Il seminario sul lavoro nero alla Cassa Edile, Cisl: “Nelle aziende agricole ce n’è di più”. I Carabinieri: “Con sole 3 unità, effettuate 100 ispezioni su 30mila imprese”

 

La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016

Ancora oggi il lavoro nero in edilizia si presenta alla stessa maniera degli anni 70 con l'alta incidenza d'infortuni gravi e mortali. Ma oggi il sindacato è meno unito, senza leaders carismatici, senza progetti che contrastino il pensiero unico, il quale prosegue nel suo programma di diminuzione dei diritti dei lavoratori e maggiore sfruttamento. In tal modo il sindacato rischia di diventare una semplice struttura burocratica.

Seminario sul lavoro nero alla cassa edile di Siracusa. Il titolo era altisonante: "Sconfiggere il lavoro nero, battaglia di civiltà". Attorno al moderatore Prospero Dente erano presenti i responsabili dei carabinieri del settore ispezioni sul lavoro (Magrì, Palatino), il direttore dell'ispettorato Mazzaglia, il colonnello Bua della GdF, il sostituto procuratore Palmieri, i sindacalisti provinciali, regionali e il segretario nazionale edili della Cisl.

Gli ufficiali dei carabinieri hanno parlato del numero esiguo di unità ispettive a disposizione, solo 3 in provincia, che ha portato i militari nel 2015 a ispezionare 100 imprese su un totale di 30.000 iscritte alla camera di commercio interessando così 400 lavoratori; di questi il 33% risultava in nero, ma solo un terzo delle aziende ispezionate erano edili. ‟Questo settore, per la maggiore facilità d'infortuni, spesso mortali, è sempre tenuto in osservazioneˮ, affermava il maggiore Palatino, ma dichiarava che la piaga del lavoro nero non si vince con le sole ispezioni. ‟Il lavoro nero persiste in tutti i settori lavorativi, è più sfuggente in agricoltura, dove è più presente rispetto ai cantieri edili nei quali con gli spazi delimitati, l'uso di tute da lavoro, elmetti si possono facilmente distinguere i lavoratoriˮ.

I sindacalisti ribattevano che la regione sottovaluta il fenomeno, perché è da tempo che dispone poche risorse, ci sono sempre meno ispettori mentre con tante ispezioni si potrebbero recuperare miliardi di euro fra evasione fiscale e contributiva. Un elemento su cui concordavano è che l'introduzione dei voucher non ha fermato l'evasione in edilizia, anzi ha dato uno strumento in più al lavoro in nero. ‟C'è da costatare che il lavoratore irregolare ha paura di denunciare, perdere quel lavoro, ma poi alcuni vengono al sindacato quando hanno raggiunto il massimo della sopportazione e chiedono: come fare per uscirne?”, affermava una sindacalista. Infatti, cosa può fare il sindacato?

Che non c'è da criminalizzare tanti piccoli imprenditori, in specie quelli agricoli, che con la loro produzione ricavano appena per mantenere l'attività, a volte rimettendoci, è cosa ovvia. Che una verifica a tappeto porterebbe alla chiusura di tante imprese agricole, edili, ecc, altra ovvietà. Che bisogna agire sugli aspetti normativi per facilitare imprenditori e lavoratori ulteriore ovvietà.

‟Il consorziarsi fra le piccole imprese superando tali ostacoli farebbe emergere tanto lavoro nero e darebbe loro più forzaˮ, suggerisce il maggiore Palatino. Che esista oggi una sostanziale impunità è una verità, ma essa perdura da sempre. Anche quando gli ispettori del lavoro erano 500 in Sicilia (oggi 200) esisteva questa piaga e di dimensioni maggiori, perché il fenomeno dipende dal numero di cantieri aperti, quindi da momenti di maggiore attività del settore, come lo erano negli anni passati dove esisteva anche il ricorso a minori. Attualmente con il job act, l'introduzione dei voucher, delle partite iva, la qualità del lavoro si è abbassata enormemente e per legge. Non dimentichiamo che il Durc introdotto nel 2007 ha fatto emergere un 20% di lavoro nero, ma poi è stato depotenziato. Chissà perché!

Paolo Gallo (Cisl): ‟Rischiamo, come provincia, il tragico primato d'infortuni mortali tutti in edilizia e di lavoratori in nero. Inoltre sappiamo che l'utilizzo forzato delle partite iva porta il lavoratore a ottenere il lavoro in subappalto caricandosi anche degli alti costi in sicurezzaˮ.

Il magistrato Palmieri ha fatto capire anche a chi non lo voleva come agisce chi ci governa: ‟Le norme sul lavoro nero sono poche. C'è l'articolo 37 della legge 689/81 che parla solo di omessa retribuzione. Ciò permette all'impresa di pagare solo il dovuto, senza sanzioni e solamente quando viene scoperta. Così diventa facile per l'impresa estinguere il reato, si chiama monetizzazione del rischio. Nel 2011 è stata fatta la legge sul caporalato, ma parla di avvenute minacce, violenza, ne rimangono fuori lo sfruttamento senza minacce ma per necessità. Insomma lo Stato ha compiuto una scelta di politica criminale con tutte le leggi che sforna compreso il job actˮ. Allora non di dati o denunce bisogna parlare, ma di progettare una maniera diversa di lavoro nei cantieri. Sicuramente tanti infortuni con lesioni anche gravi sono tenuti nascosti. Ma anche qui la legge va contro l'infortunato perché è breve il tempo di prescrizione mentre è lungo il tempo per gli accertamenti complessi nel definire le responsabilità ai vari livelli.

La conclusione di questo seminario è più che deludente: stessi discorsi, affermazioni di principio, ecc. che avvenivano nei lontani anni '70 con allora un sindacato più unito e combattivo. In 50 anni cosa è cambiato? Esiste dall'altra parte l'aggressività di una crisi socioeconomica i cui teorici del "pensiero unico" sostengono: ‟Troppi diritti ha acquisito la classe lavoratrice in quegli anni, ciò ha bloccato la libera iniziativa del mercato dell'impresa ostacolando al progressoˮ. È in questa logica che si sono mossi i vari governi portando a una maggiore tassazione, minori diritti, maggiore flessibilità i lavoratori e le piccole imprese. ‟È un sistema malatoˮ, dichiarava il presidente dell'Ance.

Possiamo concludere dicendo che oggi il sindacato non ha strumenti, forza carismatica, idee, per incidere, dirigere la giusta rabbia dei lavoratori contro tali grandi ingiustizie, soprusi, sfruttamenti che non interessano solo il lavoro nero, ma l'insieme del mondo lavorativo compreso quello degli extracomunitari. Invertire coraggiosamente il suo cammino, controbattere le iniziative criminogene dell'attuale sistema politico economico è l'alternativa rispetto a un suo ripiegarsi in attività burocratiche come incontri a cui abbiamo assistito.