Vicenda cassoni, grazie a un lodo arbitrale si è raggiunto un accordo con l’ati portuale e la prima delle quattro rate di 1,3 milioni di euro è stata già versata. Ma ci saranno i verdetti sui danni richiesti dal marchese De Gresy per la Pillirina e da Open Land. Un vero e proprio salasso

Ricorre spesso in questi giorni la definizione del Comune di Siracusa come un bancomat, una sorta di cassa continua da cui prelevare denari e il riferimento è ovviamente ai consiglieri comunali e ai loro compensi. Ma sarebbe un errore fermarsi a questo perché il drenaggio di soldi potrebbe essere di ben altra rilevanza se andassero a buon fine le tante, esosissime, richieste risarcitorie per danni presunti da parte di una serie di soggetti. Qui, di seguito, quelle all'ordine del giorno.

La Società del Porto. Di certo c'è che è iniziato il versamento delle rate 'dovute' alla Società del Porto, l'ati che sta completando (sic!) le banchine del Foro Italico. Da un'iniziale richiesta di 12 milioni di euro (!) (questa la cifra che è girata per qualche tempo nella cronaca locale), grazie a un lodo arbitrale, la somma convenuta per i danni patiti dalla società per la complessa, e ancora oscura, vicenda dei cassoni è stata ricalcolata in 4.398.816,00 euro: circa 1.300.000 all'anno. E la prima rata già è stata versata.

Infruttuoso per altro il tentativo dell'amministrazione di convincere l’assessorato regionale alle Infrastrutture ad autorizzare una modifica del piano di finanziamento dell’opera in cui far riassorbire in qualche modo il debito verso l'impresa. Trattandosi infatti di somme finanziate dall’Unione europea, la procedura è stata ritenuta illegittima. Non solo: "Sul piano amministrativo e progettuale, le scelte compiute nel tempo e che hanno comportato una lievitazione della spesa, sono state di recente soggette a numerose critiche dall'organismo di controllo previsto dai regolamenti comunitari di settore, che non ha tuttora sciolto le riserve sulle azioni correttive previste della legge" ha dichiarato l'assessore Rossitto, che ha anche chiarito: "Per quanto riguarda i lavori di rifunzionalizzazione delle banchine del Porto Grande, le somme che il lodo ha riconosciuto all'appaltatore non riguardano solamente il fermo lavori cagionato dalle contestazioni in ordine alla bontà del calcestruzzo e successivo spostamento, ma anche le differenti ed ulteriori sospensioni disposte per adeguare il progetto esecutivo alle prescrizioni normative derivanti dall'inserimento dell'area d'intervento nell'ambito del SIN Priolo/Siracusa".

Eppure una tenue speranza di recuperare qualcosa pare sia nell'azione civile nei confronti del Ministero della Giustizia intentata dall'amministrazione comunale.

"Essa trova giustificazione nel principio secondo cui i periti - le cui errate valutazioni hanno indotto a disporre il sequestro e quindi il fermo dei lavorisono legati all'Amministrazione da un rapporto qualificabile di "servizio", che in quanto tale espone il citato Ministero all'azione risarcitoria per i danni conseguenza del loro operato - ci ha risposto l'assessore -. Si badi bene, i periti e non l'Ufficio della Procura della Repubblica, come mi è capitato di leggere". E ha così concluso: "Il completamento, entro il termine fissato per la rendicontazione e collaudo, pur con le riserve appena espresse, resta un obiettivo fermo che vede il Sindaco e l'Assessorato competente massimamente impegnati per le positive ricadute sull'economia di settore e della città più in generale".

L'Elemata Maddalena del marchese De Gresy. Di quasi 114 milioni è invece la richiesta del marchese De Gresy, amministratore dell'Elemata Maddalena, dopo che l'Aman Resorts ha abbandonato l'idea di realizzare un villaggio turistico alla Pillirina per decorrenza dei termini contrattuali. Una somma da rimpinguare però con la vantata perdita di 13mila euro al giorno per lucro cessante, i guadagni non realizzati, chiamando in solido Regione, amministrazione comunale e i 34 consiglieri in carica al momento del diniego al progetto. Contro la pretesa risarcitoria dell'Elemata il promotore del Comitato "quartieri fuori dal comune", l'avvocato Salvo Salerno, ha spiegato che non solo la Penisola Maddalena è inclusa con livello di massima tutela nelle aree del Piano Paesaggistico Regionale della Provincia di Siracusa, e quindi non è consentito realizzarvi nuove edificazioni, ma anche che la possibilità edificatoria in una proprietà privata è solo un’aspettativa giuridicamente tutelata non un diritto acquisito.

La variante al Piano Regolatore Generale, adottata dal consiglio comunale nella sua sovranità, discrezionalità e collegialità, nell’interesse pubblico e collettivo è, così come il prg, un atto di “pianificazione territoriale generale" prevalente rispetto agli interessi e al diritto di un privato. Secondo l'avvocato Salerno l'iperbolica, ingiustificata, richiesta dell'Elemata non sarebbe altro che un tentativo di condizionare la volontà del Consiglio e del sindaco proprio nel momento in cui il comune deve essere parte attiva nel procedimento regionale di definitiva istituzione della Riserva naturale “Capo Murro di Porco e della Penisola della Maddalena”. Ma il vincolo biennale a tutela dell'intera zona perderà la sua efficacia il 29 luglio prossimo e non è chiaro se alle dichiarazioni pro riserva da parte dell'amministrazione, assessore e sindaco, seguiranno gli atti conseguenti.

L'Open Land. 36 milioni per la storia del presunto ritardo, e danno conseguente, nel rilasciare la concessione edilizia per la realizzazione del nuovo centro commerciale sulla balza dell'Epipoli (l'area di quella che fu la Fiera del Sud). Una richiesta risarcitoria che viene spesso brandita come un'arma letale da chi presagisce il dissesto finanziario del Comune con una sorta di gusto sadico, di un cupio dissolvi d'apocalisse, dando per assolutamente scontato che la società sia nel giusto, che rivendichi un diritto incontrovertibile. Ce ne siamo già occupati. Nella nostra convinzione che si tratti di una richiesta difficile da documentare con atti certi abbiamo trovato come buoni compagni di viaggio gli avvocati Corrado Giuliano e Nicola Giudice di Legambiente, che il 9 febbraio si è costituita con i propri ctu per partecipare alle operazioni di accertamento del risarcimento richiesto dall'Open Land/A.M.Group.

Questa attualmente la situazione. Il consulente tecnico designato dallo stesso CGA, Salvatore Pace, ha al momento chiesto l'acquisizione di alcuni documenti ma, nonostante sia passato da allora oltre un mese, non è stata avviata alcuna iniziativa di confronto e contraddittorio tra i consulenti di parte nominati e il CTU sulle modalità di espletamento della consulenza. Eppure i tempi imposti per la trasmissione alle parti e ai consulenti tecnici di parte dello schema della relazione del dottor Pace sono ristrettissimi: il prossimo 1 aprile. Il fondato timore degli avvocati Giuliano e Giudice, dopo aver appurato quali documenti il ctu abbia richiesto, è che l’indagine trascuri profili rilevantissimi ai fini dell’accertamento degli elementi sottesi ai quesiti avanzati dal Collegio e alla domanda risarcitoria, e che non venga presa in considerazione l'opportunità da loro suggerita di nominare anche un consulente tecnico con competenza ingegneristica per alcune necessarie verifiche. Infatti, così com’è di tutta evidenza che solo professionisti competenti possano fornire alcuni chiarimenti (per esempio sulla dichiarata riprogettazione edilizia o sui presunti maggiori oneri di costruzione) è altresì indiscutibile che, per fare chiarezza sulla legittimità di quanto chiesto dall'Open Land, sia indispensabile l'acquisizione di alcune scritture contabili che, a quanto risulta ai legali, fino a questo momento, non sono nella disponibilità del dottor Pace.

Giuliano e Giudice ritengono essenziale che si indaghi anche sui tempi delle varie operazioni nonché sui rapporti tra le varie società, tutte riconducibili alla stessa famiglia, per capire la veridicità di alcuni elementi, soprattutto per la presenza, ai vertici societari, "di trust che schermano, rendendola anonima, l’intestazione delle quote societarie".

Ecco perché i legali, nel fare formalmente presente questi aspetti al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, hanno evidenziato che "nel caso di deposito di uno schema di relazione che trascuri i profili richiamati, lo stesso si presterebbe a osservazioni che potrebbero rendere i tempi assegnati per la relazione finale più lunghi del previsto, e soprattutto ne andrebbe sacrificata la qualità dell’indagine che una fattispecie di tale rilevanza impone".

Dall'elenco, parziale, dei risarcimenti chiesti ai Siracusani resta a margine la richiesta di 6 milioni di euro avanzata dalla curatela del fallimento Sogeas per fatturazioni pregresse. Ad abundantiam.