I risultati degli accertamenti nell'area sud dell'Isab, il pool di 5 magistrati coadiuvato dal Nucleo investigativo circondariale di tutela ambientale e sanitaria, il monitoraggio continuo degli impianti di Esso, Isab, Sasol e Versalis.

 

Un pool di 5 magistrati istituito presso la Procura per la tutela ambientale a cui si affianca il Nucleo investigativo circondariale di tutela ambientale e sanitaria (NICTAS), costituito da personale di polizia giudiziaria specializzato proveniente dall’ASP: su questa informazione il procuratore capo Francesco Paolo Giordano ha iniziato la sua audizione davanti alla commissione parlamentare sui rifiuti e illeciti ambientali in missione a Siracusa nel mese di aprile. “Un gruppo di lavoro in parte preesistente, riorganizzato anche con il distacco, presso il mio ufficio, per tre volte a settimana, di un funzionario dell’ARPA di Siracusa, che garantisce la memoria storica e fornisce un grosso contributo. Ho inoltre ottenuto la connessione diretta con le centraline di controllo dell’aria e del livello di inquinamento presenti nel territorio per avere, per la prima volta, l’accesso diretto ai dati. Questo ci consente di conoscere in ogni momento la situazione dell’inquinamento”.

L’inquinamento in tutte le sue sfaccettature (atmosferico, del suolo e del sottosuolo, infiltrazioni), ha tenuto a precisare il procuratore capo che ha segnalato in particolare i casi di infiltrazioni degli idrocarburi nel suolo e nel sottosuolo, fino alla falda acquifera.

Nell’ambito della contaminazione di dieci pozzi nel territorio di Melilli, causata dalle perdite in alcuni serbatoi dell’ISAB, il procuratore Giordano ha comunicato alla Commissione di aver attivato “una mega consulenza, un mega accertamento tecnico” con l’insediamento di tre specialisti a livello nazionale “che stanno monitorando la situazione complessiva di quattro impianti industriali del polo petrolchimico, Esso, Isab, Sasol e Versalis”.

Sei o sette procedimenti penali riguardano invece i depuratori, e tra questi “il più emblematico”, quello di Augusta “perché dopo anni non si è ancora riusciti a venire a capo dell’esecuzione di questo appalto”. Terzo settore quello dei rifiuti: “Una situazione molto complessa. Recentemente abbiamo intrapreso un procedimento d’indagine per il comune di Siracusa a causa delle 18 proroghe semestrali di un affidamento alla ditta, la IGM, sebbene ora il comune abbia indetto, per l’affidamento del servizio, una gara d’appalto a livello europeo”.

E ancora un procedimento di indagine avviato su richiesta della procura della Repubblica di Torino – “ci ha trasmesso degli atti” - sull’uso di amianto nelle navi della Marina militare, e quindi sull’esposizione al rischio di amianto per i dipendenti militari come per i civili (che riserviamo a un successivo contributo).

Più interessante seguire la relazione del sostituto procuratore Giancarlo Longo, in merito al procedimento relativo ai 9-10 pozzi di privati in contrada Spalla, nel corso del quale l’accertamento tecnico, fatto anche con procedure di caratterizzazione da parte delle autorità dell’ARPA, ha permesso di individuare il serbatoio nell’area sud dell’ISAB responsabile dell’inquinamento. “Per questo procedimento sono stati rinviati a giudizio 5 dirigenti dell’ISAB e siamo riusciti a contestare, oltre al reato di omessa comunicazione di inquinamento in atto, anche il disastro colposo, e il reato importante, che porta a pene considerevoli, di avvelenamento alimentare, perché ovviamente sono pozzi che comportano un approvvigionamento idrico per la popolazione. Probabilmente il serbatoio perdeva da tre o quattro anni, dal 2008 al 2012, e questa lenta perdita ha comportato un’infiltrazione molto profonda fino alla falda acquifera. C’è stato quindi il rinvio a giudizio dei dirigenti dell’epoca”.

Essendo l’area al di fuori del SIN di Priolo, si è occupato della bonifica e della messa in sicurezza non il Ministero dell’ambiente ma il Dipartimento acque rifiuti della regione in sinergia con gli enti locali. “L’ISAB stessa si è occupata delle procedure MISE previste dal decreto legislativo. Sono stati aperti dei pozzi che, con effetto di risucchio, cercano di pompare quest’acqua inquinata. Credo che la bonifica si sia esaurita in questa attività di drenaggio”.

Il secondo procedimento trattato personalmente dal sostituto Longo ha riguardato invece il pozzo Cannizzo in Contrada Spalla di Melilli “un pozzo pubblico dal quale viene presa acqua direttamente fruibile per la popolazione di Città Giardino, da sempre utilizzata per i consumi alimentari. Una relazione dell’ARPA segnalava che i valori riscontrati da rilevamenti a 200 metri di distanza da detto pozzo erano considerevolmente superiori a quelli consentiti dal decreto legislativo, quindi fu interessata la Procura, fu disposto il sequestro e il sindaco di Melilli con ordinanza fece aprire un altro pozzo più a valle. In questo caso, dato il mix di idrocarburi presenti nelle acque, fu più difficile stabilire la riconducibilità causale, anche se siamo sempre in area prospiciente all’impianto ISAB Sud e ad altre aziende limitrofe.

La chiusura del pozzo con il tempo ha determinato l’abbassamento dell’inquinamento perché, non essendoci l’effetto “di risucchio” fatto dall’emungimento delle acque, il contaminante non ha più interessato la parte che convogliava sul pozzo, quindi attualmente i valori si sono attenuati.

In questo caso allo stato non c’è più un’emergenza, quindi non è stato fatto nulla. Non essendo stata appurata la responsabilità dell’ISAB o di altre aziende, il comune di Melilli come ente preposto avrebbe dovuto attuare le varie procedure MISE e bonifica previste dal decreto legislativo ma, mentre nella prima inchiesta siamo riusciti a individuare con precisione il serbatoio, in questa si sarebbe dovuto fare un accertamento molto più complesso sui vari serbatoi che versano in condizioni immaginabili. Su questo non abbiamo proceduto: allo stato il pozzo è chiuso, fortunatamente non è più un pericolo per la popolazione”.