“Le racconto un fatto che accadde nel 2007. Riguardava la discarica Costa Gigia. Un paziente: A vera discarrica è di sutta! Quannu sbancammu, sdissuttirrammu certi fùsti ranni accussì

La Civetta di Minerva, 7 aprile 2017

Gli ultimi eventi gravitanti intorno alla ormai famigerata discarica CISMA ci hanno spinti a Melilli per sentire in proposito il pensiero di quello che fu uno dei protagonisti della lotta per l’ambiente ai tempi del tanto temuto “rigassificatore”. Un medico che ha combattuto accanto a veri “mostri sacri” della lotta per l’ambiente, quali il compianto Giacinto Franco, l’indomito prof. Luigi Solarino e l’eroico Padre Palmiro Prisutto. All’epoca, qualcuno li chiamava “i quattro dell’Ave Maria”, parafrasando i film di Sergio Leone. Oggi abbiamo intervistato “il quarto”, il dott. Eugenio Bonomo, colui che fece nascere, crescere e vincere il Comitato Melillese No Rigassificatore costringendo l’ostica amministrazione comunale ad indire il referendum consultivo che vide una schiacciante vittoria dei NO all’impianto.

Dottor Bonomo, pare che il paese in cui vive lei sia destinato a stare sempre nell’occhio del ciclone per problemi ambientali. Lei, che si è tanto occupato di ambiente, che impressioni ha avuto dall’episodio CISMA ?

Mi chiede impressioni su CISMA…  E che devo dirle? Io ho finito di occuparmi di discariche dal lontano 2007, quando mi convinsi che le bugie su queste strutture sono all’ordine del giorno. Si parla di veleni, di inquinamenti, di smaltimenti illeciti, ma io ho la prova che si tratta di bufale.

Si spieghi meglio. Cos’è accaduto nel 2007 per indurla a tali riflessioni?

Ma guardi, direttore, ricordo perfettamente, e ne conservo documentazione, che nel mese di luglio del 2007, presso il mio CML di Noto, sottoposi un operaio a una visita medico legale previdenziale. Ebbene, il primo documento che in tali casi gli assicurati esibiscono si chiama Mod. IO1q. E’ un modello che viene compilato dal datore di lavoro. Quando lo ebbi fra le mani vidi che recava il timbro “Costa Gigia s.r.l.”. Incuriosito dal buffo nome, chiesi cosa fosse e mi fu risposto che si trattava di una costruenda discarica. All’epoca non sapevo nemmeno cosa fosse una discarica e credevo che si trattasse di un fossato in cui venivano sepolti i rifiuti (o almeno così dissi all’operaio), per cui chiesi: “Ma mi risulta che lei è un muratore. Che ci fa in un lavoro di scavi?”  Il poveretto ci cascò e mi disse  “Ma no, duttùri, quali fòssu? C’è un muru di un metru di cimentu, argilla, catrami… Di ddà r’intra nun nesci mancu m’puliciu !”. E io: “E che ci dovete mettere? Le bombe atomiche? Che state costruendo, una fortezza?”. Risposta: “No, dutturi, i rifiuti urbani solidi, ma su soddi jittati e travagghiu pessu”. E io: “Ma perché mi dice così?”, “Dutturèddu! A vera discarrica è di sutta! Quannu sbancammu, cc’à pala meccanica sdissuttirrammu certi fùsti ranni accussì… Unu si scassàu e niscìu nnà rrobba ca pareva gilatìna ccu tanti brillantini. Chiamammu u diritturi de’ lavori e iddu nni dìssi: “Picciotti cummugghiati tutti cosi e muti, ca s’annò cci putemu luvari manu ri travagghiari. Fozza, cummugghiàti e custruèmucci u fùnnu da discarrica!”. Pecciò, dutturi, a vera discarrica è di sutta!

Finita la visita ed essendone obbligato dalla Legge, dopo essermi consultato con il mio legale, ai sensi dell’Art. 103 lettera E del T.U.LL.SS, resi idonea notifica al Servizio Igiene Pubblica dell’ASL di Siracusa.

Per circa un mese non accadde nulla. Poi, una mattina incontrai il mio compianto collega Giacinto Franco e gli raccontai l’accaduto. Egli si meravigliò che la notifica non fosse giunta in Procura come da norma e ne parlò, durante un’intervista, ad un giornale locale. Pare che quell’intervista, rendendo pubblica la notizia, sia coincisa con l’avvio dell’attività della Procura. Infatti un giorno, mentre ero al lavoro, mi giunge la telefonata del dott. Maurizio Musco il quale mi dice che, essendo giunta la mia notifica, aveva necessità di parlare con me. Dopo dieci minuti ero in procura dove ebbi l’onore di stringere la mano al dott. Musco (che mi era stato descritto come il paladino dell’ambiente essendosi occupato dell’inchiesta Mare Rosso e avendo fatto ottenere risarcimenti a tante famiglie, attivandosi personalmente in tal senso coi vertici della Syndial e mostrando quindi un grande interesse ai problemi delle famiglie con nati malformati).

Il magistrato mi chiese il nome della persona che aveva reso quelle dichiarazioni, nome che io non potevo rivelare in quanto legato al segreto professionale. Quando gli dissi che, come egli mi insegnava, non avrei potuto fare il nome, manifestò tutto il suo disappunto e la sua sincera delusione in quanto in quel caso non avrebbe potuto fare niente (così mi disse). Allora mi parve giusto sollevarlo da tale ambascia suggerendogli che, risultando dalla mia notifica che la visita era stata fatta a luglio e il mod. IO1q riportava il timbro “Costa Gigia”, forse sarebbe bastato esaminare tutte le cartelle di luglio per risalire a quella dell’operaio e alla sua identità. Il sostituto procuratore dovette accogliere la mia idea perché, pochi giorni dopo, giunse presso il CML un Ispettore d’Igiene di nome Giuseppe Monaco (come risulta dal documento che le faccio vedere) e acquisì copia fotostatica del mod. IO1q nonché del frontespizio del mod. SS4 E relativo alla visita medico legale del 30 luglio.

Circa una settimana dopo mi giunse un’altra telefonata del dott. Musco il quale mi invitò a recarmi in Procura in quanto, avendo identificato e interrogato l’operaio, questi aveva negato tutto, per cui si doveva procedere ad un confronto con me.  Arrivai in Procura veloce come il pensiero e lì trovai il povero operaio che, appena mi vide, ebbe una crisi di pallore associato a tremore diffuso e crisi di pianto spastico. Il dott. Musco mi chiese se confermavo quanto avevo scritto ed io risposi affermativamente. A questo punto egli si rivolse al tremante operaio il quale cominciò a dire frasi del tipo “ora mi ammazzano, ora mi licenziano,…”  e così via. Poi confermò per filo e per segno ciò che aveva detto a me.

Fui ringraziato dal magistrato e mi fu detto che potevo andare.

Una decina di giorni dopo quell’episodio, in agosto, la discarica fu inaugurata. Non ebbi più notizie dalla Procura, ma sentii dire che il caso era stato archiviato. Evidentemente il dott. Musco accertò che l’operaio aveva mentito sia a me che a lui, altrimenti un paladino dell’ambiente come lui non avrebbe certo consentito un disastro ambientale simile, tanto più che quella discarica sorge a pochi metri da un fiume.

Fu allora che capìi che ci sono in giro troppe male lingue che ciarlano lanciando cassandriche grida e allarmando la popolazione.

Se riflettiamo, la discarica controllata di Costa Gigia è stata autorizzata in data 10 aprile 2006 dalla Prefettura di Siracusa (ai sensi degli artt. 27 e 28 del decreto legislativo 22/97, prot. 134/Ord. 2983) a seguito del giudizio di compatibilità positivo, rilasciato ai sensi del DPR 12/04/1996, dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente. E’ stata rilasciata dagli Enti competenti l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ai sensi del decreto legislativo n. 372/99 (come modificato dal D.Lgs. Governo n° 59 del 18/02/2005). Greenambiente S.r.l., società all’80% di proprietà di Cogeme (azienda pubblica lombarda) e al 20% di Ekotrans (società locale di trasporti), è il titolare dell’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio della discarica a seguito del decreto di voltura n. 236 del 20/11/2006 rilasciato dall’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque e si tratta di una discarica autorizzata per lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi,  rifiuti urbani e rifiuti ingombranti. Ma veramente dovremmo pensare che tutti gli organi deputati alle varie autorizzazioni sono composti da criminali o da collusi? Io non ci credo. Credo invece che il valente magistrato che si occupò della mia notificazione abbia avuto tutti gli elementi per archiviare quel buffo caso. 

Ma quali furono le motivazioni dell’archiviazione?

E che ne posso sapere? Io feci il mio dovere, di medico, di pubblico ufficiale, di cittadino e di padre di famiglia. Il dott. Musco avrà fatto il suo, non ho dubbi. Perché dovrei sapere per quali motivazioni il caso fu archiviato e la discarica velocemente inaugurata? Lo chieda al dott. Musco o alla Procura della Repubblica.

Ora lei mi domanda della CISMA. Finirà tutto in una bolla di sapone, vedrà. Abbiamo politici seri e magistratura attenta. Io non credo che CISMA sia quel mostro che la fantasia popolare ha creato. O no?