Il Bar sotto il Mare (castigat ridendo mores) - Parte da Augusta la possibilità di una clamorosa svolta ideologica del movimento

 

La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018

Della serie “I grandi interrogativi della vita”: Se il Movimento 5 Stelle non è di destra né di sinistra, allora è di centro? Come è ormai noto dall’Alpi alle Piramidi dal Manzanarre al Reno, il giovane/vecchio Di Maio, ribadendo la centralità del M5S per la formazione di un governo presieduto da lui medesimo, si è rivolto sia al legaiolo lumbard Salvini per un accordo con il centrodestra - a patto che sia deberlusconizzato - sia al Pd per un accordo in do-minore per chitarra e tamburello, a patto che Renzi faccia il tamburello.

Qualche commentatore ha paragonato l’apparente gioco tattico a tutto campo dei pentastellati alla “politica dei due forni”: metafora coniata dal fu Giulio Andreotti per spiegare la strategia della Democrazia Cristiana, adottata sin dagli anni Sessanta, di “acquistare il pane che gli serviva in uno o nell'altro forno”, ossia di allearsi alternativamente con partiti di destra o di sinistra in base ai propri interessi. Va da sé che il pane di quei governi spesso risultava fatto con lievito cattivo e si sgonfiava durante la cottura.

Per gli antipatizzanti  del M5S, il remake con farina grillina della teoria dei due forni andreottiana è considerato alla stregua di una non proprio divertente supercazzola con duplice scappellamento a destra e a sinistra.

A ciò si aggiunge il quesito della serie “I grandi interrogativi della vita. Volume 2”: Ma cosa s'intende oggi per destra e sinistra, non riferendoci alle mani né a delle indicazioni stradali?

A tal riguardo è il caso di ricordare che a metà degli anni '90 il caustico Giorgio Gaber diede un'ironica rappresentazione della confusione ideologica e della banalizzazione già allora in atto del significato politico dei due termini, cantando che “I collant son quasi sempre di sinistra, / il reggicalze è più che mai di destra, / la pisciata in compagnia è di sinistra, / il cesso è sempre in fondo a destra” e via satireggiando.

Ritornando velocemente al presente c’è da registrare la posizione kamasutrica-gastronomica del professor Goloso De Bracis che definisce, senza mezzi termini e senza mezze stagioni, quello  dei  5 Stelle “un movimento né carne né pesce”. Più articolata è invece l’opinione del filosofo Gennaro Triccheballacche che, rifacendosi a un noto verso del Battiato, ipotizza che Di Maio possa essere mosso dall’irrefrenabile ricerca di un centro di gravità permanente.

E mentre ci si arrovella inutilmente con “I grandi interrogativi della vita. Volumi 3, 4, 5” e i cabbasisi cominciano a fare scintille, una soluzione per uscire dall’impasse, dalla diatriba destra-sinistra/di sopra-di sotto, i post grillini ce l’hanno al loro interno ma i vertici non se ne sono accorti.

Eppure ad Augusta l’amministrazione comunale guidata giustappunto da una giunta del M5S (a dimostrazione di cosa vuol dire badare al concreto e saper valutare quali sono le priorità da affrontare in una realtà difficile come quella megarese) pochi mesi fa ha dato un segnale politico non indifferente, purtroppo finora non valorizzato e pubblicizzato in modo adeguato. Lacuna che vogliamo colmare qui dalle colonne del Bar Sotto il Mare.

Intanto è giusto dar merito a tre consiglieri comunali pentastellati – Giacomo Casole, Orazio Esposito e Vittorio Meli – di avere per primi invitato il sindaco e la giunta, mediante una mozione d’interesse, “ad individuare e intitolare una via non secondaria o una piazza a Carlo III di Borbone, Rex Utriusque Siciliae 1734-1759”.

Proposta fatta propria da tutta la rappresentanza del movimento in consiglio comunale dove, a tale fondamentale argomento, è stata dedicata un'intera seduta conclusa con l'approvazione a larga maggioranza della suddetta mozione; definita dai suddetti presentatori “un primo importante passo, per rimediare ad una ingiustizia storica, in quanto la figura dei  re di Casa Borbone, sono stati ingiustamente calunniati e vilipesi da una indegna retorica risorgimentale che intendeva svilire e sminuirne l'importanza, proprio per giustificare l'invasione e la dissoluzione del regno”.

Poco importa lo strafalcione grammaticale e l’abbondanza di virgole. Del resto “Abbondandis in abbondandum!” direbbe Totò, principe Antonio De Curtis (al quale una strada la dedicheremmo di sicuro).

I 5 Stelle di Augusta hanno tracciato il primo solco per una strada nuova, non solo in senso toponomastico: la via monarchica-neoborbonica al cambiamento dell’Italia. Del resto 5 stelle sono perfette sopra una corona.