L’ex consigliere che nel 2013 rinunciò ai gettoni di presenza delle commissioni. “Ruppi con Paolo Reale perché i suoi cambi di casacca cozzavano con lo spirito delle nostre scelte”

 

La Civetta di Minerva, 30 marzo 2018

Massimo Milazzo è un avvocato che si occupa di civile e penale. Ama difendere i diritti e non ha remore nel ricordarcelo. Ha una passione oltre quella politica: l’azienda agricola di natura biologica gestita insieme alla moglie. Produce olio, mandorle oltre che agrumi. Lo reputa un settore appassionante, difficilissimo ma al contempo bello, poiché fa scoprire un altro mondo, quello della nostra agricoltura a cui si sente vicino, un mondo dalle enormi potenzialità che purtroppo non riceve le dovute attenzioni dalla politica. Da qui nasce un’idea programmatica concreta per la valorizzazione dell’agricoltura sul territorio siracusano che creerà anche posti di lavoro. Ossia un’area dedicata alle industrie agroalimentari con lo sgravio dei tributi locali in favore delle aziende interessate.

Chiariamo un punto: a chi ti chiede se sei un uomo di destra o di sinistra tu cosa rispondi?

Sono un uomo di centro, attualmente in cerca di un partito nazionale capace di dare energia, voglia entusiasmo, ma soprattutto concretezza programmatica. Chiarisco da subito che il mio impegno è cittadino. Vivo male a Siracusa, come molti altri, sento le problematiche crescere ed è per questo che voglio spendermi con la finalità di migliorare questa città, ma è necessario ricordare che si è parlato tanto e si è fatto poco in questi anni. E’ tempo di voler fare con amore e competenza.

Parlami del tuo avvicinamento a Paolo Reale con Progetto Siracusa

Nel 2013 mi sono avvicinato per la prima volta nell’arena politica decidendo di candidarmi in una lista civica, per l’appunto Progetto Siracusa perché affascinato da un progetto di civismo e da un impegno che era concentrato sulla città. Peraltro era un impegno contro i poteri forti, contro i big del tempo, contro i deputati di destra e di sinistra, contro la classe dirigente che aveva diretto le sorti della vita pubblica cittadina, quantomeno negli ultimi vent’anni. Era un progetto che nasceva dal basso senza aver dietro senatori, sottosegretari di Stato, ministri, deputati regionali e via dicendo,  fatto da gente che chiaramente diceva: “Non ci sto, voglio offrire il mio contributo per una Siracusa diversa”. Fui inaspettatamente il primo degli eletti in assoluto, non pensavo nemmeno che sarei diventato uno dei consiglieri comunali. I siracusani decisero di darmi la loro fiducia in maniera estremamente importante. Ho sentito questa responsabilità in tutto il periodo in cui sono rimasto in Consiglio Comunale.

Dopo c’è stato un chiaro strappo. Cosa è successo?

Paolo Reale, con il quale mi onoro di avere fondato “Progetto Siracusa” insieme a: Alfonso Giardina, Alessandra Turlà, il compianto Peppe Brandino e qualcun altro, ha deciso di fare un percorso più politico avvicinandosi a Nino Leanza, Articolo 4. E’ transitato poi nel partito di Cardinale per  approdare successivamente alla destra di Energie per l’Italia di Parisi, insomma un progetto più politicizzato che io non ho condiviso.

Due cose vanno chiarite bene, la chiusura è nata per la scelta di questo percorso politico che ha intrapreso Paolo Reale, un percorso in cui si indossano le maglie di certe squadre. Questo cambiare casacca e soprattutto indossare delle casacche politiche ben precise cozzava con lo spirito iniziale del nostro progetto che era quello del civismo puro. Io ho deciso di rimanere civico e quindi non ho aderito a questa scelta. Le mie dimissioni dal Consiglio Comunale sono state rassegnate nel novembre 2016 da me e da Fabio Rodante in una stagione di grandi scandali che interessavano il Comune di Siracusa, a fronte soprattutto del totale immobilismo dell’azione amministrativa di Giancarlo Garozzo. Da tempo asserivo in Consiglio Comunale che bisognava innanzitutto aprire gli armadi amministrativi per capire quale fosse la gestione degli asili nido, dei campi di calcio e di tutti i finanziamenti pubblici e che bisognava fare chiarezza amministrativa. Questa mia domanda di chiarezza e trasparenza rimaneva inascoltata, soprattutto iniziava a nascere in me e in Fabio il malcontento verso un’azione amministrativa improntata sul nullismo. Erano trascorsi tre anni dall’insediamento del Consiglio Comunale e dalla sindacatura di Garozzo ma per la città non era stato fatto nulla.

Scoppiando il caso Gettonopoli arrivano le tue dimissioni…

Io rivendico di avere protocollato all’ufficio di presidenza del Consiglio Comunale di Siracusa la mia rinuncia ai gettoni di presenza nelle commissioni consiliari il 5 Dicembre del 2013 quando le commissioni avevano appena cominciato a lavorare da due mesi. Questo per dire come la penso su Gettonopoli. Le dimissioni non nascono per questo, bensì per dire che era una stagione consiliare e amministrativa improduttiva e fallimentare per la città. Quando ci siamo dimessi, io e Fabio Rodante abbiamo detto di avere la necessità la mattina di svegliarci, di guardarci allo specchio e di conservare la nostra dignità. Inoltre abbiamo invitato tutti gli altri consiglieri comunali a farlo, ma hanno optato per la solita pantomima di andare a far finta di firmare. Anzi, oggi gli stessi che hanno avuto il potere di cambiare le cose durante quegli anni, a gennaio, hanno lasciato Garozzo  e sono tornati da Reale. Ma perché sono stati folgorati sulla via di Damasco o perché pensano che l’operazione di potere oggi si faccia con Reale? Credo sia la seconda. Intendo combattere questo stato di cose, queste operazioni di potere sulla città e contro la città con un progetto libero di civismo puro che parla di fatti concreti e di proposte concrete.

Mi puoi dare, a proposito della tua candidatura a sindaco, qualche anticipazione?

Vi saranno due liste civiche a mio sostegno composte da uomini e donne con diverse competenze che vengono dalla società civile, dal mondo del volontariato, del sindacato, dal mondo dell’associazionismo e del lavoro. Noi parliamo di programmi concreti. Ogni venerdì pomeriggio ci riuniamo, riflettiamo affrontando temi importanti, come la valorizzazione dei beni culturali, il marketing turistico, l’occupazione lavorativa che è la prima urgenza, un uso manageriale degli immobili comunali, pensiamo a realizzare un centro direzionale, un piano parcheggio, un piano urbano del traffico, pensiamo a fare di Siracusa una vera città della cultura facendo i conti con un piano economico. Gli altri parlano solo di poltrone e di spartizione di posti di potere. A noi questo non interessa e a dirlo non sono tanto le mie parole, bensì le azioni concrete che in passato ho fatto.

E’ importante ricordare oggi, tempo in cui i soliti noti si ricandidano, che un uomo è più quello che fa che quello che dice di voler fare. Io ho fatto e intendo continuare su questa linea.