il bacino compreso tra la costa settentrionale di Ortigia e la costa lungo riviera Dionisio il grande potrebbe essere stato in antico utilizzato come rada per la sosta alla fonda delle imbarcazioni

 

La Civetta di Minerva, 1 giugno 2019

All’incirca fuori dai due attuali pennelli del porto piccolo, come riportato nelle mie planimetrie verosimili, si snoda la depressione sottomarina che ho battezzato “l’antica valle del Syrako”, contenuta dalle due dorsali sommerse: quella a nord-est è il prolungamento degli scogli lunghi altrimenti denominati “Pietralonga”; quella a sud-est, lato Ortigia, è oggi sormontata dal molo frangiflutti “Talete”.

La presenza di ingrottamenti con formazioni stalattitiche, da me individuate a circa 20 mt. di profondità nella scarpata interna della dorsale di “Pietralonga”, è la testimonianza concreta che, probabilmente prima della risalita olocenica, le due dorsali fossero emerse. All’epoca dovevano apparire come un piccolo fiordo, diventato laguna quando una duna marina, formatasi per il flusso e riflusso ondoso, ne ha ostruito l’imboccatura a nord-est, per poi essere definitivamente superata dall’innalzamento del livello marino.

La batimetria da me elaborata, lungo il percorso a forma di “S”, con andamento iniziale appena fuori dai pennelli del porto, verso nord est, inizia con una quota di circa mt. 4 sotto il livello marino per poi raggiungere i circa mt. 29 al centro; da qui inizia a risalire fino ad attestarsi a circa mt. 15 sotto il livello marino. Proprio qui, alla fine, dove le due dorsali si fronteggiano, ho ipotizzato la formazione della duna marina.

Numerosi sono i reperti archeologici sapientemente censiti e pubblicati dal compianto “pioniere” Gerhard Kapitan. Rimando alla consultazione del suo contributo in merito, pubblicato nell’annuario 1967/68 dell’archivio storico della “Società Siracusana di Storia Patria”. Numerose sono state le mie immersioni negli stessi luoghi. Purtroppo ho potuto constatare che i ceppi di piombo, da lui censiti, sono spariti, vox populi, asportati da ignoti in tempi non sospetti.

Ad avvalorare la mia convinzione che il bacino compreso tra le due dorsali, tra la costa settentrionale di Ortigia e la costa lungo riviera Dionisio il grande, sia stato nel tempo utilizzato come rada per la sosta alla fonda delle imbarcazioni, in attesa che si liberasse lo scalo commerciale, ne è testimonianza tutta la tipologia delle ancore e i reperti ceramici di tutte le epoche che ancora è possibile individuare nel fondale. Tutto ciò che è in vista costituisce, a parer mio, una piccola parte di tutto quello che si potrà ancora scoprire. Ritengo che il fondale sabbioso-fangoso nasconda ancora grosse sorprese e che una preventiva campagna di ricerca con le attrezzature, divenute sempre più sofisticate, metterà gli archeologi subacquei in grado di intervenire con sorbonature mirate sui target ancora sepolti.

Questo mio contributo ha la pretesa di arricchire con nuovi dati le peculiarità del sito e vuole essere da stimolo per le nuove generazioni di archeologi e di studenti universitari che volessero sceglierlo come campo di ricerca.