Uno dei reclusi cui restava un anno da scontare non rientrò dal permesso e fu accusato di evasione. Un condannato per reato grave ogni mattina va a lavorare nella Fattoria della Legalità a Lentini

 

La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016

Nel carcere, come in ogni microcosmo, vi è un brulicare di storie, accadimenti spesso di segno contrastante, alcune edificanti, altre nient’affatto. A volte l’osservatore, cioè chi come me agisce nel contesto e poi opera delle riflessioni, rimane colpito da come in una stessa giornata si compiono, o meglio si palesano storie e destini diversi.

A.V. aveva chiesto di fruire del permesso concessogli in occasione di una importante ricorrenza, con alcuni giorni di anticipo. La cosa ci aveva lasciato perplessi, l'aveva già fatto per Natale, era uscito subito dopo una manifestazione a cui aveva preso parte all’interno dell’istituto; al rientro era stato sottoposto a controlli particolarmente rigorosi, ma niente. La cosa rimaneva strana ma i nostri dubbi non avevano trovato riscontri.

Questa volta non rientra dal permesso e scatta l’evasione. Questo capita raramente, c’è una percentuale bassissima di persone che non rientrano dai permessi, ad A.V. fra l'altro rimaneva poco per scontare la pena, un anno e qualcosa, e ciò rendeva la cosa ancora più inaspettata. Lo ricordo al teatro, attore durante una rappresentazione, defilato quasi fuori dalla parte, la mente, questa la sensazione che dava, altrove. Mi viene da pensare che in questi casi ci sia un destino segnato, familiari con precedenti penali, che abitano in un alloggio popolare occupato abusivamente, uno di quei cognomi che ricorre nell’anagrafe carceraria; istituzionalizzato da piccolo, poi l’abbandono scolastico, il carcere da cui entra ed esce. Può darsi che si sia trattato di una fuga, ma l'istinto professionale mi suggerisce, non avendone tuttavia alcun riscontro, un qualche appuntamento fatale, droga, regolamento di conti.

Apprendo la notizia del mancato rientro passando dall'istituto dopo una micidiale giornata di riunioni fuori sede, alcune di quelle conferenze di servizio che ti fanno rimpiangere di non fare un sano lavoro manuale. Percorro la strada per casa a sera tarda avvolto dal malumore e in preda a pensieri del tipo "chi nasce tondo non muore quadrato" e ad altre simili amenità e a considerazioni profonde da bar sport.

Poi la serata si riequilibra, mi arriva via mail la foto di S.L. condannato per un reato grave, che da qualche tempo esce la mattina per lavorare fuori dall'istituto. E di lavoro speciale si tratta nella fattoria didattica di Lentini, Libera Terra, sorta in terreni sequestrati alla mafia, gestita dall'associazione Libera. La foto lo ritrae accanto a Don Ciotti nel corso di una manifestazione di Libera a Messina, in memoria delle vittime di tutte le mafie.

S.L., uno che ce la sta facendo. E uno come me, che ha velleità da pensatore calvinista, non può che pensare che c'è sempre uno spazio per la responsabilità individuale. E che chi lo vuole veramente può provare a farcela.