I medici di famiglia veniamo obbligati a compilare tre lunghi moduli, pieni zeppi di notizie sanitarie ma anche di indirizzi, numeri telefonici del paziente e dei familiari, codici fiscali, luoghi e date di nascita, minuziose descrizioni delle condizioni degli ammalati, timbri e firme. Insomma, una o due ore a compilare scartoffie...

 

Non so cosa possa motivare la cronica disfunzione di alcuni servizi essenziali alla cura degli ammalati più gravi ma sembra una maledizione storica per questa nostra Siracusa. Mentre l’assistenza domiciliare per i malati più gravi era resa obbligatoria in tutta Italia introducendola nei livelli essenziali di assistenza dal 2001, questa sfortunata provincia dovette attendere il 2010 per vederne realizzata l’esistenza.

Non dimentico la faccia tosta del direttore generale di allora, il mio amico Franco Maniscalco, che, presentando ai medici il nuovo servizio presso il loro ordine, ne fa cenno come una speciale concessione, avvenuta suo tramite, verso gli ammalati più gravi della città. Una concessione, quindi, di un diritto che era obbligatorio approntare da dieci anni, ignorato, non si sa come, solo da Siracusa e dalla sua splendida equipe dirigenziale mentre già in altre aziende sanitarie siciliane il servizio procedeva regolarmente da anni.

Non una sola parola di scuse ai cittadini che si erano fatti carico con il loro denaro delle cure agli ammalati gravi, proiettati senza alcuna delicatezza dai letti ospedalieri direttamente ai letti della loro casa, spesso paralizzati da ictus o terminali per più gravi malattie. Non una sola parola di scuse ai medici di famiglia che hanno dovuto assisterli gratuitamente a domicilio e che, per dieci anni, hanno rinunciato al misero onorario che l’assistenza domiciliare integrata (ADI) avrebbe concesso a loro.

A chi pensi trattarsi di quisquilie suggerisco di analizzare i costi di un infermiere, un fisioterapista, dei presidi di medicazione moltiplicati per i mesi o anni, di pagarsi un medico a domicilio. Un danno enorme a questa comunità.

Qualcuno ha pagato per questi danni ai Siracusani e per il mancato adeguamento ai LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA? A mia memoria no.

I direttori generali cambiano ma ruotano da una città all’altra, il resto della dirigenza pascola e s’ingrassa inamovibile a Siracusa, qualcuno fa carriera come se avesse risolto chissà quale problema.

A quasi dieci anni dalla munifica concessione che ne è dell’assistenza domiciliare a Siracusa?

L’assistenza domiciliare integrata a Siracusa, muro di gomma

chiuso ad ogni apertura verso i medici e i pazienti

Cominciando dal rispondere al telefono, nel novanta per cento dei casi nessuno risponde in pieno orario di servizio. Neanche al medico che telefona per esigenze degli ammalati. Parlo per me, voglio sperare non sia così per tutti i medici. Per ordine di non si sa chi, con quest’ufficio noi medici di famiglia dobbiamo dialogare per mail.

Pare si debba lasciar traccia di tutto. Peccato che per lasciar traccia ci si obblighi a compilare tre lunghi moduli, pieni zeppi di notizie sanitarie ma anche d’indirizzi, telefoni del paziente e familiari, di codici fiscali, luoghi e date di nascita, minuziose descrizioni delle condizioni degli ammalati, timbri e firme. In breve, s’impongono da una a due ore di compilazione di scartoffie informatiche che già uccidono la professionalità di qualsiasi operatore sanitario, che non sia un semplice impiegato o scrivano di borbonica memoria.

Quando poi si tratti di rispondere alle mail inviate per comunicare gli esiti delle suppliche per assistere a casa gli ammalati si entra nel campo dell’impossibile. Pare sia diventata una fatica ciclopica redigere una risposta in cui si comunica per quanto tempo si concede il beneficio delle cure domiciliari. Per quelle poche volte che si risponde, viene data una scadenza perentoria e se il medico, per caso, dovesse dimenticare di riproporre un nuovo ciclo di cure entro la scadenza, sarà condannato a riscrivere i tre lunghi moduli della proposta di cure a domicilio.

Da qualche anno ci si è evoluti e si procede alla chiusura d’ufficio della pratica quando il medico preposto al controllo di quanto dichiarato da medico curante, non riesce a trovare dove sia il domicilio del paziente e nessuno risponda al telefono. Di fatto, basta un disguido qualsiasi per rendere vani i diritti degli ammalati e gettare nel cestino le sofferte scartoffie del medico di famiglia.

La mancanza assoluta di rispetto della figura del medico curante e del malato ha tradizioni lunghe in questa provincia.

Di fatto avviene che il medico non sappia se e quando è stato attivato il servizio, se mai quello che ritiene un diritto del malato non sia stato chiuso d’ufficio dal “sistema” informatico che, pare, governi questa concessione pietosa dell’azienda verso i malati gravi. Questo “sistema” è cosi comodo per l’ASP 8 che chiude automaticamente alla scadenza prefissata le pratiche di assistenza a domicilio senza interpellare il medico che ha la responsabilità di cura. In sostanza ti si chiude il gas mentre cucini senza chiederti a che punto sia la cottura.

Riferisco le parole di uno dei responsabili che, spero siano di propria fantasia, altrimenti ci sarebbe da perseguire l’ufficio per ripetute omissioni. Quella del “sistema” che chiude d’ufficio le pratiche alla scadenza diventa una tagliola per malati e medici quando non sono stati informati della scadenza perentoria.

Bellissimo fiore all’occhiello del servizio ai malati è l’imposizione ai medici di rinviare i moduli borbonici, qualunque sia il motivo che abbia determinato la chiusura del servizio. Il malato e le malattie sono sempre quelli ma le pratiche del mese prima non valgono più. È ridicolo e frustrante assistere, a vent’anni dal 2000, al trionfo del burocrate e al crollo della dignità del medico, costretto al ruolo impiegatizio e vessato dal “sistema”. Atteggiamenti e costumi che si prefiggono l’opposto di quello che sarebbe l’obiettivo politico-sanitario nazionale di trasferire sul territorio quelle cure che gli ospedali scarnificati non possono e non devono più dare.

Orsù, un po’ di coraggio! Invece di nascondersi dietro un sistema informatico non sarebbe più semplice dire che tutti questi paletti ad altro non servono che a togliere assistenza ai malati per tagliare le spese?