L’ing. Giuseppe Raimondo: “Dubito che vengano effettuati controlli in quota e temo che non vengano letti e forse neppure richiesti i dati dei sistemi di monitoraggio delle emissioni”

 

La Civetta di Minerva, 23 marzo 2019

La situazione nella zona industriale non fa che peggiorare. Com’è noto la Procura di Siracusa, ha rilevato inadempienze tali da disporre il blocco di diversi impianti e solo pochi giorni fa dalla Versalis sono stati messi in atmosfera idrocarburi misti a vapore con il risultato che l’intera popolazione di Melilli è stata invitata a barricarsi in casa senza peraltro essere stata adeguatamente informata sull’entità del rischio occorso. A distanza di qualche anno dalle interviste raccolte da Salvo La Delfa per la Civetta di Minerva torniamo ad incontrare l’Ing. Giuseppe Raimondo per conoscere il suo punto di vista sulle problematiche ambientali nella zona industriale.

Innanzitutto grazie per la tua disponibilità! È da diversi anni, a partire dall’incarico avuto dall’Amministrazione Garozzo e passando per Augusta, Melilli e Priolo, che ti occupi di questo tema: quali sono gli obiettivi più importanti che sono stati raggiunti?

Sono finalmente stati posti dei limiti specifici su tutti i punti di emissione ed è stata limitata la bolla di raffineria soltanto a specifiche sostanze evitando che l’impianto turbogas rientrasse in questa bolla abbassando la media. Un altro risultato importante è stato quello di limitare le emissioni diffuse e fuggitive. Da questo punto di vista le industrie generalmente tendono a prendere anni per la realizzazione degli studi di fattibilità ma fortunatamente l’intervento della Prefettura le costringerà ad accelerare fortemente i tempi.

La sensazione è che gli organi preposti non siano stati in grado di mettere pienamente a frutto il lavoro fatto disattendendo gli obblighi di controllo e ricorrendo a continue deroghe. Che idea ti sei fatto del contesto amministrativo ed istituzionale preposto a governare questa problematica?

Purtroppo ho una visione piuttosto scoraggiante per quello che riguarda il contesto e le prospettive future. Le industrie non fanno programmi a lunga scadenza. Cercano di limitare i loro investimenti e di allungare i cronoprogrammi delle attività di adeguamento normativo nel rispetto delle Autorizzazioni Ambientali Integrate (AIA) che hanno. È una sorta di ping pong in cui la cosa più grave è che intanto i sopralluoghi e le ispezioni di ISPRA, di ARPA e della stessa Provincia avvengono con gravi pecche e mancanze. Dubito ad esempio che vengano effettuati controlli in quota e temo che non vengano letti e forse neppure richiesti i dati dei sistemi di monitoraggio delle emissioni.

Qual è lo scenario dopo il blocco degli impianti disposto dalla Procura?

Il blocco degli impianti sicuramente porterà le industrie ad adottare le migliori tecnologie possibili e quindi limitare (non eliminare) gli effetti sull’ambiente. Bisogna però vedere se tutti i gestori, penso agli impianti interconnessi tra cui il depuratore, avranno la forza per fare gli investimenti necessari.

Se si fermasse il depuratore IAS dovrebbero fermarsi tutti gli impianti a monte, tuttavia la sensazione è che siamo di fronte ad una 500 mentre servirebbe una Ferrari… È così?

L’indolenza della politica e dei controllori ci ha portati a una situazione molto complicata a danno della popolazione. Non credo infatti che si possa fermare un depuratore consortile, sebbene questo necessiti immediatamente di rilevanti adeguamenti normativi e tecnologici per ottemperare alle prescrizioni fatte dalla Procura.

Quali sono le azioni necessarie per una migliore gestione della questione?

Bisognerebbe rivedere il tutto: in una zona industriale dove ogni impianto è attaccato al successivo bisogna monitorare le emissioni sulla base di sistemi di modellistica adeguati.

La Provincia di fatto è dotata di un sistema di modellistica avanzato che costò anche moltissimi soldi pubblici. Questo strumento, che ha di fatto portato al sequestro preventivo degli impianti Sasol, Versalis e IAS, oggi è praticamente inutilizzato. È necessario porre l’attenzione sull’iter autorizzativo di alcuni impianti attualmente in esercizio che hanno autorizzazioni ambientali insufficienti o del tutto assenti poiché scadute. Il caso dell’IAS che ha l’autorizzazione scaduta da quattro anni è il più lampante. È anche urgente finalizzare la definizione del catasto delle sostanze volatili e l’attuazione di un piano di qualità dell’aria regionale. Cose che aspettiamo da anni e la cui mancanza ci ha lasciato con le spalle scoperte ad esempio, presso il Ministero, nel discutere di nuovi limiti alle emissioni per le AIA.

Ci sono infatti molte sostanze di chiara origine industriale (come ad esempio gli idrocarburi non metanici) che non sono regolamentate nei centri urbani sebbene questi centri urbani siano adiacenti alle industrie stesse. È paradossale che sia in essere un progetto di ammodernamento della rete di monitoraggio urbana che non tiene affatto conto degli inquinanti di natura industriale. Si rischia nel giro di qualche anno di perdere quegli strumenti necessari per capire quello che respiriamo. In conclusione però, se gli enti di controllo e di tutela ambientale non sono all’altezza del loro ruolo, il lavoro fatto a tutti i livelli è destinato a cadere nel nulla. Per questo è necessario che questi facciano a pieno la loro parte, oppure che dichiarino la loro incapacità nell’assolvere tali compiti in modo che la politica e le amministrazioni possano prenderne atto e cercare una soluzione.