rischio, la maggiore attenzione posta alla diagnosi.

Recentemente la nostra città è stata sede di un convegno, per celebrare i 50 anni della nefrologia siracusana, che ha visto presenti le massime autorità scientifiche nazionali ed internazionali in campo nefrologico nonché tutta la nefrologia siciliana universitaria, ospedaliera e del privato accreditato.

Nonostante gli indubbi progressi raggiunti, Siracusa anche in questo campo non brilla per l’entità del fenomeno superiore alla media regionale e nazionale.

Purtroppo come per altri settori della sanità, vedi l’ultimo numero di questo giornale dove sono stati pubblicati i dati sulla mortalità evitabile che vede la nostra provincia in fondo alla classifica nazionale in particolare per il sesso femminile, anche quello della malattia renale cronica ci riserva una situazione non proprio lusinghiera. La prevalenza, il numero dei soggetti in rapporto alla popolazione che si sottopongono a dialisi in un anno, pone la nostra provincia penultima in Sicilia superata solo da Agrigento e fra le ultime in Italia.

 

Il trend progressivamente negativo che si evidenzia nel grafico 1 viene confermato ed ulteriormente aggravato dai dati di incidenza (nuovi casi nell’anno), che nel 2016 risultano i più alti della Sicilia in rapporto alla popolazione (grafici 3 e 4). Tale circostanza determinerà un conseguente aumento, negli anni a venire, del numero dei soggetti complessivamente sottoposti a dialisi.

 

 

Questa particolare situazione della provincia di Siracusa è in parte determinata dall’alto numero di soggetti che soffrono di una patologia altamente predisponente alla malattia renale cronica e conseguentemente alla necessità nel tempo di essere sottoposti a dialisi. Tale patologia conosciuta con il nome di rene policistico è presente nel 12% dei pazienti siracusani che sono stati sottoposti a dialisi nel 2016. Si tratta della più alta percentuale tra le province siciliane.

Il rene policistico è una malattia ereditaria la cui incidenza è stimata mediamente in un caso ogni 1000 nati vivi; una piccola percentuale potrebbe essere legata all’azione nefrotossica di alcune sostanze chimiche come farmaci, metalli pesanti, pesticidi.

Un’altra patologia rilevante nel determinare l’insufficienza renale grave che necessita di dialisi è il diabete. La sua incidenza nella popolazione dializzata della provincia di siracusa è del 18% come causa primaria della insufficienza renale, ma in un altro 12% dei pazienti dializzati è presente come malattia associata.

Infine, l’ipertensione che è causa di patologia renale richiedente un trattamento dialitico in un altro 18% dei casi e si ritrova come disturbo associato in oltre l’80% dei pazienti in dialisi.

Apparentemente la consistenza numerica dei soggetti dializzati non sembra particolarmente elevata; nel 2016 il loro numero medio è stato di 422, di cui solo il 10% circa trattati nelle strutture pubbliche. I nuovi casi, 106 nel 2016, hanno invece iniziato il trattamento nei centri pubblici per circa il 67%.

Questi dati indicano inequivocabilmente che vi è un consistente travaso dei soggetti che iniziano la dialisi, dalle strutture pubbliche ai centri privati. Il fenomeno è dovuto certamente ad una migliore capacità attrattiva del privato ma anche ad una carente offerta pubblica la cui dotazione di posti tecnici (non si tratta di veri posti letto) non può far fronte alla consistente domanda di assistenza.

Numeri che sembrano di piccola entità dicevo, ma i costi del trattamento sostitutivo dialitico sono di tutt’altra grandezza. E’ stato stimato che il costo annuo in Italia per le dialisi, equivale a circa l’1,8% del Fondo Sanitario Nazionale e cioè poco meno di 2 miliardi di euro che vengono spesi per circa 50.000 pazienti.

Ritardare la progressione della malattia sin dal suo esordio con una prevenzione primaria, o rallentarne l’evoluzione nei soggetti con compromissione funzionale moderata prima che si renda necessario il trattamento dialitico, certamente determina un netto miglioramento della qualità della vita e comporta inoltre un consistente risparmio per il SSN.

Se si riuscisse a ritardare di 5 anni l’ingresso in Dialisi del 10% dei pazienti, si avrebbe un risparmio complessivo di 2,5 miliardi di Euro su base nazionale nel periodo considerato (Ministero della Salute – Documento di indirizzo per la Malattia renale cronica).

Il tasso di incidenza di soggetti che hanno iniziato la dialisi registrato negli ultimi 5 anni in provincia di Siracusa indica che raggiungere l’obiettivo del 10% prima descritto, consentirebbe un risparmio complessivo di quasi 5 milioni di euro in un quinquennio, risparmio da poter reinvestire per potenziare le strutture pubbliche.

Al contrario abbiamo assistito, sebbene in maniera ondulante, ad un aumento dell’incidenza. Eppure basterebbe un modesto investimento, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale, per ottenere tale risultato con innegabile vantaggio per i pazienti. Servirebbe in definitiva un’effettiva volontà di fare prevenzione e una conduzione sanitaria dell’ASP di Siracusa attenta ai reali problemi di salute della cittadinanza.

Un altro esempio delle magnifiche sorti della sanità siracusana che ci lascia la cessante direzione aziendale.