Si moltiplicano le voci sulla scelta di collocare all’interno del porto il serbatoio di stoccaggio di 10.000 m3 di gas. Per la sua pericolosità, sarebbe meglio farlo offshore

La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018

Finché la piattaforma dominante per la gestione, l’alimentazione, e la movimentazione dell’attività economica italiana rimarrà basata sull’infrastruttura della seconda rivoluzione industriale, con le sue energie fossili e fissili, ciò comporterà svantaggi, perdita di competitività, diseconomie di scala, maggiori pericoli per le comunità e maggiore  inquinamento. Come sostiene Jeremy Rifkin, l’infrastruttura della seconda rivoluzione industriale ha fornito la base per un insediamento manifatturiero e di trasformazione dei prodotti, ma quel modello ha ormai raggiunto il limite massimo della sua produttività in tutte le nazioni industriali negli ultimi 15-20 anni ed oggi determina  il costante calo del Pil e un corrispondente aumento della disoccupazione. Anche se dovessimo rimodernare l’infrastruttura della seconda rivoluzione industriale, l’effetto sull’efficienza aggregata sarebbe estremamente limitato, e così anche sulla produttività, sulle nuove opportunità di business e sull’occupazione. I combustibili fossili e l’energia nucleare sono ormai superati. Le tecnologie progettate e realizzate per funzionare con queste energie, come le forme di trasporto basate sul motore a scoppio, hanno esaurito quasi del tutto la loro produttività.

LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. E’ adesso necessario costruire ed estendere una nuova infrastruttura intelligente di Terza Rivoluzione Industriale. A tutt’oggi però l’Italia rimane fanalino di coda al 25° posto sui 28 Paesi dell’Ue nel Rapporto Desi (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea, che misura lo stato di avanzamento nell’economia e nella società  di ciascuno Stato membro dell’Ue. Eppure questa diventa una priorità fondamentale nel riposizionamento dell’Italia per la transizione verso la nuova dimensione di spazio economico pienamente integrato. Se l’Italia riuscirà ad allestire ed estendere al massimo questa nuova infrastruttura, riuscirà a scatenare una nuova ondata di produttività che, questa sì, continuerà a crescere nella prima metà di questo secolo, coinvolgerà praticamente ogni settore per i prossimi 40 anni ed impiegherà molti lavoratori specializzati, semi specializzati e di professionisti, potrebbe rendere possibili nuovi modelli di business e nuovi tipi di figure professionali proprie del paradigma economico della nuova economia a basse emissioni di carbonio, rispettosa, quindi, del clima ed utile per accompagnare la transizione verso le energie rinnovabili per un’Italia intelligente.

IN EUROPA.  Si stanno sviluppando, nell’Unione Europea, piani per una rigenerazione industriale ed energetica completamente integrata e iniziative di sviluppo per accompagnare la transizione delle loro economie: la regione Hauts-de-France, il Lussemburgo e soprattutto la regione metropolitana di Rotterdam e L’Aia. Queste tre regioni hanno stabilito una nuova pietra miliare nella governance dello sviluppo economico e sociale che riflette la natura della nuova infrastruttura in corso di preparazione.
Mentre la Prima e la Seconda rivoluzione industriale sono state progettate per essere centralizzate, verticistiche, proprietarie e verticalmente integrate, la Terza rivoluzione industriale è tendenzialmente distribuita, collaborativa, aperta e crea economie di scala in modo laterale, e questo richiede una governance di tipo nuovo.
Lo scorso anno la Commissione Europea ha annunciato l’iniziativa Smart Europe progettata per creare un’infrastruttura digitale trasparente nonché la relativa transizione energetica rinnovabili in tutta l’Unione europea per aumentare la produttività, creare nuove imprese e occupazione e far progredire l’economia a basse emissioni di carbonio. La Commissione Europea ha creato un fondo di sviluppo economico di 630 miliardi di euro - il cosiddetto Fondo Juncker - che sarà in parte dedicato alla costruzione e alla massima estensione possibile della nuova infrastruttura Smart Europe di Terza Rivoluzione Industriale.

IN SICILIA. Anche in Sicilia se si continua a puntare su energie tradizionali ed in assenza di un piano energetico regionale innovativo, resteremo al palo in termini relativi ed assoluti.

Si parla di un progetto che già sarebbe in avanzata fase di autorizzazione per la costruzione, all'interno del porto di Augusta, di un serbatoio di GNL per lo stoccaggio di 10.000 m3 di GNL (Gas Naturale Liquido), di cui una parte, ancora allo stato liquido, verrebbe utilizzata per rifornire le navi progettate per usarlo, mentre l’eccedenza verrebbe rigassificata per utilizzarla allo stato gassoso.
I Cittadini di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa manifestano perplessità e preoccupazioni derivanti da notizie apprese sul progetto che prevede la realizzazione di detto deposito di GNL e che, se piazzato in un’area ad alta concentrazione di impianti industriali, potrebbe aggravare le condizioni di rischio, di sicurezza ambientali già fortemente compromesse. Il Prof. Luigi Solarino, già ordinario di Chimica Industriale - Università di  Catania e presid. di Decontaminazione Sicilia,  afferma: “Si sa che il GNL rimane allo stato liquido fintanto che la sua temperatura è uguale o inferiore a -162°C, mentre si trasforma in gas quando raggiunge valori termici superiori e si verifica la rigassificazione. Considerato che, nella fase di trasferimento del GNL dalle navi gasiere al serbatoio di stoccaggio o dal deposito alle navi che lo utilizzano, potrebbero verificarsi perdite di GNL, e la nube di gas freddissima che si formerebbe (1mc di GNL genera 600 mc di gas) fluttuerebbe nell’aria a bassissima quota (perché molto più pesante dell’aria circostante) e poi trasportata dai venti vicino alle torce sempre accese dell’adiacente petrolchimico ne incontrasse le fiamme? Lo scenario sarebbe apocalittico e terrificante: un mostruoso incendio che, partendo dall’alto, si abbatterebbe su impianti e serbatoi esistenti con un consequenziale effetto distruttivo a catena.Il contrammiraglio Nicola de Felice, Comandante Marittimo Sicilia, ha presentato il nuovo progetto a tutela del mare delle Unità della Marina Militare di Augusta: “La flotta verde è una sfida importante che la Marina si pone in qualità di Forza Armata promotrice di innovazione: il progetto di un combustile alternativo a quello fossile. È un progetto che prevede tra l’altro la possibilità di utilizzare i motori delle nostre navi anche con il GNL gassificato, energia pulita a basse emissioni che ci consente di confrontarci nel breve periodo con il problema dell’inquinamento marino”.
Ma i cittadini non si spiegano come gli organi decisori non abbiano valutato la realizzazione di detto deposito offshore e non all'interno della rada di Augusta.

Fonti: Rapporto Desi (Digital Economy and Society Index), “Smart Europe” e Fondo Junker della Commissione Europea.