Processo “Verdini più 11” nel tribunale di Messina. Un incontro col giudice del CGA Mineo si tenne al Q8 vicino al cimitero di Siracusa. Il 20 giugno controinterrogatorio di Amara

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

Più o meno in orario - vabbè, erano le 10,30 abbondanti e il presidente della Seconda sezione penale Mario Samperi ha chiesto scusa al nutritissimo collegio di avvocati che si aspettavano la presenza in aula dell'avvocato Piero Amara per l'attesissimo controesame – la nuova udienza in Corte d'Assise (ma si tornerà in aula C il prossimo 20 giugno, ndr) per il processo scaturito dall’operazione denominata “Sistema Siracusa”, che mediaticamente è "Verdini più undici" ma poi il fascicolo di riferimento è un anonimo 2247 del 2018 con "titolare" Centofanti e altri.

Occorre subito liquidare la posizione di Alessandro Ferraro, accusato di corruzione in atti giudiziari, e unificarla al fascicolo principale. Roba veloce. Poi può iniziare la verifica delle parti presenti o rappresentate. Dunque, l'imprenditore Fabrizio Centofanti (avvocato Frasacco), De Michele (Barbera, foro di Barcellona), il giornalista Pino Guastella (solitario o quasi, in fondo all'aula, difesa Failla), Verace (Tamburino e Galante), Sciuto (Landolina e Danzuso), Miano Danzuso e Celesti, Ferraro (Billé e Belcastro), il giudice Mineo che si affida a Enrico Trantino e a Iacono; Verdini non c'è e si fa assistere da Rocchi e l'onnipresente Billè in sostituzione, ma Billè cura pure la difesa del notaio di Augusta e Noto Giambattista Coltraro, c'è l'avvocato Andreotti per Naso, il puntuale Liai per il CTU Pace. Amara non c'è, pensa al patteggiamento di fine giugno e non disvela la nuova strategia difensiva.

Fremono le parti civili, ovvero il Comune di Siracusa, Legambiente (con la Del Vecchio per l''ormai incompatibile Tuttoilmondo), l'avvocatura dello Stato con Andrea Gangemi e il pm Marco Bisogni (studio Aprile).

Viene chiamato sull'emiciclico e come teste assistito l'avvocato Giuseppe Calafiore. Che si dichiara grande amico, anzi fraterno amico di Piero Amara; racconta dello studio romano rilevato da Centofanti e di svariata attività di network di consulenza con la P&G (Piero e Giuseppe) per poi provare a spiegare qualcosa - come già fatto da Amara - sulla corruzione del giudice Giuseppe Mineo. Ovvero, come riuscirono ad avvicinare il giudice in quanto componente del Consiglio di Giustizia Amministrativa con incontri avvenuti a Roma (uno all'Hotel Alexandra) e uno al Q8 vicino al cimitero di Siracusa.

Mineo avrebbe dovuto favorire Calafiore e Amara in due sentenze, una per condannare il Comune di Siracusa a pagare due milioni e ottocentomila euro alla società Open Land (per l’omesso parere alla richiesta della società, di cui era presidente Concetta Rita Frontino, compagna del Calafiore, di ottenere la concessione edilizia per la costruzione di un centro commerciale ad Epipoli, nella zona delle Mura Dionigiane) e l'altra per un risarcimento danni da 270 milioni di euro per quel che ruotava su Open Land e altro.

Ma mentre Amara fu chiaro su quei 115.000 euro da girare a Mineo, Calafiore si fa richiamare dal presidente: "Ma come fa a dire di non sapere la cifra sborsata"? fatta confluire su un conto di Alessandro Ferraro e di fatto destinata alle costosissime cure ospedaliere in Malesia dell'onorevole Giuseppe Drago. Molto amico di Denis Verdini, che è il numero uno di ALA (Alleanza LiberalPopolare – Autonomie, acronimo per il quale il presidente chiede, inutilmente, di sapere agli astanti, ndr) che, in cambio di denaro e sostegno elettorale, può aiutare Mineo ad andare al Consiglio di Stato.

Calafiore dice di aver girato 20.000 euro a Verdini con un proprio assegno circolare, che "aiuterebbe" Mineo, che dovrebbe poi aggiustare le due sentenze al CGA. Con Drago che fa lobbing romana e chiede solo quei 100-150.000 euro per curarsi. Soldi che non vanno a Mineo ma a Ferraro. Meglio, sul suo conto.

Ma tutto si concentra su quel "ferro e fuoco" che Calafiore fa per convincere Mineo a ribaltare le due sentenze del Tar di Catania. Troppi soldi in ballo e, forse, anche un senso sproporzionato del concetto di potere.

C'è tempo per far sapere che i telefoni dello stesso Calafiore, di Amara, di Ferraro e di Centofanti non erano intercettabili grazie al sistema Wickt. Detto così sembra tutto lineare, ma Calafiore non era in forma, è stato ripetitivo, a volte poco incisivo e superficiale. È chiaro solo quando scopre che la "cortesia" di far nominare nel Consiglio di Stato il giudice Giuseppe Mineo, che Verdini caldeggerà con il premier del tempo Matteo Renzi (meglio, con il sottosegretario Luca Lotti, inutilmente atteso a Messina, ndc), non potrà mai andare a buon fine perché il candidato raccomandato da Amara e da Verdini è troppo lento nel redigere le motivazioni delle sentenze emesse dal Consiglio di Giustizia Amministrativa. Tanto da ricevere richiami dal presidente Claudio Zucchelli (per almeno 15 episodi) e in più esistono fascicoli con proposte di sanzioni disciplinari, persino procedimenti penali tuttora in corso, per cui la sua promozione a giudice del Consiglio di Stato salterà. Fatti che il gran commis di Stato, Claudio Zucchelli, per tre anni al CGA da presidente, confermerà. Ma, soprattutto, spiegherà nel dettaglio di aver dovuto censurare Mineo che, a distanza di oltre un anno dalla Camera di Consiglio che rigettava tutto, vuoi per confermare il no del Tar e vuoi per inammissibilità, aveva ribaltato quanto deliberato in Consiglio, dando il via libera al risarcimento danni a favore di Amara e Calafiore sulle vicende definite impropriamente "Il castello" (Epipoli) e Open Land.

Zucchelli bloccò tutto, fece rifirmare Mineo che era il relatore e tenne pure una sua copia: "No, no. Non per sfiducia ma ho 30 anni di esperienza e i colleghi De Francisci e Simonetti mi dissero di stare allerta".

Zucchelli ha messo in piedi una bella lezione di diritto amministrativo su procedure d'ottemperanza, relazione causa-effetto tra bene della vita e danno causativo (e danno ingiusto, lucro cessante, lucro emergente), sull'iter che portò a ribadire i no del Tar, ma anche il difetto di citazione della soprintendenza (era roba tra Comune e la P&G), salvo poi respingere al mittente l'ipotesi di essere stato avvicinato per le sentenze in questione. Con la chiosa finale: "Il Collegio è stato citato civilmente a Caltanissetta da Open Land. Non ci siamo costituiti, quella citazione non l'ho neanche letta. Irritante. Sono abituato al confronto apertis verbis e in maniera legale. È un atto intimidatorio".

Poi tocca alla segretaria generale del CGA Maria Barbarotto, che si limita all'indispensabile, tipo gli ordini di servizio per accedere agli atti, all'ipotesi di richiesta di terzi per un accesso che verrebbe negato e per il quale servirebbe l'intervento dell'Autorità Giudiziaria. Com’è accaduto per un "pizzino" finito nel fascicolo e sul quale spiegheranno qualcosa due uomini del Ris (Vito Matranga e un maggiore) nella prossima udienza, dove ci sarà il controesame di Calafiore e Amara e la testimonianza del sottosegretario Lotti.

Ah, l'avvocato Trantino ha chiesto inutilmente il rinvio perché impegnato da imputato a Trapani.