Legambiente chiede e ottiene dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa un accertamento sull’operato del CGARS. Già iniziati gli incontri alla ricerca della Verità

 

La Civetta di Minerva 11 luglio 2017

La Commissione disciplinare del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa (organo di autogoverno della magistratura amministrativa) è dunque a lavoro ed ha aperto un'indagine sull'attività del CGA della Regione Siciliana in relazione alle vicende siracusane, così ci informa un comunicato dello Studio Giuliano. Una svolta inevitabile dopo l'inchiesta Consip della Procura di Roma nella quale ritroviamo anche gli avvocati Amara e Calafiore per i rapporti con Riccardo Virgilio, già presidente della Suprema Corte di Giustizia e dello stesso CGA.

E a questo punto non ci si può esimere da una constatazione dura da accettare ma inevitabile: quanto accaduto tra Palermo e Siracusa in questi lunghi anni, se non ci fosse stato il lavoro dei magistrati romani, la svolta che essi hanno determinato, probabilmente non avrebbe avuto alcun effetto, nessun esito.

A nulla sarebbero servite le denunce del sindaco di Siracusa, presentate a più di una Procura, sulle anomalie dei procedimenti amministrativi relativi tanto all’Open Land quanto alle ville a ridosso delle mura dionigiane (e non ci soffermiamo sull’affaire Sai8); a nulla le audizioni dello stesso Garozzo davanti alla commissione regionale d’inchiesta e di vigilanza sulla mafia in Sicilia (settembre 2016) tanto che è recente la notizia di un rinvio “a data da destinarsi” della relazione conclusiva dell’istruttoria; a nulla le prove portate dalle associazioni ambientaliste nel corso di quegli stessi procedimenti giudiziari, così convincenti nella loro evidenza.

Se la Procura di Roma non avesse indicato il rischio di corruzione in atti giudiziari nel corso di processi di varia natura, ma in particolare amministrativi, aperti in diversi tribunali italiani e non avesse parlato di “mercimonio di sentenze”, è da ritenere che l’ignavia siciliana, per dirla con un eufemismo, avrebbe avuto la meglio ancora una volta.

L'avvocato Giuliano ricorda che "finalmente il CGA ha accolto la richiesta di sostituzione del CTU presentata più volte da Legambiente, la prima nell’ottobre 2015, perché a giudizio dei legali dell’associazione ambientalista Salvatore Pace non dava sufficienti garanzie di terzietà e imparzialità, avendo svolto il proprio tirocinio nello studio di Giuseppe Cirasa, consulente tecnico di parte nominato dalla società Open Land, né di professionalità". E che viene nominato il nuovo CTU, Marcella Caradonna, presidente del Consiglio dell’Ordine dei dottori commercialisti di Milano, nella convinzione che l’incarico affidato ad un professionista“estraneo al contesto ambientale in cui la vicenda processuale è maturata, possa garantire serenità e imparzialità all’attività valutativa propria del consulente d’ufficio, il quale, come ausiliario del giudice, deve godere della totale fiducia dello stesso nonché di tutte le parti processuali”. Ma nel novembre 2015, il giudice Raffaele Maria De Lipsis, presidente del CGA, aveva invece respinto la stessa richiesta di sostituzione del CTU. "Questa ed altre decisioni assunte dall’organo di giustizia amministrativa siciliano, contestate con fermezza da Legambiente, sono all’origine della richiesta di accertamento sull’operato del CGA presentata dagli avvocati dell’associazione ambientalista al Consiglio di presidenza nel giugno scorso".

Ed è probabilmente solo questa, quella dell’accertamento della verità extragiudiziale, la strada che potrà portare alla definitiva chiusura di una storia annosa, e paradossale per molti aspetti, che vede un’amministrazione pubblica, quella siracusana, diversamente disposta, di volta in volta, nei confronti di un imprenditore privato, il gruppo Frontino (mero paradigma che potrebbe valere per altri casi), che nel tempo ha già goduto di sanatorie per edificazioni non assentibili in un’area di particolare interesse archeologico - paesaggistico.

Non ci sembra che la via della battaglia giudiziaria, combattuta con l’arma della dottrina giuridica, da sola possa far affermare la Giustizia. E chiariamo. Le considerazioni svolte nell’ultimo ricorso dall’avvocato Mario Fiaccavento per la propria assistita, la società Open Land, risultano molto chiare, forse difficilmente confutabili. La sensazione è che i giudici del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia abbiano cercato di porre solo un rimedio parziale agli “errori” commessi dai propri colleghi nei giudizi precedenti, pannicelli caldi che non servono se poi a stabilire la vittoria giudiziale valgono regole e norme del processo amministrativo.

A fronte di gravi anomalie, di atti che secondo molti ab origine non avrebbero dovuto vedere la luce, servono altri tipi di provvedimenti; inutile arrampicarsi sugli specchi sperando di non dover affrontare il cuore del problema, sviscerato nelle sue più nascoste implicazioni, anche se questo dovesse significare svelare una verità che si vorrebbe rimuovere.

Le audizioni presso la Commissione disciplinare sono iniziate e solo da lì si potranno avere risposte certe per capire cosa sia davvero successo, ma bisogna far presto perché tornare indietro quasi mai significa rimozione del danno. D’altra parte il centro commerciale che non si poteva costruire è lì. La società ha già percepito una parte del “risarcimento danni” e non crediamo sia disponibile a un atto di “fair play” come auspicato da chi spererebbe in una volontaria restituzione del già percepito. La battaglia legale, strettamente intesa, rischia di ingarbugliare ancor più i fili della matassa e a ritardare ancora la fine della questione.