Guardando alla qualità della vita per le generazioni future. Il Nobel Phelp: “Una crescita economica troppo rapida riduce il capitale naturale del pianeta”

 

La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018

Ecologia ed Economia hanno la stessa radice (oìcos), una tratta dello studio (lògos) dell’ambiente, l’altra le norme (nòmos) sullo stesso. Gli ecosistemi sono interdipendenti e vi deve essere necessariamente tra loro un’interconnessione preferibilmente virtuosa e proficua, altrimenti vi sono diseconomie, svantaggi e conseguentemente degrado. Naturalmente, come dimostrano i grandi economisti di ieri (Gossen, Pareto, Ricardo, Malthus, Stuart Mill) e di oggi (Herman Daly, Martha C. Nussbaum, Manfred  Max-Neef, Maurizio Pallante, Serge Latouche, Tim Jackson, Ferdinando Boero, Stefano Zamagni, Guido Rossi, Guido Viale, Joseph E. Stiglitz, ecc.), i rendimenti non possono essere sempre crescenti ma vi è un momento in cui incominciano a decrescere e il capitale fisico e naturale viene eroso,  per cui è necessario almeno salvaguardarlo.

“Si può consumare la rendita, ma non il capitale”, così viene continuamente e ragionevolmente affermato da tutti gli analisti economici ed ecologici. Come ha sostenuto recentemente Edmund S. Phelps (premio Nobel per l’economia 2006), <il sistema economico trae beneficio dai vantaggi naturali gratuiti come l’impollinazione, il ciclo dell’acqua, gli ecosistemi marini, e forestali, pertanto preservare il “capitale naturale” aumenterebbe il tasso di rendimento del capitale imprenditoriale. Il mondo – continua ad affermare l’insigne economista - deve rinunciare ad aspirare ad una crescita economica tanto rapida da ridurre il capitale naturale del pianeta >.

Consumo sproporzionato delle risorse naturali - E’ stato stimato che solo il 20% della popolazione mondiale intacca l’80% del consumo mondiale di risorse naturali. Ciò non è sostenibile, né equo.  Un'idea molto utile per analizzare il rapporto economia-ambiente è quella per cui il "prodotto netto" di una qualsiasi attività non è altro che l'energia biologica che aggiunge “valore” alle merci prodotte, aumentandone l'utilità. L’elaborazione del principio dei rendimenti decrescenti individua, quindi, un limite alla produzione, alla crescita ad ogni costo, indeterminata ed indifferenziata, soprattutto se ci si basa su
risorse non infinite e non rinnovabili.

Il fenomeno dei rendimenti decrescenti é definito come "il principio secondo cui la produzione diviene via via più dispendiosa".  Per esempio: i terreni coltivabili eccessivamente sfruttati si degradano per il loro “limite ecologico” ed inoltre raddoppiando l'ammontare del capitale impiegato nel terreno non si può ottenere un prodotto doppio. La prima legge di Gossen sul soddisfacimento decrescente dei bisogni e l’indebolimento del desiderio, la legge dell’uguaglianza delle utilità marginali di Pareto, la legge dei rendimenti decrescenti di Ricardo, ma soprattutto la legge della produttività decrescente di Stuart Mill possiamo considerarle antesignane, apparentate, categorie o gradi del processo evolutivo che ci porta a un modello sostenibile e/o alla teoria della “decrescita” sostenuta da Serge Latouche.

I limiti assoluti della crescita - Robert Malthus, nel suo "Saggio sul principio della popolazione", introduce nel pensiero economico l'idea dell'esistenza di limiti assoluti alla crescita, con una visione nella quale l'aumento della popolazione tende a superare i mezzi di sussistenza. In questo libro egli indaga sulle cause che impediscono i progressi del genere umano verso il benessere, individuandole nella "costante tendenza, che hanno tutti gli esseri viventi, a moltiplicarsi più di quanto lo permettano i
mezzi di sussistenza di cui possano disporre". Nell'esporre questa "legge di natura", dalla quale Darwin dice di aver tratto ispirazione nell'elaborare il suo concetto di selezione naturale, Malthus sostiene che gli animali e le piante sono portati dall'istinto a moltiplicarsi senza freni, ma il difetto di spazio e viveri e la voracità, che li fa preda gli uni degli altri, limitano il loro aumento incontrollato. Malthus, che documenta le sue tesi con un vasto materiale storico, basa sostanzialmente le sue teorie su un confronto tra due progressioni: mentre la popolazione, quando non è arrestata da nessun ostacolo, tende a crescere in progressione geometrica, la produzione alimentare aumenta, nella migliore delle ipotesi, solo in progressione aritmetica. Oggi, di fronte all'aumento delle problematiche "ambientali", le teorie di quest’autore classico possono sembrare particolarmente interessanti.

La legge della produttività decrescente - In seguito, le idee di Ricardo e di Malthus basate sulla limitatezza fisica della risorsa terra e sulla legge dei rendimenti decrescenti vengono riprese da John Stuart Mill, che comunque riconosce la capacità del progresso di spostare in alto i limiti della crescita economica, ma vede nella scarsità fisica delle risorse naturali e nella loro produttività decrescente, nel lungo andare, un limite insuperabile alla crescita economica e della popolazione. Sostiene, inoltre, la necessità di una serie di riforme che apportino una maggiore equità e giustizia sociale. Sostenendo l'idea di una società che, invece dell'aumento della produzione e dell'accumulazione, abbia come scopi principali una migliore distribuzione della ricchezza, una maggior remunerazione del lavoro e miglioramenti industriali per alleggerirlo, egli rivela una sensibilità del tutto moderna sui problemi ambientali, tanto da far parlare spesso di lui come di un "ecologista ante-litteram". 

J. Stuart Mill affermava: "Se la bellezza che la terra deve alle cose venisse distrutta dall'aumento illimitato delle ricchezze e della popolazione, al semplice scopo di poter dare sostentamento ad una popolazione sempre più numerosa, benché non migliore, allora io spero sinceramente, per amore della posterità, che questa sarà contenta di rimanere stazionaria molto tempo prima di esservi obbligata dalla necessità". Oggi vi è, altrettanto importante, il concetto moderno di produttività decrescente dei fattori che non si riferisce ad una situazione statica; i principi vengono, infatti,  inseriti in un'analisi dinamica, pertanto attualmente possiamo considerare il modello ottimale quello sostenibile che salva l’ambiente per salvare anche l’economia e cioè un’evoluzione positiva, armonica, equilibrata, compatibile e possibile che guardi alla  qualità della vita ed alla conservazione dell'ambiente naturale per le generazioni future.