Rizzuti (Filctem Cgil): “Si rischiano gravi conseguenze nel Petrolchimico siracusano e a Ragusa, Gela e Milazzo. Se l’azienda si defila, lascerà cumuli di macerie e migliaia di disoccupati”

 

Da tempo Eni ci prova ma ora pare proprio che abbia deciso: vuole cedere la chimica e l’energia a un fondo privato americano e concentrarsi solo su ricerca idrocarburi e gas. Se questa è l’idea che frulla nella mente di Descalzi e del suo staff sarebbe il momento che il governo battesse i pugni e facesse sentire la propria voce. Può un ente, partecipato al 30% dallo Stato, smantellare tutto e vendere i propri gioielli di famiglia a compagnie straniere dopo aver per anni sfruttato il territorio? Può il governo non tener conto che una scelta di tal natura significherebbe creare migliaia di disoccupati?

I sindacati non ci stanno. “E’ un momento difficile e complesso quello che stiamo affrontando – ci spiega Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem Siracusa – e la scelta di Eni di vendere quote di mercato per far cassa e concentrare il proprio interesse solo sulla ricerca di idrocarburi e gas sarebbe nefasta in una realtà come quella italiana nella quale una fetta importante del Pil è rappresentato proprio dalla produzione chimica ed energetica. Non abbiamo nessuna certezza in questo momento: sappiamo solo che all’incontro di qualche giorno fa con il delegato Eni, è emerso che l’ente nazionale vuole uscire dalla chimica e dall’energia e vendere ad un fondo internazionale Versalis: ma in quali percentuali Eni intende vendere non è dato sapere”.

Certo la questione non è delle più semplici. Negli anni abbiamo assistito a chiusura degli impianti (ultimo in ordine di tempo proprio la raffineria di Gela) a promesse di investimenti su sistemi innovativi e rispettosi dell’ambiente con produzioni verdi sia nella chimica che nell’energia, ma stavolta la situazione è ancor più preoccupante. Eni vuole vendere quote di minoranza per far cassa ed introitare denaro fresco o, come si profila, intende uscire dal mercato italiano vendendo tutti i settori sui quali ha finora giocato un ruolo leader? E se vende, a chi vende e con quali garanzie di occupazione per i lavoratori e innovazione degli impianti?

“In verità - aggiunge Rizzuti – la confusione regna sovrana e le scelte sbagliate di Eni all’estero (5 miliardi di deficit) hanno creato un vuoto economico che l’ente idrocarburi pensa di ripianare vendendo i gioielli di casa come Versalis. Lo ha già fatto con Saipem (Società Azionaria Italiana Perforazioni E Montaggi) ed oggi ne detiene quote di minoranza. Peraltro l’incontro romano ha posto più dubbi che risposte: nessun nome di compagnie o fondi con cui Eni è in trattativa. Al tavolo è venuta a dirci solo che vuole cambiare strategia, ritornare sulla produzione chimica tradizionale. Dopo 15 anni di progetti industriali miliardari per rilanciare chimica e raffinazione, promesse di investimenti, chiusure e trasformazione di impianti, accordi sulle esplorazioni petrolifere, Eni vorrebbe defilarsi dal contesto nazionale lasciando dietro di sé cumuli di macerie e migliaia di disoccupati?”.

Ecco perché il mondo industriale è in fermento, i lavoratori si mobilitano ed i sindacati chiedono un incontro immediato con la presidenza del consiglio e organizzano un’assemblea generale il 28 novembre a Roma. “C’è un problema politico – ci spiega il segretario Filctem- perché può forse questo Paese permettersi di perdere un gruppo con maggioranza azionaria pubblica e abbandonare produzioni chimiche ed energetiche che rappresentano una grossa fetta del Pil nazionale? Informalmente il governo sostiene che non metterà naso nelle scelte Eni ma dovrà pur riflettere e rendersi conto del rischio che il Paese corre. Eni, con la sua politica, piuttosto che rinnovare gli impianti come da anni promette, sceglie di passare in tutto a compagnie estere e di demandare agli stranieri la produzione chimica ed energetica del nostro Paese”. In fondo l’erario di Stato ha bisogno di Eni dunque questa volta Renzi e company dovranno avere il coraggio di scegliere da che parte stare.

“Le forze sindacali in modo unitario – completa Rizzuti - hanno stabilito due ore di sciopero in tutti i territori interessati a siti industriali per mettere a conoscenza di quanto accade i lavoratori e hanno organizzato un’assemblea nazionale del 28 novembre a Roma alla quale sono invitati politici, amministrazioni locali, presidenti regionali e organismi interessati. Il sindacato chiama tutti a raccolta per ottenere un incontro con il governo nazionale e per spingerlo a fare modificare a Eni questa scellerata politica di abbandono delle produzioni chimiche ed energetiche nel nostro Paese. Anche perché questo eventuale passaggio di Eni a società straniere completerebbe il quadro del panorama produttivo chimico ed energetico del nostro Paese che sarebbe appannaggio per l’80% di società straniere che in caso di difficoltà non avrebbero problemi a chiudere lasciandoci a rimuginare sulle macerie prodotte.

I lavoratori dello stabilimento di Priolo (460 a Versalis e 130 a Syndial), attendono risposte e nessuno accetta che proprio Versalis, in questo momento con un fatturato positivo, passi in mano straniere delle quali non si conoscono le intenzioni. Vero è che Eni ha confermato sul nostro territorio gli investimenti ma un ente che dovesse cedere le proprie quote di maggioranza come potrebbe garantire l’attuazione di accordi che diverrebbero responsabilità di nuove compagnie"?

L’Italia trema ed ancor più la Sicilia con Priolo, Ragusa, Gela e la raffineria di Milazzo (50% Eni) perché ciò determinerebbe il crollo economico di un’Isola già in procinto di fallire.