L’ampia partecipazione al convegno organizzato da Roberto Fai a riprova dell’interesse condiviso di comprendere il nostro futuro politico

 

Si è tenuto a Siracusa, presso il centro Pio La Torre, un confronto di notevole interesse sociopolitico sul tema: Movimenti, Partiti, Istituzioni nella crisi della Politica.

Hanno affiancato l’organizzatore dell’incontro Roberto Fai Collegio Siciliano di Filosofia, Francesco Ortisi di Lealtà e Condivisione, Massimiliano Perna giornalista e portavoce Sardine, Valeria Troia Associazione Prossima.

Lo scenario descritto da Roberto Fai è parso quanto mai sconfortante. Procedendo da Mani pulite fino al 2007, il filosofo ha delineato i passaggi socioculturali alla base della disaffezione verso la politica così come declinata nella sua peggiore accezione, distante dai bisogni della gente, corrotta e autocelebrante,

Già al suo esordio la Lega, sorta come Movimento, ha in nuce gli elementi fondanti per la creazione di un partito politico. Non è dunque il Movimento 5 Stelle ad aver trasformato il carattere consociativo della sua esistenza, ma già Umberto Bossi aveva ben chiaro come il ruolo dei partiti doveva essere svuotato dal suo significato storico per farne uno strumento demagogico, della gente e per la gente.

Il costante depauperamento di quella ricchezza culturale e politica che ebbe nella Dc, nel Psi, nel Pci e nei partiti socialdemocratici e liberali, fece sì che al grido di Uno vale uno si considerasse poco necessaria la formazione politica e culturale dei rappresentanti del popolo. Per quanto fondamentale ai fini divulgativi del disastro economico e sociale perpetrato dai partiti storici, Fai considera Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, con il loro bestseller La Casta, primi interpreti dello squarcio determinatosi tra le masse e i partiti. È proprio quel libro scandalo a dare al Paese la dimensione della distanza siderale tra il popolo e la politica. Da questa genesi è possibile, secondo il relatore, intravedere l’esordio del neo liberismo e del sovranismo, e conseguentemente in ambito mondiale, viene accolto silenziosamente il sorgere di nuovi grandi spazi imperiali. Non a caso oggi i sovranisti nostrani guardano con simpatia l’Uomo forte e solo al comando. Pensiamo alla Russia di Putin e al Brasile di Bolsonaro. A questo punto il foltissimo pubblico intervenuto all’incontro ha ben avvertito il monito rivolto al secondo relatore, Massimiliano Perna.

“Non bastano le piazze. Serve una nuova politica. Il potere deve essere governato”.

Con questa semplice chiosa si è conclusa la relazione di Roberto Fai, seguita come detto dal giornalista Massimiliano Perna, portavoce delle Sardine.

Massimiliano ha stigmatizzato la delusione di una massa enorme di giovani e meno giovani, costantemente feriti dal disinteresse espresso dai vecchi partiti nei confronti della gente, di quella più fragile, dei giovani e dei diseredati. Fin qui verrebbe da dire niente di nuovo sotto il sole. Però a questo punto Perna stabilisce subito la distanze con il Movimento 5 Stelle. A suo dire è stato un grande errore non avere scelto un’area politica di riferimento. “Non essere né di destra né di sinistra ha fatto perdere elettori da una parte alleandosi con la Lega, dall’altra con il Pd. A dire di Perna, che è nel gruppo direttivo nazionale del nuovo movimento, le Sardine la scelta l’hanno fatta da subito. Antifascisti e antisovranisti. Non può esserci spazio per chi sia distante da queste posizioni assolute. Alle domande di qualche spettatore circa l’eventualità di schierarsi per il centro sinistra, il giornalista ha risposto piccatamente che di volta in volta dipenderà dagli scenari creatisi nelle varie realtà. Per questo ha utilizzato l’esempio già usato nell’intervista che ha rilasciato alla Civetta del numero scorso: in Calabria l’area di centro sinistra ha indicato Callipo quale candidato alla guida della Regione ma le Sardine non appoggiavano tale scelta. Continuando ha voluto fissare alcuni punti. Il movimento non intende sostituirsi alla politica, ma riportare la gente nelle piazze, sostituendosi semmai al metodo che ha visto rinchiudere la gente in casa lasciando ai social il ruolo di denuncia. I social sono un mero strumento. Insomma ci sembra assai distante la trasformazione politica delle Sardine. Politica è compromesso, strategia e tante volte bocconi amari.

Valeria Troia (Associazione Prossima) ha accolto assai di buon grado le affermazioni di Perna circa la responsabilità della politica. Ha tenuto tuttavia a precisare che solo la costruzione di una casa comune centrata sui territori può riavvicinare la gente alla politica.

Ha concluso il vivace incontro Francesco Ortisi di Lealtà e Condivisione.

Citando l’impietoso rapporto del Censis pubblicato poco prima della fine dell’anno, ha descritto la profonda crisi strutturale evidenziandone gli aspetti salienti. Profonda sfiducia rispetto al futuro, estrema litigiosità e disimpegno rispetto ai legami della società. Una società quella italiana divenuta sempre più nevrotica. Basti pensare che solo dal 2015 al 2018 è cresciuto del 23% il consumo di ansiolitici. Sfiducia verso i principi democratici e illusione dell’uomo forte al potere. Conclude Ortisi con un invito: “Cambi il paradigma rispetto al modo di fare politica. Si crei una formazione politica in grado di darci giovani capaci di riannodare il rapporto con le masse”.