In Italia su 535 Kg di rifiuti urbani procapite 248 vanno a finire in discarica, con una percentuale del 37% ma in Sicilia è tutt’altra cosa. Il ministro dell’Ambiente bacchetta Crocetta: isola al palo mentre in altre regioni le quantità di raccolta differenziata aumenta di anno in anno

Per comprendere meglio la situazione dei rifiuti a Siracusa e nella sua provincia è, forse, necessario inquadrarla all’interno di un panorama nazionale ed europeo, cercando di comprendere i numeri e le cifre che caratterizzano questo settore e i trend che si sono avuti negli ultimi anni.

L’Italia dei rifiuti, riportata nel Rapporto Ispra del 2014, è una nazione a più velocità con alcune aree del Paese che sono allineate alle medie europee mentre altre fanno fatica a raggiungere risultati accettabili, In ogni caso si è osservato negli ultimi anni una riduzione della produzione nazionale di rifiuti urbani: infatti nel 2013 essa è stata di 29,6 milioni di tonnellate, di circa 400 mila tonnellate in meno rispetto al 2012. Questo dato, anche se è inficiato dalle conseguenze della crisi economica che si è avvertita in questi anni nel territorio italiano, è significativo di un trend positivo che vede, parallelamente, un aumento del tasso di raccolta differenziata.

Si sta osservando una crescita graduale, anche se con una notevole differenziazione dei territori: Veneto e Trentino Alto Adige raggiungono il 65% di raccolta differenziata, mentre agli ultimi posti troviamo la Calabria e la Sicilia. La Campania è tra le regioni del Meridione più virtuose: è passata, infatti, dal 29% di raccolta differenziata del 2009 al 44% del 2013, assestandosi, insieme a Valle d’Aosta, Liguria e Toscana, al centro della graduatoria. A dare conferma che il Sud non sta a guardare è il caso della città di Cosenza, in Calabria, che ha avuto una riconoscimento speciale nel concorso “Comuni Ricicloni” dell’edizione del 2014, in quanto è passata, in poco tempo, dal 28% al 52% di raccolta differenziata. Tutto ciò senza nessuna bacchetta magica ma semplicemente con tanto lavoro, tanta informazione e potenziamento del servizio di raccolta.

Esempio virtuoso che la città di Siracusa deve seguire non appena sarà concluso l’iter della gara di appalto per il servizio di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti urbani. Milano, invece, risulta l’unica città italiana con una popolazione superiore a un milione di abitanti ad avere una raccolta differenziata più alta del 50%, ponendola al secondo posto in Europa dopo Vienna.

In Italia, su 535 Kg di rifiuti urbani procapite, 248 vanno a finire in discarica, con una percentuale del 37%. Questo dato è enormemente alto se confrontato al dato tedesco in cui si raccolgono 597 kg di rifiuti ma ne vanno a finire in discarica solamente 3. Una sproporzione che ovviamente deve farci continuamente riflettere. Il dato della Germania è in linea a quello di altri Paesi europei quali per esempio Svezia, Austria, Paesi Bassi, Francia, Finlandia, Regno Unito e Danimarca. La discarica è ampiamente usata, per oltre il 90%, a Malta, in Bulgaria e in Romania.

Dati impietosi questi per il nostro Paese. Infatti, a guardare l’Italia, sembra che una emergenza tira l’altra. In questo periodo, che si protrae ormai da dicembre con ripercussioni notevoli durante il Natale 2014, l’emergenza sta riguardando la Sicilia. Situazioni paradossali in cui i cittadini di molti comuni siciliani si sono ritrovati costretti, a causa della chiusura per riempimento di alcune discariche pubbliche, a dover lasciare i rifiuti a casa. Così, sono aumentati i roghi e le discariche abusive che hanno dato, in molti casi, possibilità alle associazioni criminali di fare profitti.

“La Sicilia è commissariata da 15 anni per l’emergenza spazzatura, ma finora non si sono visti risultati”, questa è stata la risposta del Ministero al Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, andato a Roma a chiedere ulteriori poteri speciali sull’emergenza. Dopo la legge 9 del 2010, con la quale venivano liquidati gli ATO e formati le SRR e gli ARO, la situazione è ancora critica, in quanto le SRR sono organismi vuoti, senza nessuna struttura e nessuna possibilità di gestione, mentre gli ARO arrancano ad organizzarsi e ad effettuare il piano di intervento previsto dalla legge.

E la politica nazionale cosa dice? Si scarica intanto il barile dicendo, come ha fatto il sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani, che l’attuale situazione “è frutto di anni di incuria, superficialità e malaffare in materia di rifiuti che hanno ferito gravemente l’immagine del nostro Paese”. La Degani, in una intervista rilasciata al periodico “Il Chimico Italiano”, tiene a precisare che esiste una differenza tra “raccolta differenziata” e “riciclo”: “A livello comunitario non sono fissati obiettivi per la raccolta differenziata ma solo per il riciclo dei rifiuti solidi urbani”. Secondo la Degani, “in Italia le quantità di rifiuti raccolti in maniera differenziata aumentano costantemente di anno in anno. Nel 2007 erano intorno ai nove milioni di tonnellate mentre nel 2013 siamo arrivati a dodici milioni e mezzo passando dal 33.6% al 42,3%. Per quanto riguarda il riciclo si è passati dal 36.7% del 2010 al 41,8% del 2013, confermando il trend di crescita verso l’obiettivo comunitario del 50% entro il 2020”.