Nel periodo da gennaio a settembre 2015. Impossibili i controlli a tappeto, fare screening di massa sarebbe troppo costoso e ingolferebbe gli ospedali. Si va per casi gravi

 

Dal 2012 la provincia di Siracusa è diventata la nuova Lampedusa. L'esodo siriano, infatti, ha mutato lo scenario dell'immigrazione. Non più disperati alla deriva nel mediterraneo; Frontex ha realizzato un’opera straordinaria. Oggi i migranti più fortunati ricevono l’assistenza davanti alle coste libiche. Il lento cambio della rotta verso Siracusa nacque proprio dall’emergenza, essi cercavano un porto sicuro da cui proseguire verso il nord Europa. La realizzazione dei loro sogni dipendeva da una stazione ferroviaria o da un aeroporto. Quale migliore punto di sbarco allora se non Siracusa? Ecco spostati gli arrivi in barconi da Lampedusa a Siracusa. A pochi chilometri l'aeroporto di Catania, sul posto la stazione ferroviaria. Poi Frontex ha di fatto suggellato una scelta di primo acchito fatta dai trafficanti di esseri umani.

Da quattro anni la Prefettura, la Questura e l'Asp di Siracusa sono sottoposte a un lavoro incessante.

Oggi vogliamo evidenziare l'opera straordinaria dell'ASP di Siracusa verso i migranti che incessantemente giungono da noi. A giudicare dal malcontento tra gli utenti della provincia di Siracusa, ci vorrebbe un libro bianco sulle tante disfunzioni strutturali e gestionali. Ma vogliamo adesso rendere merito all’Asp di Siracusa sul fronte dei migranti

Analizziamo i dati del Viminale. Dal 1 gennaio al 30 settembre 2015, sono giunti in Italia 130.452 migranti, il 67% dei quali - pari a 87.388 persone - in Sicilia. La provincia di Siracusa ha oggi sette centri di Primo soccorso e accoglienza. La sanità pubblica nei centri è ovviamente gestita dall’Asp. L’equipe sanitaria è diretta dalla dr.ssa Lavinia Lo Curzio, con la collaborazione della dr.ssa Contrino. I medici attivi sul territorio sono Giuseppe Avveduto,Giuseppe Nipitella, Gianfranca  Russo, Daniela Tirri e Giammanco; a loro si aggiunge la meritevole opera volontaria di Sebastiano Giudice.

A fronte di 45.000 arrivi da gennaio a settembre 2015, sono state eseguite quasi ottomila prestazioni sanitarie. Innegabile il contributo di Emergency, che in convenzione con l’Asp assicura la sua preziosa opera. Ad ogni sbarco lo screening eseguito sui migranti al porto individua i casi più gravi e ne determina il ricovero. Tutti gli altri arrivati vengono avviati ai centri di primo soccorso e accoglienza. I presìdi medici dell'ASP presso i centri di accoglienza, in ragione delle prime diagnosi, inviano i pazienti presso le strutture del territorio; dermatologia, ginecologia, malattie infettive, eccetera.

Una tanto massiccia presenza di arrivi ha ovviamente determinato una necessaria selezione degli accertamenti diagnostici eseguiti sui migranti. Immaginare uno screening di massa, a detta degli esperti, non solo non ci proteggerebbe da eventuale diffusione epidemica, ma farebbe schizzare alle stelle i costi della sanità isolana. Allora viene naturale chiedersi quali sono i rischi che corriamo ospitando i tanti migranti nel nostro territorio.

Certo che, se gli allarmi ingiustificati lanciati negli scorsi anni avessero avuto un benché minimo riscontro, oggi una sorta di “Spagnola” avrebbe decimato la nostra popolazione. A dire degli epidemiologi, in realtà anche se la positività a certe malattia dei migranti risulta essere sicuramente più elevata rispetto alla popolazione locale, ciò non depone per un contagio epidemico. Tutte le Mantoux eseguite, test per saggiare la presenza di un’infezione anche latente del micobatterio della tubercolosi, difficilmente hanno evidenziato, dopo i necessari approfondimenti diagnostici, gravi casi conclamati.

Così come per un cittadino italiano, la diagnosi dello stato di salute della persona deve avere una logica di buon senso. Non si possono eseguire screening di massa a numeri tanto elevati di persone. A parte i costi sociali, ciò comporterebbe la paralisi di ogni attività sanitaria ospedaliera. Sappiamo che agli occhi dei migranti il nostro sistema sanitario è meraviglioso. I tempi di attesa, di cui tanto ci lamentiamo, per loro sono fesserie. Chi, come i nigeriani, considera una visita medica un lusso per ricchi sogna di vivere in un paese in cui la sanità è garantita a tutti: italiani o stranieri tutti hanno diritto alla salute.

Con buona pace dei leghisti, tra i tanti mali che affliggono questo paese abbiamo l’orgoglio di poter garantire un minimo di assistenza ai tanti migranti presenti nel nostro paese.