Molti i punti in comune con le tematiche di Siracusa Resiliente. Si è iniziato con le opportunità della nostra terra per creare valore nel settore agroalimentare. Prossimo incontro l’11 settembre sull’attualissimo tema “Immigrati ed emigrati”, l’economia siciliana s’interroga

 


Avviata a Trecastagni una Scuola popolare di economia di comunione. Per governare la democrazia con una grammatica dell’economia. Per uscire dalla crisi e per liberarsi da paradigmi obsoleti.

L’iniziativa, che ha preso avvio il 9 giugno presso il Centro Tre Tende di Trecastagni (CT), è rivolta a chiunque sia interessato a studiare e a discutere con gli animatori i temi proposti, per realizzare un’economia che guardi all’eticità, che sia rivolta alla valorizzazione delle persone e che stimoli i partecipanti ad azioni concrete, in grado di generare cambiamenti sociali.

Il tema del primo incontro, svoltosi il 9 giugno, è stato quasi una strizzata d’occhio all’EXPO milanese o, forse, un controcanto rispetto a quella vetrina dominata da interessi multinazionali: le opportunità della nostra terra per creare valore nel settore agroalimentare.

Ha introdotto i lavori l’agronomo Giuseppe Di Pietro, relazionando sulle varie opportunità della nostra terra, a legislazione vigente. Tutti i presenti in sala hanno però evidenziato (e il relatore ha dovuto convenire) che le strategie possibili a difesa e a tutela dei prodotti locali di qualità verrebbero messe fuori gioco dall’eventuale sottoscrizione del TTIP, che si sta colpevolmente contrattando in gran segreto. Si direbbe meglio: tramando. Tale trattato, col pretesto di eliminare le residue barriere non tariffarie che ancora ostacolano la circolazione delle merci tra le due sponde dell’Atlantico, schiaccerebbe irrimediabilmente la nostra produzione migliore a tutto vantaggio dei prodotti meno buoni, meno sicuri, meno tracciabili. Se va in porto il TTIP, non si potrà più ostacolare la commercializzazione di prodotti farlocchi che imitano solo nel nome (italiansounding) i nostri prodotti migliori: il Parmesan potrà togliere mercato, impunemente, al nostro Parmigiano. E se pretenderemo di difendere il prodotto vero, incorreremo nelle sanzioni salatissime che ci saranno appioppate da arbitri internazionali, che anteporranno le clausole dei trattati (diritto contrattuale) alle norme di legge. Gli Stati si dovranno piegare e dovranno adeguare le leggi alle clausole di trattati tramati nell’ombra. Con buona pace della democrazia. L’indignazione contro il trattato ordito in gran segreto è stata unanime.

L’agronoma Concetta Di Rundo ha illustrato l’esperienza realizzata nel territorio di Troina con la tenuta agricola e la connessa azienda agrituristica “Le querce di Cota”. A dimostrazione che anche in uno sperduto paesino dei Nebrodi è possibile valorizzare l’esistente, innovare nel solco della tradizione, creare lavoro e ottenere reddito.

Il dott. Salvatore Spatola ha illustrato la sua esperienza di valorizzazione del territorio e di gestione delle Case Vacanze Don Ignazio (in quel di Noto), dimostrando come si possa variare con fantasia la produzione e diversificare gli interventi possibili.

Il dott. Di Stefano (commercialista) ha prospettato la possibilità di dare lavoro in Sicilia e di ottenere guadagni di tutto rispetto nei mercati internazionali con primizie di eccellenza, sulla base della sua esperienza di conduzione manageriale di una azienda agricola di 60 ettari, coltivata con varietà richieste dai consumatori ed apprezzate per la qualità. Il tutto senza concessioni a visioni poetiche o arcadiche o antimoderniste. E senza ricorso a manodopera straniera sottopagata. La sua azienda supermoderna, ubicata nei pressi di Scordia, non disdegna l’uso di trattamenti anticrittogamici, fitosanitari, erbicidi, ecc. e impiega la fertirrigazione. Le piante, “impostate” correttamente dal loro primo sviluppo, non richiedono potature, ma solo diradature realizzabili da manodopera femminile locale. Con sorpresa e smarrimento degli “esperti” coltivatori locali tradizionali, messi fuori gioco dai nuovi metodi.

Tre esperienze diverse per far toccare con mano che anche in Sicilia, a prescindere dalla diversità di concezione e di approccio, si può e si deve fare qualcosa per valorizzare la terra e per creare produzione e lavoro. Dimostrando di essere resilienti di fronte alla crisi, che non è la morte dell’economia e della democrazia dovuta ad un destino cinico e baro, ma un momento tristissimo che dobbiamo lasciarci alle spalle. Reagendo con volontà, con fantasia, con dinamismo, con responsabilità. Ma innanzitutto con la voglia di capire e di rimuovere pastoie mentali, paradigmi obsoleti e strutture di potere e di ingabbiamento della democrazia che non sono più tollerabili.

Il prossimo incontro si svolgerà a Trecastagni l’11 settembre su un tema piuttosto scottante. Immigrati ed emigrati: tra siciliani che partono e migranti che arrivano l’economia siciliana si interroga. Saranno presenti e relazioneranno: Salvatore Brullo, Walter Cerreti e Aldo Schilirò. Venerdì 25 e sabato 26 settembre i lavori proseguiranno a Loppiano (Firenze), dove avrà luogo un Convegno nazionale di Economia di Comunione. Saranno presenti Luigino Bruni e gli imprenditori italiani che aderiscono all’EdiC. Venerdì 9 ottobre i lavori proseguiranno nuovamente in Sicilia (a Trecastagni) con Giovanni Morello. Tema: L’ideologia gender e l’ultimo attacco alla natura, alle sue differenze, alle sue leggi. Venerdì 25 ottobre (a Trecastagni) con Salvo Amore e Cinzia Messina si svolgerà l’incontro conclusivo sul tema: Da consumatori a consum-attori. Il voto col portafoglio del movimento Slotmob.

L’iniziativa, concepita come scuola di formazione, ha molti punti in comune con le tematiche che a Siracusa sono state già trattate nel corso del progetto Siracusa Resiliente, di cui è in fase di programmazione il nuovo calendario.

Il bisogno di capire meglio l’economia è palpabile: ne va di mezzo la democrazia, messa a dura prova da una classe politica inetta che ci ha lasciati scivolare nel baratro di una profonda crisi, dimostrandosi asservita alle indicazioni di poteri forti e senza scrupoli. Venirne fuori non è semplice. E non bastano le piccole iniziative quotidianamente realizzabili da parte di consum-attori responsabili, che “votino” col portafoglio tutte le volte che procedono ad un acquisto. Non bastano, ma sono necessari punti di partenza di un percorso più lungo. Il resto verrà. Dovrà venire. I nostri figli non potranno rimanere schiavi di un debito pubblico in gran parte indebito. E la democrazia (oggi a rischio o già snaturata) va recuperata e inverata. E non si tratta di uscire dall’euro, come predica qualche opportunista demagogo. Il compito è ben più arduo e ben più serio.

Ma intanto incombe sopra di noi il TTIP. Bisogna far capire ai nostri politici (tutti) che esso sarebbe una iattura. Bisogna stopparlo. I cittadini stanno bersagliando di mail bombing i parlamentari. Non basta, ma serve.  Si cerchi di costringerli a documentarsi sul trattato segreto. Il resto verrà da sé.