Descrizione triste e ironica su una tranquilla e noiosa cittadina di periferia

La conferenza stampa del sindaco Gavillano:

“Mah – mormorò l’on. Tino Videi - questo è così scemo da farsi arrestare anche senza responsabilità”.  E intanto i finanzieri timbravano ogni mattina insieme ai dipendenti

 

Una città è vivace quanto lo sono i suoi giornalisti, e la nostra non faceva certo eccezione. Un bradipo a confronto sembrava un centometrista dopato. Quando una madre voleva far paura al figlioletto, non gli parlava dell’uomo nero, ma lo minacciava di farlo assistere a una conferenza stampa del sindaco Gavillano. Il primo cittadino contava poco ma annoiava tantissimo e i giornalisti non gareggiavano certo a chi faceva la domanda più difficile.

Così quel giorno la città si era svegliata con la vitalità di sempre. Gavillano avrebbe tenuto una Conferenza Stampa per difendersi dagli attacchi della consigliera Reginotta e del di lei amico e sodale on. Vangulla. Era soprattutto una questione di asili (non nel senso di livello scolastico dei protagonisti della vicenda) e di appalti. Gavillano si era preparato a fondo e aveva deciso che avrebbe sostenuto una linea di difesa innovativa e imprevedibile, mai usata prima d’ora: gridare al complotto, fare lo gnorri e aggiungere un pizzico di scaricabarile.

Le tesi erano all’incirca queste: la Procura della Repubblica era stata ingannata dalla perfidia di alcuni accusatori e con assoluta ingenuità aveva avviato un’inchiesta (quest’ultima teoria non ci è sembrata geniale, giacché pare che non porti bene dare del cretino a un magistrato inquirente), i consiglieri indagati lui non li conosceva nemmeno, e le giunte del passato avevano fatto nefandezze terribili, proprio su quelle questioni.

Erano passati due anni e mezzo dalla sua elezione e di specchi ne aveva consumati tanti. Se è vero che per amare gli altri bisogna prima amare se stessi, Gavillano amava gli altri di un amore infinito. Purtroppo i cittadini non si sentivano amati allo stesso modo. Confusi da maligni sobillatori avevano iniziato a pensare che in città non era cambiato nulla rispetto agli anni del sindaco Rintintin, o addirittura che le cose andassero peggio di prima.

Nella Conferenza Stampa, Gavillano aveva dedicato, come di consueto, parole delicate nei riguardi del suo ex avversario nella battaglia per la sindacatura e adesso compagno di corrente, l’avvocato Regio. Aveva ancora una volta scaricato su di lui tutte le colpe del passato e lo aveva velatamente accusato di essere il cuore del complotto.

Voglio aprire qui una parentesi innocentista nei confronti dell’avvocato Regio. Uno che si è candidato a sindaco nel segno del rinnovamento e ha perso contro Gavillano per un pugno di voti, se è minimamente furbo non accetta di stare in un partito composto pressoché totalmente da riciclati e personaggi della vecchia politica (Isola Futuribile) guidato dal principe dei saltimbanchi (Turi Vescovo) e che dichiara la sua fedeltà incondizionata e l’appartenenza (in modo financo supino) alla corrente del supremo leader nazionale e Presidente del Consiglio che è amico personale del sindaco che lo ha sconfitto. E’ chiaro che di politica non ne capisce una beneamata. Uno così non può ordire un complotto, al massimo può farsi prendere per i fondelli da qualcuno che gli prospetta un onorevole futuro.

Com’era prevedibile, la Conferenza Stampa aveva tenuto banco solo per poche ore e l’indomani non ne restava traccia se non in qualche giornale del mattino (e si sa che i quotidiani locali sono ormai letti solo quando si va dal barbiere).

Rimaneva soltanto quella strana sensazione di città perduta che non riusciva a svegliarsi dal torpore e neanche a risollevarsi dagli scandali. Gavillano si confidò con il suo dante causa, l’on. Tino (Cariatide) Videi, e gli chiese consiglio. Videi rispose con il suo solito sorriso sardonico: “Non ti preoccupare bambino, tutto passa. Persino gli appalti sull’acqua. Andiamo avanti e non facciamoci intimidire”.

Gavillano lasciò confortato la casa dell’on Videi (era abitudine dei suoi uomini, come servile forma di rispetto, andare a incontrarlo direttamente a casa sua) e questi commentò sconfortato tra sé e sé: “Questo è così scemo da farsi arrestare anche senza responsabilità”.

E intanto i finanzieri timbravano ogni mattina insieme ai dipendenti.