Perché mai una persona dovrebbe dare la sua preferenza a un inquisito, a un indagato o addirittura a un condannato, potendo invece scegliere un soggetto senza scheletri nell'armadio?

La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017

Nel primo numero di giugno 2016 della Civetta, avevo già scritto sugli impresentabili e adesso, che ci sono state nuove elezioni, ritengo opportuno tornare sull'argomento.

Molte testate, ancora una volta, hanno elencato i nomi dei candidati che non si sarebbero dovuti candidare e, dopo, hanno resi pubblici i voti ottenuti da ognuno di essi. Sono tanti, tantissimi. Molti siciliani hanno, dunque, dato il loro voto ad indagati o condannati addirittura, esprimendo in questa maniera la loro volontà di essere rappresentati e governati da questi soggetti. I numeri sono altissimi e lasciano basiti.

Ovviamente la reazione può essere tanto di fastidio quanto di sconcerto o rabbia, ma come al solito io vorrei sottoporvi un'altra chiave di lettura. Anzi, oggi addirittura un altro paio. Perché mai una persona dovrebbe dare la sua preferenza ad un inquisito, ad un indagato o addirittura ad un condannato, potendo invece scegliere un soggetto senza scheletri nell'armadio?

La prima chiave di lettura è questa: la sensazione che ogni voto dato ad un indagato sia un voto contro la magistratura. Insomma, chi ha votato Berlusconi nel tempo, nonostante gli innumerevoli rinvii a giudizio, le pubblicazioni delle intercettazioni, gli avvisi di garanzia comunicati a mezzo stampa eccetera, potrebbe averlo fatto perché non crede che i rinvii a giudizio o le condanne siano "giusti".

Lo so, l'assunto è pesante. Non di meno, è pur vero che un avviso di chiusura indagini che arriva a ridosso delle votazioni e a distanza di mesi da quando è stato pronunciato non può non suscitare dubbi. Intendo dire che il candidato che viene messo fuori gioco da un intervento a gamba tesa della magistratura intenerisce.

Per non addentrarci nelle vicende meno note, mi sembra sufficiente citare, quale esempio, la riapertura delle indagini sulle stragi del 1993 a carico di Berlusconi poco prima delle ultime elezioni siciliane. Ora, magari due soli provvedimenti di archiviazione non sono sufficienti; magari ulteriori indagini sono opportune; magari sono emersi nuovi elementi che obbligano i magistrati a fare un bel ripasso di storia e, forse anche di geografia... però..... però dalle stragi del 1993 all'ottobre 2017 sono trascorsi 24 anni, e questa riapertura delle indagini pochi giorni prima delle votazioni deve necessariamente rendere Berlusconi più simpatico.

Ecco, questa potrebbe essere una chiave di lettura. Adesso possiamo guardare la vicenda da un altro punto di vista.

E se gli attacchi della magistratura fossero veramente ad orologeria? Se, voglio dire, fosse vero che i magistrati scientemente decidono di dare in pasto alla stampa notizie di un certo tipo solo a ridosso delle elezioni? Allora - se così fosse - potrebbe essere che questo sia un modo per appoggiare certi candidati. Potrebbe essere che in realtà la magistratura italiana, per esempio, appoggi Berlusconi e lo faccia ri-salire agli onori della cronaca sempre un po' prima del voto, per fargli una cortesia.

Insomma, dedicare ad un personaggio tutte le prime pagine delle maggiori testate (o delle testate locali, ad esempio) e concentrare tutti i dibattiti su di lui, sulle sue vere o presunte attività, su possibili amanti o possibili stragi, su cosa e quando mangia, addirittura sulle barzellette che racconta, tanto al Bar dello Sport quanto negli editoriali dei giornali non è cosa da poco.

Implica fare passare in secondo piano programmi di governo, strategie di politica economica o internazionale o fiscale, apparentamenti politici o obiettivi perseguiti... insomma occuparsi di un rinvio a giudizio a ridosso delle elezioni significa anche mettere in secondo piano tutti gli altri candidati.

Quelli presentabili, dico. E chi ci guadagna? Si, lo so: Babbo Natale non esiste.