Descrizione triste e ironica su una tranquilla e noiosa cittadina di periferia

 

La noia trascorreva indisturbata in attesa della ricorrenza tradizionale della zona, la cosiddetta “Festa dello Sbadiglio”, nella quale ogni famiglia poteva esibire il livello raggiunto in quelle che venivano considerate le qualità essenziali del cittadino, ovverosia l’ipocrisia, l’invidia sociale e l’odio per i cosiddetti “arrinisciuti” (ossia per quelli che riuscivano a farsi spazio senza passare per i canali tradizionali delle clientele e delle amicizie).

I partiti, un tempo innumerevoli ma reali, anche se piccoli, ormai non esistevano più. Si erano ridotti a uno, o a tre per gli ottimisti: il “Partito Nemocratico”, e, a distanza, quelli di “Forse Taglia” e i giovanotti del movimento “Una mano per l’astronomia”. Gli altri partiti erano scomparsi, inghiottiti nel silenzio e nell’oblio.

Nessuno ci pensava più; ma, a volerci pensare, chi erano gli esponenti di quei piccolissimi partiti smarriti? Chi rappresentava i“Nati Come Destra” (e finiti a sinistra) in sigla NCD, e chi rappresentava gli “Uniti Dovunque Cogliamo” in sigla UDC. Nessuno lo sapeva più, come non lo si sapeva per tutti gli altri piccoli e piccolissimi. Contavano solo i tre un po’ più grandicelli.

Il più grande di tutti era il Partito Nemocratico, il cui nome era di derivazione nobile, provenendo dall’unione della parola latina “nemo” (nessuno) e della parola greca cratos (potere). Potere a nessuno. La traduzione in siciliano sarebbe stata “ ‘ntemanurinuddu”. Erano gli unicicon il coraggio di definirsi partito; in verità erano diventati un vero e proprio buco nero che attraeva e inglobava qualsiasi vecchiume politico gli si avvicinasse.

Dopo lunghe vicissitudini era stato eletto come segretario tale Alessandro Lo Sutace, sconosciuto ai più, ma molto conosciuto per la sua straordinaria affidabilità e assenza di ambizione. Si racconta che durante le trattative di partito per la candidatura a sindaco di Siracusa, uno dei candidati più accreditati, l’ing. Ciccio Zuppagrasso, avesse deciso di inviare alla trattativa con l’area dell’on. Venusiano appunto lo sconosciuto Lo Sutace, il quale difese così tenacemente e così lealmente il suo dante causa da uscire dall’incontro come candidato dell’area rivale. Lo accusarono di aver fatto la parte di colui che svende tutto per trenta danari, ma alcuni dei presenti asseriscono che non ci fu bisogno di danari; il nostro si svendette già all’arrivo dei primi complimenti.

Venne eletto segretario provinciale del Partito Nemocratico in sostituzione di Mela Manieruccio, una solida militante d’altri tempi che dichiarò di essere disponibile a cedere il suo posto per l’unità del partito, ma si trattava di una miserevole menzogna; in verità, abituata ad un’altra politica, non vedeva l’ora di lasciare quell’incarico in quella terribile fossa dei serpenti che era ormai diventato il suo partito.

Lo Sutace si vantava, ma chi comandava erano in effetti i leader delle tre componenti che avevano sottoscritto l’accordo di pace, e che, se avessero potuto, si sarebbero eliminati a vicenda. La corrente comunitaria, che aveva espresso il finto segretario, era rappresentata dall’on. Venusiano e dall’on. Vangulla, deputato nazionale quest’ultimo, soprannominato due di cuori (quando la briscola è a coppe). La corrente Videiana era rappresentata dal sindaco Gavillano e dal suo fido Gianni Teo. E infine la corrente “nèdiquanèdilà” rappresentata dall’on. Di Franco, dall’on. Pregaddio (il nome evocava anche il miracolo della sua elezione), e da Vincenzo Bambolotto, per gli amici l’enigmista per la sua capacità di trovare la soluzione ad ogni problema e a suo vantaggio.

Di Forza Taglia c’era poco da dire; si era ridotta ormai a tre persone, protagoniste di un fulgido passato e di un inesistente presente: l’on. Giacomo Presti, il politico più longevo della storia della provincia (era infatti alla sesta legislatura), il suo compagno e capopartito sempiterno Gabriele Carinucci e il suo collaboratore in incognito sen. Agela, così presente nelle vicende provinciali da diventare protagonista del celebre detto “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”.

Per quanto riguarda il movimento “Una mano per l’astronomia”, solo l’on. Ragazzo era asceso agli onori della cronaca. Degli altri non si sapeva nulla, fatta eccezione per Citta Di Paolo, neosindaca di una grossa cittadina vicina, eletta per suicidio collettivo dei concorrenti.

Si stavano trasformando anche loro in politici di professione, e più lo negavano più lo rischiavano. Nella categoria “vinco per demeriti altrui” però non avevano rivali.

La classe politica, come si vede, non eccelleva. Ma i migliori non si facevano avanti.

E per dirla con Platone: “la punizione del saggio che rifiuta di prendere parte al governo è vivere sotto il governo di uomini peggiori.”

Mai frase fu più azzeccata.