Fluidissima opera con caratterizzazione regional-popolare, dai contenuti apprezzabili

 

Brillante performance narrativo-teatrale quella di Alessio Di Modica, che, da solo, ha messo in scena/raccontato Sole d'inverno presso il cineteatro Aurora di Belvedere il 12 u.s.

Il giovane attore si è inventato un linguaggio tutto suo, una sorta di italiano regionale-insulare, con inflessioni siciliane e con una caratteristica del sardo: la nettezza articolatoria, che scandisce le sillabe, facendo sentire una brevissima occlusione tra l'una e l'altra. Del siciliano regionale e popolare l'attore mutua sistematicamente anche un morfema: il pronome ci, che sta indifferenziatamente per gli/le/loro. Altro tratto dell'italiano popolare è l'uso di suoi per loro anche quando l'idea di possesso sia riferita a soggetto plurale. Esempio: I proprietari terrieri badavano solo ai suoi interessi (= ai loro interessi).

Bisogna ammettere che tali limitatissimi elementi fonetici e morfologici bastano ad Alessio di Modica per conferire una caratterizzazione regional-popolare al suo fluidissimo racconto i cui elementi contenutistici sono veramente apprezzabili.

Sembra di assistere ad una irrefrenabile eruzione vulcanica piroplastica; tanto il ritmo è rapido ed incalzante. E la narrazione, fluida e rapida come l'acqua di un ruscello alpino, abbraccia e sommerge nel suo corso una pluralità di figure umane, contessendo la storia dell'eroina, Graziella, ad una miriade di personaggi diversi e di figure collaterali. Un flusso narrativo più che un flusso di coscienza. Un'alluvione di parole che ci presenta la protagonista, originaria di Bagheria, nelle sue relazioni con la sorella, con altre donne, con uomini del nuovo contesto sociale (il popolo di Lentini-Carlentini, impegnato nelle lotte bracciantili degli anni sessanta).

Un racconto corale in cui confluisce di tutto: vicende personali come la storia del professore universitario che rinuncia alla cattedra e si aggrega al popolo… ed eventi pubblici come lo sciopero, per sedare il quale vengono mobilitate ed usate impropriamente le forze dell'ordine, che, mal guidate, arrivano a sparare agli scioperanti… Il racconto acquista tinte epiche e risvolti drammatici: i colpi d'arma da fuoco della polizia sono scambiati inizialmente per i fuochi artificiali della festa di paese e la ferita al polpaccio di uno scioperante è scambiata per il morso di un cane.

Alessio Di Modica ci travolge con un racconto corale, in cui confluisce di tutto: persino la storia della diffusione dell'agrumicultura in Sicilia assieme ad altre notazioni storiche, narrate attraverso le battute del racconto di una madre alla figlia o riferite come testi di improvvisate ninninanne.

Nonostante la varietà, il magmatico fluire di eventi, di prese di coscienza, di dialoghi, di brandelli di storia… compone un intreccio narrativo unitario ed efficace. E il messaggio dell'epopea dell'eroina delle lotte bracciantili, che riescono a far ottenere risultati di grande rilievo, passa cioè riesce a far breccia nelle coscienze e viene colto con chiarezza dallo spettatore/ascoltatore. E suscita il rammarico che tali successi erano conseguibili in un tempo ormai superato da mezzo secolo. Oggi è diverso. Purtroppo. Ma ricordare il passato e l'epopea del quarto stato non guasta.

Anche se oggi la lotta contro le ingiustizie crescenti non può più passare attraverso scioperi bracciantili ma deve necessariamente richiedere un rinsavimento generale della politica e dell'economia. Rinsavimento e resilienza che, purtroppo, non sembrano affatto attuali né imminenti. Una generale presa di coscienza oggi è più che mai necessaria e richiede un contributo di buona volontà da parte di tutti. In attesa di tutto ciò, anche il contributo storico-emotivo-narrativo offerto da Alessio Di Modica è da salutare con apprezzamento. Bravo Alessio. Complimenti.