A Piazza Armerina, che ho diretto provvisoriamente, grazie ai volontari abbiamo svecchiato la biblioteca

 

La Civetta di Minerva, 26 ottobre 2019

Ho lasciato i lettori de La Civetta ad inizio estate come direttore senza fissa dimora, dopo aver lasciato la direzione della casa reclusione Augusta, ed in attesa di assumere un altro incarico, quantomeno nelle more dell’esito del contenzioso ancora in corso circa l’attribuzione dell’incarico presso la sede di Augusta.

In questo intervallo di tempo ho avuto modo di visitare una realtà penitenziaria molto vicina al dover essere, in base a legge regolamento e senso logico. Si tratta del carcere di Volterra: un istituto situato "dentro" la città - e non ai suoi margini come spesso in tante realtà avviene - che dialoga con il territorio, e all'interno del quale i detenuti attraverso il teatro coltivano il bello, lavorano e producono.

L'eccellenza di quell'istituto è infatti rappresentata dalla compagnia teatrale La Fortezza, il più radicato ed antico (trent’anni) esperimento di attività teatrale in carcere, rispetto al quale il termine laboratorio assume il senso più proprio. Di ciò parla in un articolo di quest'estate "Il Corriere della sera", con queste parole:

“Le vite drammatiche di persone condannate a lunghe pene (alcuni detenuti sono anche ergastolani) diventano il terreno fertile per una possibile metamorfosi.

…L'allontanamento da sé è il distaccamento graduale dalle umane passioni, quelle che portano alla sopraffazione, alla violenza, al dolore. – Questa l'idea di fondo che guida il lavoro di Punzo (il regista, ideatore ed anima dell’esperimento, ndr) attorno a questo trentennale; scoprire quelle nature che sono dentro di noi, un mondo intero di qualità che cercano di emergere dal pozzo in cui le abbiamo relegate: Armonia, Letizia, Stupore, Innocenza.

…L'astrazione che si fa spettacolo - Come si traduce sulla scena questa splendida utopia che aspira a trasformare l'Homo sapiens in Homo felix? Qui sta la cifra inconfondibile degli spettacoli della Fortezza: rappresentare l'astrazione con la forza e la bellezza concreta dei corpi e delle parole, dei costumi e dei trucchi, delle musiche e dei silenzi"

Le messe in scena della compagnia, che solitamente avvengono nel mese di luglio, sono aperte al pubblico e chi ha la ventura di assistervi si ritrova in una cornice architettonica del medioevo spettatore di un evento che si snoda attraverso cortili, piazza d'armi e cappelle sotterranee, e nel quale i detenuti sono attori, truccatori, sarti, scenografi, coautori.

Molto meno vicina a ciò che dovrebbe essere una istituzione che ha come fine il reinserimento del detenuto, è, nei suoi fondamentali, ossia nella sua struttura, la realtà della Casa Circondariale di Piazza Armerina, di cui, poco dopo la visita a Volterra, ho assunto provvisoriamente la direzione. Un istituto esageratamente fuori dal centro urbano, inerpicato su una collina per raggiungere la quale personale e familiari devono munirsi, in inverno, di pneumatici da neve, del tutto privo di spazi per attività risocializzanti o semplicemente ricreative, e nel quale quindi l'unica attività possibile per i detenuti consiste, o rischia di essere, la passeggiata (avanti e ndre') nel corridoio. Da qui, e facendo leva sui punti di forza, un personale di tutte le aree fattivo e laborioso, un volontariato presente e disponibile, è partita la mia nuova esperienza: individuando dei primi step nella creazione di spazi, nel potenziamento di ciò che c'era, nella progettazione di eventi ed attività. Così è iniziata l’operazione biblioteca, lanciando quasi per gioco, attraverso i social, un books crowd funding per rimpolpare e svecchiare la dotazione libraria.

L'appello alla donazione ha avuto un successo inaspettato, i maggiori azionisti sono stati gli amici di Lealtà & Condivisione che mi hanno subissato di scatoli, buste, contenitori di ogni sorta, pieni di libri. Altre donazioni sono arrivate da scuole, dalla biblioteca comunale, da amici, e così, ogni settimana la mia auto (è un'operazione interamente “fai da te”) è partita per Piazza Armerina carica di libri (al personale dicevo arrivando - ho portato qualche libro... - e dopo le prime volte capivano che dovevano venire a prelevarli con il carrello). L’obiettivo, una volta adeguata la dotazione libraria e destinati al servizio nuovi spazi, dovrebbe sarà quello di creare una biblioteca dinamica, un motore culturale dell’istituto, dove fare incontri e presentare libri.

Rimanendo sempre sul tema biblioteca, un‘ipotesi sulla quale stiamo lavorando, la preside Di Gangi dirigente del liceo scientifico ed io, è l'avvio della gestione del servizio da parte di studenti in una attività di alternanza studio lavoro. Catalogare i libri, assistere i detenuti che vogliono sceglierne qualcuno, guidare alla lettura. Questo progetto può costituire il passo successivo nella messa a norma dell’istituto (rispetto all’articolo 27 della Costituzione), insieme alla partita con papà (iniziativa dell'associazione nazionale BambiniSenzasbarre) e ad un progetto di laboratorio teatrale. Ve ne parlerò nel prosieguo.

P.S. L’istituto di Piazza Armerina si trova in Via Fabrizio De Andre’ n.1. Per questo motivo questa parte del mio tragitto professionale quasi quasi mi verrebbe di chiamarla “La mia cattiva strada...”