…che diventano scontri all’ultimo sangue in cui nulla e nessuno viene risparmiato. Anche in questa vicenda un clima rovente e avvelenato che grava come una cappa sull'intera città

 

La storia (o piuttosto la drammatica telenovela) del fallimento della Nuova Clinica Villa Rizzo non è una storia qualsiasi, una di quelle purtroppo ricorrenti nei nostri tempi difficili, contrassegnati da una perdurante crisi economico-finanziaria, della débacle di una impresa strozzata dai debiti o per inettitudine dei soci, o per eventi esterni che abbiano modificato improvvisamente alcune condizioni e reso impossibile la sopravvivenza di una azienda/società, o anche per distrazione dolosa di beni e risorse.

Ci appare piuttosto come una sorta di cartina di tornasole del nostro sistema malato, di questioni giudiziarie che non si riesce mai a tenere a un solo livello, in un solo ambito, ma che sconfinano spesso, troppo spesso, in altro, in scontri all'ultimo sangue, in cui nulla e nessuno viene risparmiato.

Con un risvolto non di poco conto che registriamo in più di un'occasione: il coinvolgimento diretto dei media, chiamati a fare da cassa di risonanza in particolare delle iniziative a carattere penale che più colpiscano l'attenzione della pubblica opinione e che, in qualche modo, rendano tutti edotti del campo minato in cui ci si potrebbe inserire.

Un clima rovente e avvelenato che grava come una cappa sull'intera città e di certo non restituisce l'immagine di una comunità serena, in cui vigano rapporti di rispetto e pacifica convivenza pur nella inevitabile e varia dialettica relazionale.

Inoltre, vero è che l'esercizio di un diritto, anche quello di presentare denunce o esposti, ricusazione di  giudici e altro ancora, è certamente una conquista della nostra società democratica e legalitaria, ma altrettanto indiscutibile è che ci sia il rischio di sconfinare in quello che si definisce abuso del diritto, fattispecie a cui il nostro legislatore sta prestando sempre maggiore interesse.

Non sappiamo dire con assoluta certezza se anche in questa vicenda sia così ma certo, se si mette insieme tutto ciò che esula dal piano strettamente fallimentare, il solo asettico elenco lascia sbigottiti.

Si deve partire dall'esposto con cui la CVR, nell'aprile del 2012, denuncia la natura fraudolenta della proposta concordataria presentata dalla NCVR e sollecita il pm affinché si attivi ai fini della pronuncia di fallimento della NCVR.

Secondo Giuseppe Liuzza, amministratore della NCVR, la reazione dei proprietari della struttura, allora rappresentati dall'avvocato Francesca Zangara del Foro catanese (moglie del vicepresidente di Confindustria Ivan Lo Bello) e dall'avvocato Giuseppe Piccione del Foro di Siracusa, al tentativo di insinuarsi nel fallimento, con un credito di poche centinaia di euro, andato a vuoto perché ritenuto inesistente dal Giudice Delegato.

Nell'aprile 2014 infatti sia Giuseppe Liuzza che il professionista attestatore, il dottor Giuseppe La Pira, vengono rinviati a giudizio: il primo per l’ipotesi di "falsità delle informazioni offerte ai creditori e una correlata attitudine a indurli in errore in ordine alla sussistenza dei requisiti per l’ammissibilità della procedura concordataria”, il secondo per “falsità ideologica in certificati”. Un procedimento comunque chiuso per Liuzza già alla prima udienza dell'aprile 2014 "perché il fatto non sussiste", e per il secondo, a quanto pare, evaporatosi.

(Ancora in corso invece il procedimento aperto dalla successiva denuncia per bancarotta fraudolenta prima contro ignoti e poi, nel maggio 2014, con coinvolgimento diretto di Giuseppe Liuzza).

Degli inizi del 2014 è un esposto presentato alla Procura di Siracusa dalla NCVR (di cui ancora oggi non si conoscono gli esiti) per presunte irregolarità nelle attività interne della clinica tese a danneggiare il normale e corretto svolgersi delle prestazioni sanitarie. Tecnicamente "una distrazione di attività fallimentari".

Nello stesso periodo, a causa di una denuncia del dottor Gianluigi Rizzo e dell'indagine aperta dal pm per abuso d'ufficio, l'avvocato Carlo Carpinteri si dimette dall'incarico di curatore del fallimento. L'indagine, a quanto ci risulta, sarà presto archiviata su richiesta dello stesso pm.

Nel luglio 2015, coinvolta in un'ipotesi di riciclaggio è la società Città di Siracusa, intervenuta con una proposta di concordato per la gestione dei posti letto della NCVR. La proposta, considerata inammissibile dal Tribunale di Siracusa (non sappiamo se anche alla luce dell'ipotesi di reato), sarà poi dichiarata legittima dalla Corte di Appello di Catania.

Mentre infine si preannunciano ispezioni del Ministero di Giustizia per irregolarità della Sezione Fallimentare del Tribunale segnalate dall'avvocato Giuseppe Cavallaro, anche l'avvocato della NCVR, Marco de Benedictis, viene iscritto a settembre nel registro degli indagati per calunnia e viene revocato l'avvocato Ettore Rizza del comitato dei creditori.

Il Tribunale respinge invece la richiesta di revoca, sempre presentata dall'avvocato Cavallaro, dell'ultimo giudice delegato al fallimento, il dottor Sebastiano Cassaniti, mentre viene querelato il giudice dottoressa Viviana Urso.

Un quadro apocalittico, dunque, a cui siamo certi non sia ancora stata data l'ultima pennellata.