Commento a caldo all’indomani della chiusura delle liste. Tre noterelle e un consiglio al vicesindaco

 

1) Ben 16 deputati uscenti da Sala d’Ercole hanno cambiato casacca: da sinistra sono passati a destra. Fanno figuraccia sia i voltagabbana sia quelli che se li ricevono: altro che ”bellissima”, è sempre la vecchia sporca politica che regna in Sicilia. Sembra quasi una partita a poker in cui è ammesso barare; si gioca forte e vince il baro più bravo. Peccato che la posta è la spartizione della Sicilia.

2) Musumeci non deve conoscere il latino e quindi sconosce il detto che da secoli regola i rapporti fra le persone: pacta servanda sunt. Il povero Armaro l’ha fatto fuori; e dire che i patti fra gentiluomini avevano avuto un notaio di eccezione: il cavaliere Berlusconi Silvio, notaio in Arcore.

3) Sconfitta piena del sindaco Garozzo: il suo uomo è stato depennato. Lui, Garozzo, che rappresenta in Sicilia Renzi, lui che è in loco l’uomo di Faraone, il cardinale in Sicilia di papa Renzi, non è riuscito a mettere in lista il presidente del Siracusa. Ma Cutrufo, che di sport se ne intende, è abituato all’agonismo; perdere una gara non significa che non si è campioni e quindi si è cercato e ha trovato ricetto nella lista di Enzo Vinciullo. Correranno insieme, chi ha più fiato taglierà il traguardo per primo: in bocca al lupo.

4) Un fuori programma; un consiglio al nostro vice sindaco, che nonostante i suoi quattro anni a palazzo Vermexio resta sempre un novellino della politica; attento a chi dà le carte, può essere un baro o un pessimo giocatore.